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Lo sai che? Cartella Equitalia per sanzioni abuso edilizio: chi è il giudice competente

Lo sai che? Pubblicato il 19 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 maggio 2015

La materia edilizia è di competenza esclusiva del giudice amministrativo: anche la cartella Equitalia per sanzioni da abusivismo edilizio deve essere impugnata con ricorso al Tar.

 

Se Equitalia notifica una cartella esattoriale relativa a sanzioni pecuniarie irrogate dal Comune a seguito di un illecito edilizio, il giudice competente a decidere sull’eventuale impugnazione non è né la Commissione Tributaria né il Tribunale ordinario, bensì il Tribunale amministrativo.

È quanto confermato dal TAR Lazio con una recentissima sentenza [1].

L’individuazione del giudice competente a decidere sulla contestazione della cartella esattoriale dipende infatti dal tipo di credito che ne è oggetto.

La legge prevede, tra le controversie riservate alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, quelle aventi ad oggetto gli atti e i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni in materia urbanistica e edilizia, concernente tutti gli aspetti dell’uso del territorio [2].

Di conseguenza, quando la cartella è emessa per il recupero coattivo di sanzioni per illeciti edilizi commessi dal destinatario, la controversia rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

In base al criterio tipo di credito-giudice competente, la cartella avente ad oggetto tributi erariali (IRPEF, IRAP, IVA), bollo auto, canone Rai e tributi locali, deve essere impugnata dinanzi alla Commissione Tributaria; quella relativa a multe per violazione del codice della strada, dinanzi al Giudice di Pace; quella avente ad oggetto contributi previdenziali dinanzi al Tribunale sezione Lavoro.

In occasione della pronuncia sopra citata, i giudici del TAR hanno anche precisato che in caso di condono edilizio, gli atti su cui si basa la cartella esattoriale diventano privi di efficacia. Di conseguenza, anche la cartella esattoriale impugnata perde efficacia, dato il suo carattere accessorio alla pretesa di base.

In tal caso, il ricorrente che, nonostante il condono, ha comunque provveduto al pagamento della cartella nelle more del giudizio, ha diritto alla restituzione di quanto prestato, ma deve attendere l’esito del relativo procedimento.

note

[1] TAR Lazio, sent. n. 6776 del 11.5.2015.

[2] “[…] ferme restando le giurisdizioni del Tribunale superiore delle acque pubbliche e del Commissario liquidatore per gli usi civici, nonché del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell’adozione di atti di natura espropriativa o ablativa”. Art. 133 cod. proc. amm.

Autore immagine: 123rf com


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