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Lo sai che? Sito dello studio del professionista penalizzato dal 21 aprile

Lo sai che? Pubblicato il 18 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 maggio 2015

Google: la pagina web di avvocati, commercialisti, consulenti dimenticata sul motore di ricerca perché non “responsive”.

Il d-day è stato lo scorso 21 aprile: un giorno passato inosservato, forse, a gran parte degli studi professionali, ma un vero e proprio terremoto per il web. Come del resto succede ad ogni movimento, anche minimo, di un gigante. In questo caso, il colosso è Google e, circa un mese fa, ha cambiato il proprio algoritmo. Quando questo succede è un po’ come una piccola scossa di terremoto: cadono promontori e se ne formano altri. Se il motore di ricerca americano decide di muoversi, qualcuno – sempre – ne fa le spese e qualcun altro invece se ne avvantaggia. Infatti, ogni modifica dei criteri di indicizzazione dei siti – che, neanche a dirlo, restano segreti nonostante gli sforzi degli analisti di fornire ipotesi, risposte e previsioni – comporta sempre che qualcuno che stava davanti, finisce dietro e viceversa.

Dicevamo, il 21 aprile l’algoritmo è stato aggiornato ed ora Google darà priorità ai siti “responsive” ossia quelli ottimizzati per dispositivi mobili come tablet e smartphone. “Ottimizzati” significa che le relative pagine web devono poter essere visualizzate agevolmente anche su tali supporti, senza bisogno di zoomare o di spostarsi con l’indice a destra e sinistra per leggere tutto il testo.

Google è consapevole che la gente legge ormai prevalentemente in mobilità: dalle 7.00 e fino alle ore 9.00 la percentuale di visite tramite “mobile” è nettamente superiore e raggiunge anche l’80% delle visite (analizzando gli Analytics di Google, si percepisce perfettamente questa proporzione). Ecco perché, da oggi, verrà data maggiore indicizzazione ai siti “responsive”.

Che significa questo? Che la stragrande maggioranza dei siti internet degli studi legali, commerciali, di consulenza del lavoro, di ingegneri, ecc., strutturati sulla base delle regole di qualche anno fa, si troveranno ad aver perso decine e decine di posizioni, per essere confinati nelle ultime pagine di Google. Dunque, se prima il professionista era facilmente reperibile dalla clientela tramite una semplice ricerca sul motore di ricerca, oggi potrebbe non più esserlo.

Urge correre ai ripari. Innanzitutto verificando la propria posizione e lo “stato di salute” del proprio sito. Google ha, infatti, predisposto un test per analizzarne l’Url: è sufficiente inserire l’indirizzo del proprio sito qui https://www.google.com/webmasters/tools/mobile-friendly/ ed attendere il giudizio.

Non solo. Si può anche approfittare dei suggerimenti offerti da Google agli sviluppatori di siti (“Strumenti per i Webmaster”) che tolgono ogni dubbio sui criteri da soddisfare affinché il sito sia idoneo al giudizio “Ottimizzato per dispositivi mobili”.

Posta tuttavia l’idiosincrasia di molti professionisti con le scienze telematiche, sarà più opportuno rivolgersi al proprio programmatore di fiducia, perché crei la versione “mobile” del sito dello studio.

Un ultimo consiglio: non dimenticatevi di “movimentare” il vostro sito. Senza pubblicazioni, articoli, commenti personali, la sua indicizzazione potrebbe essere quasi impossibile. Salvo pagare Google che faccia questo per voi, tramite gli strumenti di Google Adwords.

Quest’ultimo passaggio, per gli avvocati, potrebbe presentare qualche problema. Infatti, pende ancora la discussione sul nuovo articolo 35, comma 10, del codice deontologico secondo cui: “L’avvocato è responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito, che non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito.

La norma, così posta, sembrerebbe vietare i banner pubblicitari o i link a pagamento con Google Adwords. A riguardo, l’AIGA è intervenuta con una richiesta di interpretazione autentica. Si legge nel comunicato: “Questi link a pagamento (ad es. Adwords di Google), se correttamente utilizzati (come qualsiasi inserzione su giornali o finanche in autobus), costituiscono un veicolo lecito per “indirizzare” potenziale clientela verso il proprio sito, che contiene la presentazione dei propri servizi e dei propri titoli. Molti di essi sono anche basati sulla territorialità (ad es. “Places” di Google, che consentono alla clientela di individuare i professionisti di una determinata area geografica)”.

note

Autore immagine: 123rf com


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