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Polizza furto: la colpa grave dell’assicurato impedisce il risarcimento

20 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2015



Per ottenere il risarcimento in virtù di una polizza furto annessa all’Rc auto, l’assicurato deve aver adottato misure idonee a impedire la circolazione da parte di terzi non autorizzati. A tal fine, non è sufficiente dimostrare che la circolazione sia avvenuta senza il consenso del proprietario, ma è necessario che questa si sia presentata contro la sua volontà.

 

Il rischio di furto d’auto è sempre in agguato, sia nelle grandi città che nei piccoli centri. Il modo più efficace a disposizione degli automobilisti per tutelarsi nei confronti di una sottrazione non autorizzata del veicolo, è stipulare una polizza furto annessa all’Rc auto, che nella stragrande maggioranza dei casi, viene proposta dalle compagnie assicurative con una formula nota, e comprensiva di due diverse assicurazioni: la garanzia furto-incendio.

La sola polizza furto, copre i danni materiali e diretti derivanti dal furto della vettura o dal tentativo di furto (scasso, effrazione, ecc.), comprende anche le ipotesi di furto parziale, ovvero la sottrazione di pezzi di auto, ma non copre i danni sofferti per la sottrazione di oggetti trafugati all’interno dell’abitacolo. Il costo di una polizza furto dipende da molti fattori, ma in particolare dal valore commerciale della vettura, dal luogo di residenza dell’assicurato, e, ultimo ma non meno importante, dal luogo di ricovero, custodia o sosta del mezzo (garage o strada pubblica).

Non tutti sanno però, che per ottenere il risarcimento da parte della compagnia assicurativa, è necessario che l’assicurato custodisca con diligenza il proprio veicolo, e che non concorra, con il proprio comportamento, a provocare l’evento dannoso. Si prenda ad esempio il caso in cui l’auto, lasciata inopportunamente con le chiavi inserite, per una semplice dimenticanza, venga trafugata. In tal caso la colpa grave dell’assicurato, se accertata dall’assicurazione, impedisce il risarcimento.

Questo è il motivo per cui alla proposta domanda d’indennizzo, la compagnia assicurativa richiede la consegna non solo dei documenti rilevanti necessari all’apertura della pratica (la denuncia di furto alle autorità, l’estratto cronologico generale, il certificato di spossessamento da richiedere al P.r.a., il certificato di circolazione o sua copia, il certificato di proprietà del veicolo e la quietanza di pagamento del premio), ma anche la serie completa delle copie delle chiavi rilasciate dal venditore al momento dell’acquisto dell’auto.

Non è da dimenticare inoltre, che il presentare all’assicurazione la sola denuncia di furto, non esime l’assicurato dal fornire prova dall’esistenza del veicolo e della sua idoneità a svolgere la funzione propria di mezzo di locomozione dotato di apprezzabile valore economico. Il che equivale a dire che l’assicurato, alla domanda di indennizzo, deve dimostrare che il valore commerciale del veicolo non è variato nel lasso di tempo che si frappone tra l’acquisto della polizza furto e la lamentata sottrazione dell’auto [1].

La ragione di ciò è di semplice intuizione. La compagnia assicurativa non può risarcire un valore commerciale superiore a quello attuale del veicolo. Poniamo il caso in cui l’assicurato lamenti il furto di un veicolo che, al verificarsi dell’evento dannoso, si trovava gravemente incidentato ad insaputa dell’assicurazione.

Se non risulta possibile consegnare tutte le chiavi, perché sottratte con il veicolo stesso, la compagnia assicurativa ben può rifiutare il risarcimento anche in presenza di una polizza furto, sostenendo che la vettura è stata sottratta per colpa grave dell’assicurato, e non contro la sua volontà [2].

L’assicurato infatti, deve adottare tutte le misure idonee a impedire la circolazione con il veicolo da parte di terzi non autorizzati, e non è sufficiente dimostrare che la circolazione sia avvenuta senza il consenso del proprietario, ma è necessario che la circolazione sia avvenuta contro la sua volontà, che deve estrinsecarsi in un vero e proprio comportamento specificamente inteso a vietare e impedire la circolazione del mezzo [3].

Quanto detto vale nel caso in cui l’auto venga lasciata in sosta in area pubblica. Al contrario, qualora la vettura venga trafugata in area privata, benché non le chiavi inserite, ma con effrazione di un cancello o dello stesso garage, allora il risarcimento è dovuto. In queste ipotesi infatti l’assicurato non incorre in colpa grave, non potendosi pretendere dallo stesso la previsione di reati all’interno della proprietà (da considerarsi come eventi eccezionali) [4].

note

[1] C. App. Milano 5.11.2004.

[2] Ai sensi dell’art. 1900 c.c. primo comma, “L’assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o da colpa grave del contraente, dell’assicurato o dle beneficiario, salvo patto contrario per i casi di colpa grave”.

[3] Cass. sent. n. 16217/2013.

[4] Trib. Napoli, sez. XI civile, sent. n. 3331 del 22.03.2007.

Autore immagine: 123rf com

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