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Rivalutazione del TFR: come si calcola

30 Giugno 2019 | Autore:
Rivalutazione del TFR: come si calcola

Alle quote di TFR accantonate a fine anno deve applicarsi un tasso di rivalutazione che, dall’ultimo aggiornamento, è pari a 0,86728697.

Il coefficiente aggiornato ad aprile per rivalutare le quote del trattamento di fine rapporto (TFR) accantonate al 31 dicembre 2018 è pari a 0,86728697.

Si tratta del coefficiente per rivalutare la quota di Tfr accantonata a fine anno. Esso viene calcolato partendo dall’indice dei prezzi al consumo Istat per le famiglie di operai e impiegati, diffuso ogni mese dall’Istituto di statistica, escludendo i tabacchi lavorati.

La legge [1] prevede infatti che il trattamento di fine rapporto, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composita, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.
Ai fini dell’applicazione del tasso di rivalutazione per frazioni di anno, l’incremento dell’indice ISTAT è quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello di dicembre dell’anno precedente. Le frazioni di mese uguali o superiori a quindici giorni si computano come mese intero.

Ma vediamo in sintesi, per quanto riguarda la rivalutazione del Tfr, come si calcola. Per determinare il coefficiente di rivalutazione, si calcola la differenza in percentuale tra l’indice dei prezzi al consumo del mese di dicembre dell’anno precedente e quello del mese in cui si effettua la rivalutazione. Poi si calcola il 75% della differenza a cui si aggiunge mensilmente un tasso fisso di 0,125 (che su base annua è di 1,5%).

La somma tra il 75% e il tasso fisso dà il coefficiente di rivalutazione per il calcolo del Tfr.

Venendo agli ultimi dati aggiornati, risulta che l’indice Istat di aprile è di 102,6 e la differenza percentuale rispetto a dicembre 2018 è 0,48971596. Su tale differenza si calcola il 75% che è pari a 0,36728697. La quota fissa di aprile è pari a 0,5 e, sommando il 75% (0,36728697) con il tasso fisso, si ottiene il coefficiente di rivalutazione (0,86728697).

Se il dipendente ha ricevuto un’anticipazione del Tfr, il tasso di rivalutazione si applica sull’intero importo accantonato fino al periodo di paga in cui l’erogazione viene effettuata. Per il resto dell’anno l’aumento si applica solo sulla quota al netto dell’anticipazione.

Si ricorda che sono escluse dalla rivalutazione le quote di trattamento di fine rapporto versate dai lavoratori ai Fondi di previdenza complementare.

Come si rivaluta il Tfr?

Non hai capito come avviene, nel dettaglio, la rivalutazione del Tfr? Cerchiamo di schematizzare i passaggi necessari.

Le somme accantonate, dovute a titolo di trattamento di fine rapporto, sono rivalutate, anno per anno, per un ammontare pari:

  • all’ 1,5%;
  • più i 3/4 del tasso di inflazione.

Per esempio, se l’inflazione è al 2%, i suoi ¾ sono l’1,5%, pertanto il trattamento deve essere rivalutato del 3%, pari a 1,5% più 1,5%.

Il datore deve dunque rivalutare quanto accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente e dedurre l’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni (che versa, in acconto e a saldo, tramite F24, con i codici 1712 e 1713), pari ora al 17%.

La tassazione sulle rivalutazioni viene dedotta dall’accantonamento Tfr dell’azienda, in quanto, dal 2001, le rivalutazioni sono assoggettate ad imposta. E per quanto riguarda le quote accantonate fino al 2000?

Tassazione del Tfr

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prima fare un passo indietro e capire come funziona la tassazione del Tfr. Il Tfr, escluso il caso in cui sia erogato mese per mese in busta paga, non è soggetto a contribuzione Inps, né all’imposizione ordinaria Irpef, ma è assoggettato a tassazione separata, sulla base di un reddito e di un’aliquota media d’imposta.

Per il lavoratore, assoggettare la liquidazione alla tassazione separata risulta una procedura maggiormente vantaggiosa, nella generalità dei casi, poiché il Tfr, essendo sottoposto separatamente a tassazione, non entra a far parte dell’imponibile Irpef dell’anno e non aumenta l’imposta dovuta (se vuoi conoscere come si calcola la tassazione ordinaria: Come funziona l’Irpef?).

Il datore di lavoro determina l’imposta sul Tfr sommando:

  • la quota di Tfr maturata al 31 dicembre 2000;
  • con la quota di Tfr maturata dal 2001 in poi, al netto delle rivalutazioni (già assoggettate ad imposta).

Deve poi moltiplicare questo importo per 12 e dividerlo per il numero di anni di maturazione del trattamento. Oppure può moltiplicare l’importo per 144 e dividerlo per il numero di mesi di maturazione.

