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News Processo Telematico: i voti del CSM

News Pubblicato il 21 maggio 2015

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> News Pubblicato il 21 maggio 2015

PCT: formazione non adeguata dei cancellieri, normativa contorta e complessità dei software.

Il Consiglio Superiore della Magistratura, lo scorso 13 maggio, con una delibera di Plenum, ha manifestato pubblicamente tutte le sue perplessità sul processo civile telematico. I “voti” dati alla nuova tecnologia sono, in alcuni casi, impietosi. Vediamo singolarmente tutti i capitoli della critica.

Software

Il CSM rileva che la principale criticità del PCT risiede proprio nella complessità degli applicativi (sia dei registri, sia di quelli in uso ai magistrati) che ha prodotto il disorientamento degli operatori, costretti così ad adottare prassi eterogenee, con errori di utilizzo e l’incrementarsi di richieste di assistenza.

Gli applicativi si sono poi rivelati incompleti con particolare riferimento:

– alle procedure esecutive e concorsuali;

– alla volontaria giurisdizione (tutelare, successioni, e rito speciale di famiglia) c. alle ritualità collegiali (di particolare importanza nei gradi di appello);

– alle funzioni presidenziali.

Hardware

Critiche sono anche le dotazioni hardware degli uffici giudiziari, con computer obsoleti, lenti e “poco affidabili” (rischio hackers? N.d.r.). Anche le stampanti fanno la loro parte (“stampanti”? N.d.r.)

Infrastruttura

Nel centro del mirino anche l’assistenza tecnica e capacità di tenuta delle linee telematiche.

Quanto all’assistenza, ne viene denunciata la lentezza. È poi la stessa logica di funzionamento dell’assistenza (ossia quella dei “ticket”) a preoccupare il CSM: l’evasione dei ticket lascia a desiderare e spesso rimangono inevasi e senza alcun riscontro, né il sistema proposto permette di capire e conoscere quale è la loro procedimentalizzazione e gestione.

Lentezza delle connessioni e blocchi di sistema: nonostante gran parte degli uffici giudiziari siano stati raggiunti dalla fibra ottica, l’utenza continua segnalare lentezza delle reti e dei sistemi, ma soprattutto si riscontrano continue interruzioni nella fornitura dei servizi dovute talvolta ad eccezionali ed imprevedibili accadimenti (es. rottura accidentale di cavi) talvolta ad attività programmate o programmabili. Ciò che tuttavia appare veramente disorientare gli uffici è, in queste ipotesi, la mancanza di una preventiva informazione in ordine alle cause ed alle soluzioni relative ai blocchi del sistema e la mancanza di istruzioni sulle procedure di emergenza da attivare; si tratta di blocchi e interruzioni che, proprio perché non preavvisati, incidono pesantemente sul concreto esercizio della giurisdizione e sulla sua efficienza.

 

Formazione non adeguata

Insufficiente, poi, stata anche la formazione del personale degli uffici giudiziari. A questa accusa non si sottrae neanche la Scuola Superiore della Magistratura, che, secondo il Consiglio, “in questo settore si è mossa in ritardo”.

Normativa contorta

Ulteriori problemi sono stati causati anche da una difficile interpretazione della normativa. In questo caso, il CSM sottolinea che tali questioni avrebbero potuto essere risolte semplicemente “predisponendo gli opportuni accorgimenti in fase di avvio”.

L’errore di fondo – sottolinea la relazione – è stato quello di adattare ad un sistema innovativo le regole già scritte per il sistema cartaceo che, invece, non hanno nulla a che vedere con il primo.

Il problema del “domani”

Il CSM evidenzia poi una grossa criticità futura: la conservazione dei dati. La prima garanzia per i cittadini, per le amministrazioni e le imprese e in generale per gli utenti delle reti informatiche risiede nella capacità di pianificare per tempo le modalità di conservazione dei dati e di tener conto delle criticità future prima ancora di generare e mantenere documenti informatici, soprattutto quelli di cui sia necessaria una tenuta di medio e lungo periodo.

Insomma, è fondamentale sin d’ora – anche se attualmente non ve n’è l’esigenza – identificare le modalità che assicurino corretto procedimento di formazione/gestione/tenuta e conservazione a lungo termine dei documenti informatici, per assicurare che la funzione che gli atti del processo svolgano sia idonea a durare nel tempo.

Le soluzioni possibili

Quella del CSM comunque è una critica costruttiva, perché, per ogni punto, suggerisce al legislatore una serie di possibili interventi volti ad eliminare le suddette problematicità.

È necessario incrementare le risorse attualmente impiegate per il funzionamento ed il supporto del PCT: risorse non soltanto tecniche (con il miglioramento delle forniture di hardware, l’evoluzione dei software ed il rafforzamento delle infrastrutture), ma anche umane, mediante l’assunzione di personale amministrativo qualificato per le nuove mansioni richieste e la formazione del personale in servizio. Serve poi un adeguamento delle norme primarie e secondarie, in modo tale da rendere efficace e funzionale il PCT.

Un consiglio viene rivolto anche alla Scuola Superiore della Magistratura: è necessario che la materia dell’informatica giuridica e giudiziaria venga considerata come parte imprescindibile e prioritaria del progetto di formazione dei magistrati. Insomma, c’è necessità che anche i giudici facciano la loro parte.

Per leggere la relazione integrale clicca qui.

note

Autore immagine: 123rf com


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