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Professionisti: accertamenti sui servizi gratuiti

25 Maggio 2016 | Autore:
Professionisti: accertamenti sui servizi gratuiti

Fornire servizi gratuiti a parenti, amici, clienti è un problema per il fisco. Dalle Entrate la soluzione all’annoso problema delle prestazioni “amicali”?

Non si può dire che si tratti solo di un problema fiscale. Quanti professionisti si trovano ogni giorno nella situazione di dover lavoraregratuitamente” per parenti o amici ai quali sembra quasi fuori luogo chiedere un pagamento per la propria prestazione professionale?

Se è questa la vostra condizione forse una mano a superare il problema potrebbe esservi data dall’Agenzia delle Entrate. Sarà difatti sempre più rischioso per i professionisti, e in particolare per i commercialisti, fornire servizi gratuiti. Con sempre maggior frequenza difatti il fisco porrà l’attenzione sullo scostamento tra le dichiarazioni trasmesse dall’intermediario e le fatture emesse per il servizio. Le prestazioni che non dovessero risultare remunerate potrebbero dunque generare un accertamento.

Come funzionano gli accertamenti sulle prestazioni gratuite? 

Il primo passo degli accertamenti è generalmente un questionario. In esso le Entrate richiedono all’intermediario abilitato di esibire le fatture emesse in un determinato anno di imposta. Alla ricezione di questo questionario non fa seguito alcuna richiesta di chiarimento, non segue alcun accesso presso lo studio, i funzionari semplicemente procedono con la rettifica dei compensi dichiarati dal professionista o dalla sua società di servizi, effettuando un confronto tra le fatture emesse e le dichiarazioni trasmesse.

Accertamenti sulle prestazioni gratuite: cosa comportano?

Il costo effettivo delle prestazioni gratuite effettuate dai commercialisti e dagli esperti contabili potrebbe essere molto caro: secondo il Sole 24 Ore, nel caso in cui le Entrate rilevassero una discrepanza difatti, gli accertatori procederanno con la ricostruzione dei compensi non fatturati e non dichiarati, generalmente assumendo, come parametro i compensi professionali dei dottori commercialisti ed esperti contabili stabiliti nella tabella C del Decreto Ministeriale sui compensi professionali [1].

Questo corrisponde, per l’anno 2011:

  • a un compenso di 170 euro in caso di dichiarazione dei redditi di contribuenti non titolari di partita Iva;
  • a un compenso di 470 euro in caso di persone fisiche titolari di partita Iva (dunque dichiarati con Unico PF);
  • a un compenso di 570 euro per le dichiarazioni dei redditi delle società di persone (dichiarati con Unico SP);
  • a 670 euro per le dichiarazioni dei redditi delle società di capitali (dichiarate con Unico SC).

Alla trasmissione della dichiarazione il Fisco aggiungerà anche la presunzione del mantenimento della contabilità relativa, dunque, tali cifre verranno aumentate di un valore che corrisponde alla moltipliczione del numero delle contabilità presunte non fatturate per la tariffa media desumibile dalla predetta tabella C.


note

[1] Tabella C allegata al Dm 140/2012


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