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Pensione di reversibilità: spetta anche al separato con addebito

19 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 maggio 2015



Il diritto scatta anche nei confronti di chi sia stato ritenuto responsabile della rottura del matrimonio: irrilevante il requisito dello stato di bisogno.

 

Come noto, alla morte di un familiare, il coniuge di questi, i figli e, in alcuni casi, anche altri congiunti hanno diritto a percepire una percentuale della sua pensione (cosiddetta pensione di reversibilità) in presenza di determinate condizioni indicate dalla legge (sul punto leggi le guide: Pensione di reversibilità e La pensione ai superstiti: guida pratica). Tra i soggetti beneficiari dell’emolumento vi è anche il coniuge separato, al quale il diritto va riconosciuto nonostante la sentenza di separazione sia stata con “addebito” a suo carico, essendo stato ritenuto responsabile per il fallimento del matrimonio. È quanto ha chiarito la Cassazione in una recente pronuncia [1].

 

La Corte richiama i suoi precedenti provvedimenti [2] e ricorda che (a seguito della pronuncia della Corte costituzionale [3] che ha annullato il divieto [4] di erogazione della pensione di reversibilità al coniuge separato per colpa), detto beneficio va riconosciuto anche al coniuge separato con addebito; quest’ultimo va equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite (separato o non) nei cui confronti opera la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte.

Secondo la Corte, infatti, per entrambi i predetti soggetti [5] l’unico requisito per ottenere la pensione di reversibilità è quello dell’esistenza del rapporto coniugale col defunto (pensionato o assicurato) e non, invece, i diversi requisiti (richiesti, invece, per i figli maggiorenni, per i genitori superstiti e per i fratelli e sorelle del defunto, ecc.) della “vivenza a carico” al momento del decesso del coniuge, e dello stato di bisogno.

A riguardo, i supremi giudici precisano che la Consulta non ha mai individuato – per poter beneficiare della pensione – ulteriori condizioni rispetto a quelle valide per il coniuge non separato con addebito; e ciò – si legge in sentenza – nonostante che essa abbia in più occasioni [6] basato le proprie pronunce sull’esigenza di assicurare al coniuge la continuità di quei mezzi di sostentamento che, in caso di bisogno, il defunto coniuge sarebbe stato tenuto a fornire all’ex, se pur separato con addebito.

In altre parole, anche se alla morte del coniuge il diritto del marito/moglie superstite alla pensione di reversibilità mira ad evitare a quest’ultimo, anche se separato con addebito, il rischio di trovarsi in stato di bisogno, tale stato di bisogno non rappresenta, tuttavia, una condizione necessaria per il riconoscimento del diritto.

note

[1] Cass. ord. n. 9649 del 12.05.2015.

[2] Cfr. Cass. sent. n. 9314/11, n. 24802/10, Cass. n. 6684/09 e n. 15516/03.

[3] C. Cost. n. 286/87.

[4] Art. 24 L. 30 aprile 1969 n. 153, e art. 23 co. 4 della L. 18 agosto 1962, n. 1357.

[5] L. 21 luglio 1965, n. 903, art. 22.

[6] cfr. C. Cost. sent. n. 1009/88 n. 450/89, n. 346/93 e n. 284/97.

Autore immagine: 123rf com


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