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Lo sai che? Accertamenti Agenzia Entrate e cartelle Equitalia: nullità confermata

Lo sai che? Pubblicato il 21 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 maggio 2015

Fisco e caso “falsi dirigenti”: anche la CTR Lombardia conferma l’orientamento secondo cui gli atti sarebbero radicalmente nulli.

Sono nulle e non vanno pagate le pretese di pagamento dell’Agenzia delle Entrate per gli accertamenti fiscali firmati dai 767 dirigenti decaduti con la sentenza della Corte Costituzionale di marzo scorso. A confermare il primo orientamento favorevole al contribuente dato dalla CTP di Milano [1] è ora la CTR Lombardia [2]: il primo caso di giudizio di appello che si risolve in favore del cittadino.

La sentenza è quasi fresca di giornata, perché appena diffusa, sebbene depositata l’altro ieri, ma le sue motivazioni hanno già scosso il fisco italiano che ora intravede seriamente il pericolo di dover rinunciare a riscuotere l’evasione fiscale degli ultimi anni. Questo perché, se in primo grado si erano avuti precedenti discordanti, la Ctr milanese è invece categorica: per gli atti firmati dai dirigenti incaricati decaduti a seguito della decisione della Consulta “non sembra esservi ombra di dubbio sulla caducità, anche alla luce della giurisprudenza di legittimità succedutasi negli anni”.

Come noto, la Consulta, nello scorso mese di marzo, aveva dichiarato illegittima la nomina a dirigente di ben 767 funzionari, perché avvenuta senza pubblico concorso. Risultato: anche gli atti firmati da tale personale – secondo la Commissione lombarda di secondo grado – sono da considerare radicalmente nulli. E ciò anche in forza di un costante orientamento della Cassazione [3] (da noi, spesso, richiamate in queste pagine per sostenere appunto la fondatezza di tale tesi) secondo cui va interpretata con estremo rigore quella norma di legge che prescrive: “L’accertamento è nullo se non reca la sottoscrizione  (…)” del capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato [4].

L’aspetto più interessante della pronuncia è che essa fa riferimento al concetto di nullità radicale [5] dell’accertamento fiscale: si tratta, cioè, del vizio più grave (dopo l’inesistenza) di cui può essere affetto un atto. In buona sostanza, la nullità può essere rilevata in ogni stato e grado del processo, e finanche dal giudice stesso qualora il contribuente non lo faccia per dimenticanza o ignoranza. Come dire che è la stessa Corte, dinanzi alla quale sia stato impugnato un atto, a doverlo annullare d’ufficio se si accorge che fa parte di quelli firmati da chi non aveva i poteri, e questo a prescindere dall’eventuale contestazione del ricorrente. Non ci sono neanche termini massimi per far valere il vizio, perché la nullità può essere rilevata (oltre che dal giudice) anche dalla parte in secondo grado o anche prima che la causa venga decisa, nonostante l’eccezione non sia stata inserita nell’atto di ricorso.

Secondo dunque la CTR Lombardia la nullità può essere rilevata d’ufficio dal giudice in quanto si verificherebbe un’ipotesi di nullità assoluta del provvedimento, essendo tale atto viziato da difetto assoluto di attribuzione rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio [6]. I giudici sconfessano anche la teoria del funzionario di fatto, cui si sta appellando l’Agenzia delle Entrate per salvare l’orticello, ma che, evidentemente, non ha applicazione nel caso di specie.

Chi sono i dirigenti decaduti?

L’elenco dei dirigenti senza poteri, interessati dalla sentenza della Corte Costituzionale, è stato messo a disposizione dalla stessa Agenzia delle Entrate per questioni di trasparenza. Si può consultare a questa pagina web: www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/agenzia/amministrazione+

trasparente/personale/dirigenti+cartella/curricula+e+dati+retributivi+dirigenti

In pratica si può trattare di

a) direttori provinciali “reggenti”;

b) altri funzionari/dirigenti su delega di questi reggenti;

c) dirigenti “reggenti” con incarico di capo ufficio/area delegati alla firma dal direttore provinciale.

Nella prime due ipotesi infatti, il direttore provinciale “reggente”, non avendo potuto occupare quel ruolo non poteva né sottoscrivere l’atto né delegare terzi. Nella terza ipotesi, invece, il dirigente (capo ufficio/area) che ha sottoscritto l’atto, su delega del direttore provinciale, non poteva ricoprire tale incarico.

Anche alle cartelle di Equitalia

L’aspetto che interessa più i contribuenti forse è questo: la nullità si estende anche alle cartelle di Equitalia? Il punto è delicato e ancora non si riscontrano decisioni in merito. Tutto si gioca proprio sull’accennato concetto di “nullità assoluta”: essa non è mai sanabile e comporta l’annullamento non solo dell’atto viziato, ma anche di tutta quella serie di atti che sono stati emessi come conseguenza del primo. Un effetto domino, quindi, secondo un principio di diritto che ora potrebbe tornare utile al contribuente. Dunque, se l’accertamento è nullo e sulla scorta di esso, in caso di mancato pagamento, è stata emessa la cartella di Equitalia, anch’essa dovrebbe essere nulla. Come detto, però, bisognerà procedere ancora con prudenza, in attesa di comprendere come le Commissioni Tributarie si orienteranno sulla questione.

note

[1] CTP Milano, sent. n. 3222/25/2015.

[2] CTR Lombardia, Milano, sent. n. 2184/2015 del 19.05.2015.

[3] Cass. sent. n. 17400/12, n. 14626/00, n. 14195/00, n. 14943/12 ed ancora n. 10267/2005, n. 12262/2007.

[4] Art. 42 co. 3, dPR n. 600/1973.

[5] Art. 21 septies L. 241/1990.

[6] Cass. sent. n. 12104/2003.

Autore immagine: 123rf com

Il difetto di attribuzione della nomina dei dirigenti è una eccezione rilevabile d’ufficio da parte del giudice tributario in quanto il vizio di attribuzione determina la nullità assoluta insanabile dell’atto firmato dal dirigente illegittimo. Questo significa che il difetto di attribuzione della nomina può essere eccepito nelle allegazioni del ricorrente oltre i 60 giorni dal deposito della sentenza della Corte costituzionale nr.37 del 2015.


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