Pensioni: incostituzionale anche la legge sui rimborsi

22 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 maggio 2015



Perequazione delle pensioni: per il mancato adeguamento all’inflazione, il nuovo decreto legge non fa che ripetere l’errore del DL Monti-Fornero.

Il meccanismo dei rimborsi per la mancata rivalutazione delle pensioni – scritto nel decreto pubblicato ieri sera in Gazzetta Ufficiale e che prevede restituzioni medie al 22% per gli assegni più bassi e al 5,5% per quelli più ricchi – potrebbe essere incostituzionale e cadere sotto la scure della Consulta proprio come la legge a cui tenta di rimediare [1]. La logica, infatti, è sempre la stessa di quella del DL Monti-Fornero che aveva tagliato la perequazione: erogare ai pensionati importi più bassi di quelli che spetterebbero loro per Costituzione. Il fatto che il provvedimento appena approvato dall’esecutivo non restituisca l’integrale, ma solo una (minima) parte di quello che altrimenti sarebbe spettato se non fosse mai stata approvata la legge del 2011, non fa che ripetere lo stesso errore di quest’ultimo provvedimento: dare meno di quanto è dovuto.

Tanto per fare un banale esempio numerico. Se nel ragionamento della Corte Costituzionale, la manovra della Fornero era illegittima perché, invece di assegnare “10” al pensionato, gli assegnava “0”, parimenti incostituzionale sarà la legge che, per rimediare al primo errore, gli assegna “2” (invece di “10”).

Peraltro, con la nuova normativa nulla cambia per le pensioni superiori a 2.886 euro, per le quali non ci sarà alcun rimborso e, tuttavia, per le quali la sentenza della Corte Costituzionale ugualmente opera. Stesso discorso per il fatto che nessuna perequazione verrà in futuro riconosciuta alle pensioni complessivamente superiori a sei volte il minimo (leggi “Pensioni Inps: tutti i calcoli su rivalutazione e rimborsi”). È possibile allora immaginare la mole di contenzioso che ciò genererà da parte di quei pensionati che, in quanto aventi diritto alla restituzione dell’indicizzazione della pensione in forza della pronuncia della Corte, faranno ricorso ai tribunali per ottenerla, eventualmente rimandando alla Consulta anche la nuova legge. La storia si ripete, ma non sembra insegnare nulla.

note

[1] DL 6.12.2011 n. 201; cfr. C. Cost. sent. n. 70/2015.


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