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Lo sai che? Recupero crediti, stop: sanatoria dei debiti irrisori

Lo sai che? Pubblicato il 20 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 maggio 2015

Piccoli importi: è abuso del processo l’azione giudiziaria di accertamento e l’esecuzione forzata.

Come previsto, ha scatenato un vespaio di polemiche la decisione di ieri [1] della Cassazione di “sanare” tutti i micro debiti: in particolare la Corte ha stabilito che l’esercizio dell’azione giudiziaria o dell’esecuzione forzata per riscuotere “importi irrisori” (come potrebbe essere 35 euro) costituisce un abuso del processo. Ne abbiamo parlato questa mattina in “Niente più tutela in tribunale ai crediti per piccole cifre”, ma l’argomento merita di essere ripreso.

Secondo i giudici, tutte le volte in cui il creditore agisce per un semplice interesse economico, non deve trattarsi di un importo di scarso valore. Se invece, oltre all’interesse economico si sommano ulteriori danni di natura non patrimoniale allora il discorso è diverso e la tutela non può essere preclusa. Per esemplificare: il cliente che paghi solo la sorte capitale di un debito per una fattura di 10mila euro, ma si rifiuti di versare anche gli interessi di 50 euro non può essere oggetto di un decreto ingiuntivo né di un’esecuzione forzata. Diversa cosa sarebbe, invece, per il credito di chi sia stato leso nel nome o nel decoro.

L’intenzione della Corte è quella di dire basta alle cosiddette liti bagatellari che hanno intasato le aule dei tribunali rendendo lenta la giustizia: ossia quelle cause alle cui spalle non vi è un vero e proprio interesse leso, ma solo una questione di rivalità personali, di “principio” o, comunque, prive di alcun rilievo sotto il profilo sostanziale. Proporre giudizi per importi irrisori lede la Costituzione e la Cedu, affermano i supremi giudici, perché rallenta tutta la macchina “giustizia”, specie in un momento di crisi dell’amministrazione come questo.

È ovvio, però, che se applicato “alla lettera”, il principio rischia di creare seri scompensi all’economia nazionale. Quante sono, infatti, le aziende le cui prestazioni si esauriscono in corrispettivi di poche decine di euro? Dovremmo così pensare che un’azienda telefonica non possa più riscuotere le morosità sulle bollette o che il barbiere non abbia più strumenti per pretendere, dai suoi clienti, il pagamento di un taglio rimasto in sospeso?

Se si va a leggere la sentenza, ci si rende conto che il caso di specie si presentava più simile a quello del gigante e della formica: un creditore che aveva preteso il pagamento di una fattura di 17 mila euro, dopo aver ottenuto l’integrale pagamento, ha poi agito in esecuzione per il residuo di 34 euro a titolo di interessi che non erano stati versati. Il ragionamento della Corte è stato volto a sanzionare il comportamento di chi  frammenti le azioni giudiziarie per il recupero di un credito unitario. E, in un’ottica di proporzione, forse, il ragionamento della Corte potrebbe apparire più sensato. Ma resta il fatto che il principio, così come scritto – e peraltro già ripetuto in passato dalla stessa Corte [2] – rischia di creare seri equivoci tanto nei consumatori quanto nelle aule dei tribunali.

note

[1] Cass. sent. n. 4228/2015.

[2] Cass. sent. n. 23726/2007.

Autore immagine: 123rf com


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