Il datore di lavoro ottiene così il reddito di riferimento. Se il rapporto di lavoro è di durata inferiore all’anno, deve solo moltiplicare l’importo per 12.

Sul reddito di riferimento deve poi essere applicata la tassazione Irpef per aliquote e scaglioni (al netto delle addizionali locali) in vigore nell’anno in cui è maturato il diritto alla percezione della liquidazione (il diritto alla percezione del Tfr sorge il giorno successivo alla cessazione del rapporto).

Infine, si determina l’aliquota media dividendo l’imposta sul reddito di riferimento (al netto delle detrazioni ma al lordo di eventuali crediti d’imposta) per il reddito di riferimento e moltiplicando il risultato per 100.

Applicando l’aliquota media alla somma delle basi imponibili relative, rispettivamente, al Tfr maturato prima e dopo il 2001, si ottiene l’imposta dovuta.

Le stesse regole valgono anche quando il Tfr non è riconosciuto a titolo di saldo ma come acconto o anticipazione.

Calcolo quote Tfr accantonate sino al 2000

Le quote maturate fino al 31 dicembre 2000, come osservato, non sono al netto delle rivalutazioni, che sono assoggettate a imposta solo relativamente alle quote accantonate dal 2001.

Nel dettaglio, le quote sino al 31 dicembre 2000 sono tassate definitivamente dal datore, mentre quelle maturate successivamente sono tassate solo provvisoriamente dal datore di lavoro, mentre l’imposta definitiva è determinata successivamente dall’Agenzia delle Entrate.

In particolare, per le quote maturate sino al 31 dicembre 2000:

  • si deve prendere in considerazione l’ammontare netto della liquidazione, cioè la quota spettante al lavoratore dedotti i contributi a suo carico;
  • la quota di liquidazione da sottoporre a imposizione si determina sottraendo dal Tfr maturato al 31 dicembre 2000 una detrazione pari a 309,87 euro per ogni anno di anzianità effettiva.

I periodi di anzianità convenzionale, cioè dei periodi di anzianità lavorativa non reale ma fittizia, concessi ai dipendenti, rispetto ai periodi di effettiva prestazione di lavoro, in base alle previsioni del contratto collettivo o di differenti accordi, non rilevano ai fini della detrazione: in pratica, per la tassazione del Tfr sono considerati solo gli anni lavorati.

La detrazione viene proporzionalmente diminuita per i periodi di servizio inferiori all’anno (ad esempio nel caso di impiego stagionale) e per i periodi part time.

Detrazioni sul Tfr

L’imposta sul Tfr può essere diminuita, grazie a 2 tipologie di detrazioni, che si applicano nei seguenti casi:

  • Tfr con reddito di riferimento non superiore a 30mila euro;
  • rapporti di lavoro a tempo determinato, di durata effettiva non superiore a 2 anni.

Nel primo caso, la detrazione è pari:

  • a 70 euro, se il reddito di riferimento non supera 7500 euro;
  • al risultato di due formule diverse, che si applicano, rispettivamente, ai redditi di riferimento da 7500 euro a 28mila euro e da oltre 28mila euro a 30mila euro.

Nel secondo caso (rapporti a termine di durata inferiore a 2 anni), la detrazione è pari a 61,97 euro per ciascun anno (esclusi i periodi in cui non è maturata la liquidazione) ed entro il limite dell’imposta calcolata sulla liquidazione maturata dal 1° gennaio 2001. Per i periodi inferiori all’anno, la detrazione è rapportata a mese.

Calcolo del Tfr

Non ti è chiaro come si determina la quota del Tfr che deve essere accantonata ogni anno? Il meccanismo per stabilire qual è il Tfr spettante è molto semplice: ogni anno, devono essere prese a riferimento tutte le voci fisse e continuative della retribuzione del dipendente, e divise per 13,5.

Fanno parte delle voci fisse e continuative, ad esempio, la contingenza ed il superminimo. Non ne fanno parte gli emolumenti erogati occasionalmente, come lo straordinario (a meno che non sia forfettizzato, nel qual caso entra a far parte delle voci fisse e continuative).

Per la precisione, fanno parte della base di calcolo per il Tfr tutte le voci di paga:

  • corrisposte come compenso per una prestazione resa da parte del lavoratore (vanno dunque escluse, ad esempio, le donazioni), o comunque collegate al rapporto di lavoro, anche se non effettivamente connesse alla prestazione lavorativa effettiva;
  • corrisposte abitualmente, o almeno in modo ricorrente;
  • corrisposte definitivamente e non a titolo provvisorio;
  • corrisposte in modo non occasionale.

note

[1] Art. 2120 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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