PCT: si ritorna ai depositi con carta?

18 maggio 2015


PCT: si ritorna ai depositi con carta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 maggio 2015



Processo Civile Telematico, dal membro della Commissione Giustizia arrivano le richieste di ritorno al passato.

Arrivano i primi ripensamenti e le richieste di tornare al passato. Il processo civile telematico, che doveva rivoluzionare, prima ancora della giustizia, il modo di pensare dei suoi operatori, stenta a decollare e, in molte aule di tribunali, si registrano disservizi paralizzanti. Così l’onorevole Michela Rostan, membro della Commissione Giustizia, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministero della Giustizia in materia di processo civile telematico. Dopo un lungo elenco delle criticità del nuovo PCT e dei conseguenti riflessi negativi per gli avvocati, la parlamentare chiede se non sia necessaria la reintroduzione, per un periodo di tempo limitato, della possibilità di depositare gli atti facoltativamente in via cartacea o telematica. Il tutto proprio nel giorno in cui il Ministero dichiarava di aver stanziato 19 milioni di euro per il “potenziamento” del processo telematico (leggi “Il PCT per risparmiare sulle spese? Tutt’altro”).

Le norme – si legge nella relazione – hanno dimostrato “di incidere profondamente e negativamente sul piano organizzativo nelle attività dei cancellieri, avvocati, magistrati nonché ausiliari esterni”. Il PCT viene addirittura additato come una causa di rallentamento dei tempi della Giustizia, rendendo più difficile il lavoro del magistrato, il quale, “considerate le modestissime e scarne dotazioni informatiche” è obbligato “ad una estenuante ricerca degli atti processuali e ad una faticosa lettura degli stessi”. Manca poi una prassi univoca nei vari uffici per la formazione e la trasmissione degli atti; gli operatori non sembrano preparati e si arrogano poteri che non competono loro (come il rifiuto degli atti).

Proprio le suddette difficoltà hanno spinto alcuni tribunali a invitare gli avvocati a depositare sistematicamente le cosiddette “copie di cortesia” degli atti endoprocessuali e relativi allegati trasmessi telematicamente. Ma se questo serve a facilitare il lavoro del giudice (abituato, spesso, a leggere dalla carta), raddoppia invece quello dell’avvocato che, così, oltre ai nuovi adempimenti, sarà tenuto al rispetto dei vecchi, con le solite file in cancelleria, la richiesta di favori al collega domiciliatario, il lavoro dei collaboratori e tutto ciò che è legato alla carta. Con l’ulteriore rischio, peraltro, di incappare nelle dannose conseguenze della decadenza dei termini di deposito in ipotesi di malfunzionamento del sistema o comunque di guasti e blocchi informatici non imputabili ai professionisti legali.

Uno dei problemi più seri, infine, che solleva l’onorevole Rastan è quello – già confermato da autorevoli esponenti informatici – secondo cui le infrastrutture informatiche sono, nei nostri tribunali, obsolete e le procedure eccessivamente complesse “e non allineate con la normativa in materia di digitalizzazione”: la convinzione è che l’elaborazione del PCT sia stata svolta solo nell’interesse del Ministero e degli uffici giudiziari, senza preoccuparsi degli utenti.

Per tali ragioni si sta considerando l’ipotesi di reintrodurre, “per un ulteriore e congruo lasso temporale predeterminato”, la possibilità, per i legali, di depositare gli atti facoltativamente in forma cartacea o telematica, “quantomeno fino a quando il sistema non verrà uniformato, semplificato e reso maggiormente fruibile e funzionale”.

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Autore immagine: 123rf com

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