Diritto e Fisco | Articoli

Interpello all’Agenzia delle Entrate: che valore ha?

20 maggio 2015


Interpello all’Agenzia delle Entrate: che valore ha?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2015



Statuto del contribuente e fisco: niente sanzioni al cittadino che si allinea all’interpello sbagliato; prevale il principio di affidamento del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione.

Con il cosiddetto interpello il contribuente ha la possibilità di richiedere all’Agenzia delle entrate un parere su determinate operazioni al fine di conoscere, prima di porle in essere (in un caso, anche successivamente) se queste sono conformi o meno alle leggi tributarie.

La funzione principale dell’interpello è quella di costituire uno strumento con cui il contribuente può inviare specifici quesiti all’amministrazione finanziaria al fine di conoscere preventivamente quale sia la portata e il significato delle norme tributarie sulle quali sussistono dubbi interpretativi e, di conseguenza, quale sarà il comportamento della stessa in sede di controllo.

L’istanza, che può essere presentata da qualsiasi contribuente, va posta prima di porre in essere il comportamento o di dare attuazione alla norma oggetto di interpello. Il mancato rispetto di tale condizione non impedisce, comunque, di acquisire il parere dell’amministrazione ma preclude la possibilità che la richiesta venga ugualmente trattata, sul piano degli effetti, come “interpello”.

L’istanza deve rispettare le seguenti condizioni a pena di inammissibilità:

– deve riguardare l’applicazione delle disposizioni tributarie a casi concreti e personali;

– devono sussistere obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle norme.

Che valore ha?

Il parere fornito dall’Agenzia delle Entrate su un quesito posto da un contribuente fa sì che, se quest’ultimo si allinea al responso dato dall’amministrazione, non può essere poi tenuto a pagare alcuna sanzione. Così, per esempio, se il cittadino omette il pagamento delle imposte o sbaglia procedura allineandosi a un interpello dell’amministrazione non deve versare le sanzioni. In questi casi deve infatti prevalere il principio di affidamento fra cittadini e pubblica amministrazione.

Lo ha detto la Cassazione con una sentenza di questa mattina [1].

“Non è consentito scaricare sul contribuente le conseguenze dannose degli errori del fisco dopo averlo indotto a uniformarvisi”, sostengono giustamente i giudici.

In sintesi, non sono irrogate sanzioni, né richiesti interessi moratori, al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione finanziaria, anche se poi successivamente modificate dall’amministrazione medesime. Inoltre, le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria [3]. Infine, con riferimento alla questione oggetto dell’istanza di interpello, non possono essere irrogate sanzioni nei confronti del contribuente che non abbia ricevuto risposta dall’amministrazione finanziaria; quindi, a maggior ragione, a colui che l’abbia ricevuta e vi si sia uniformato.

note

[1] Cass. sent. n. 10264 del 20.05.2015.

[2] Art. 10, 2° co., Statuto del contribuente.

[3] Art. 10, 3° co., Statuto del contribuente.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI