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News Incostituzionalità Riforma Fornero, rimborsi da 500 Euro a 4 milioni di pensionati

News Pubblicato il 18 maggio 2015

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> News Pubblicato il 18 maggio 2015

Entro agosto i rimborsi dovuti al blocco delle perequazioni delle pensioni.

Il premier Matteo Renzi ha da poco annunciato che sta per essere varato un nuovo decreto sul rimborso delle pensioni, del quale il testo sarebbe già pronto.

La misura normativa si è resa necessaria in quanto la Consulta, con una sentenza depositata il 30 aprile scorso, ha reso incostituzionale la Riforma delle Pensioni Monti Fornero, anche conosciuta come Decreto Salva Italia [1], nella parte in cui blocca l’indicizzazione dei trattamenti pensionistici.

Le mancate entrate nelle tasche dei pensionati sono state stimate, in uno degli ultimi calcoli, intorno ai 12 miliardi di Euro: tale sarebbe, dunque, la cifra che dovrebbe uscire dalle casse erariali, per rimborsare quanto illegittimamente non erogato.

I problemi che la questione pone non sono pochi: innanzitutto, anche solo una restituzione al 50% comporterebbe il rischio di far scattare le clausole di salvaguardia, per mancato rispetto del rapporto Deficit/Pil, con l’aumento di Iva ed accise. Un vero e proprio dramma, che butterebbe ancora più giù i consumi ed annullerebbe ogni timido segnale di ripresa.

Questo, a meno che non si stabilisca, finalmente, d’intervenire in maniera più incisiva sulla spending review, tagliando non i servizi essenziali, ma gli autentici sprechi, che sono tutt’oggi presenti.

Il Governo, anche a causa delle brevi tempistiche a disposizione, ha tuttavia deciso di mettere a disposizione una cifra pari a circa 2 miliardi totali, di cui 1,6 derivanti dal famoso “tesoretto”, ed il resto da un nuovo taglio della spesa: tale stanziamento consentirebbe, entro agosto, la restituzione “una tantum” di 500€ a pensionato, ma solo per i soggetti con assegno inferiore a 3.000€.

Dunque, resterebbero importi a credito sia per i pensionati con trattamenti sotto questa soglia, nonché, ovviamente, il pagamento dell’intero ammontare per i soggetti con pensione sopra il limite.

Si preannuncia, conseguentemente, una grande Class Action di pensionati, per la restituzione degli importi nella loro interezza, poiché il Governo, qualora ponesse in atto rimborsi parziali e, soprattutto, escludesse una categoria di aventi diritto, commetterebbe una violazione di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, secondo il parere di diversi insigni giuristi ed esperti del settore previdenziale.

Nel frattempo, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con una recente Circolare [2], consiglia già da subito la richiesta degli importi a credito, a prescindere dall’emanazione di un decreto in merito, mediante domanda amministrativa di ricostituzione di pensione.

La richiesta potrà essere inviata tramite patronato, oppure mediante i servizi online per il cittadino del Portale Inps: tale atto varrà come interruttivo della prescrizione del proprio diritto alla restituzione.

Qualora intervenisse risposta negativa da parte dell’Istituto, o nessuna risposta entro 120 giorni dall’invio (silenzio-rigetto) ,il pensionato potrà scegliere se effettuare ricorso amministrativo al Comitato Provinciale dell’Ente (via patronato o tramite portale web dell’Inps), oppure esperire ricorso giudiziale davanti al Giudice del Lavoro. Per quanto concerne il ricorso amministrativo, trascorsi 90 giorni senza l’intervento di alcuna pronuncia, l’esito sarà da considerarsi negativo (silenzio-diniego): si potrà, comunque, adire il Giudice del Lavoro, in seguito alla conclusione del ricorso amministrativo. Non è possibile, invece, il caso contrario, ovvero adire il Comitato provinciale dell’Istituto dopo un eventuale sentenza negativa in seguito all’azione giudiziaria.

note

[1] D.L. 201/2011.

[2] Circ. Fond. Studi CDL n.11/2015.


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