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Acqua non potabile sul terreno: risarcimento dal Comune

19 maggio 2015


Acqua non potabile sul terreno: risarcimento dal Comune

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 maggio 2015



Fondi e orticelli: risarcibile la perdita della potabilità dell’acqua di un fosso anche se ancora utilizzabile per usi agricoli.

 

Il Comune è tenuto a risarcire il proprietario di un terreno se, su quest’ultimo, transitino condutture di acqua non potabile, inservibili per irrigare e innaffiare le colture. Il diritto all’acqua salubre non può essere toccato, neanche se il proprietario del fondo, in alternativa alla rete idrica, potrebbe utilizzare il rubinetto di casa per dare acqua ai propri ortaggi. Lo ha spiegato la Cassazione in una recente sentenza [1].

La Corte ricorda che far transitare da un fondo gli scarichi provenienti da una rete fognaria, senza un previo trattamento depurativo, costituisce già di per sé un illecito per via del deterioramento che esso provoca alla salubrità, estetica e vivibilità del luogo, a prescindere poi dalle perdite patrimoniali che possono derivarne per il coltivatore.

Il fatto di poter disporre sul fondo di una fonte d’acqua potabile costituisce una ricchezza che attribuisce al coltivatore un vantaggio: la perdita di tale vantaggio è un danno che va risarcito, anche se il danneggiato dispone in casa dell’allacciamento alla condotta comunale.

È noto – prosegue la sentenza – che la composizione dell’acqua, come quella del suolo, viene assorbita dalle colture e che il fatto di dover innaffiare i propri ortaggi con acqua inquinata al livello massimo tollerabile per legge, anziché con acqua salubre, comporta un deterioramento di prodotti e delle opportunità di sfruttamento del fondo: per esempio impedendo la coltivazione di prodotti biologici o dissuadendo i consumatori dall’acquistare prodotti di cui conoscere l’insana provenienza. A ciò si aggiunge, ovviamente, il disgusto insito nella deteriorata qualità dell’ambiente.

Ebbene tale deterioramento può essere quantificato economicamente come danno da risarcire a carico della pubblica amministrazione.

Il danneggiato non deve neanche dimostrare, per ottenere l’indennizzo, che in precedenza utilizzava acqua pura (tale circostanza si presume con ampia probabilità nei confronti di chi lavora nei campi). Al contrario è il responsabile dell’inquinamento a dover dimostrare il contrario, ossia il fatto che l’acqua di cui si assume l’inquinamento, tale invece non è.

L’amministrazione va anche condannata al ripristino delle tubature fino all’imbocco di una struttura destinata alla depurazione. Resta ferma l’autonomia del municipio nel decidere se agganciarsi ad un depuratore già esistente o utilizzare “altro mezzo idoneo”.

note

[1] Cass. sent. n. 10127 del 18.05.2015.


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1 Commento

  1. Ho una casa con giardino dove ricevo continuamenti schizzi d’acqua da un campo confinante, che viene irrigato con dei getti a spruzzo alti 5/6 mt.tale acqua viene pompata da un piccolo laghetto che recupera poi dal terreno e fossetti,dove vivono alcuni animali e pesci,come carpe,anatre,cigni,tartarughe,nutrie.
    Mentre alcune gocce ci cadono sulla pelle,la parte nebulizzata arrivando con leggero vento la respiriamo.
    La domanda è, la parte nebulizzata dovuta alla pressione della lancia che respiriamo è pericolosa per la salute,essendo l’acqua inquinata??oppure nella parte nebulizzata che respiriamo non ci sono microrganismi??

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