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Lo sai che? Conto corrente: come gli eredi possono riscuotere le somme giacenti

Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2015

Successione: la comunione ereditaria, per la Cassazione, comporta la libertà di prelievo della singola quota dell’erede.

È frequente che, nella massa dei beni ereditati, vi siano spesso uno o più conti correnti. In tali casi sorgono però diversi problemi con le banche in merito alla possibilità di prelevare le somme prima di aver compiuto tutte le formalità che la successione richiede ed essersi procurati i certificati che l’istituto di credito pretende.

In questa sede affronteremo il problema se il singolo erede possa pretendere di prelevare dal conto del parente deceduto l’importo pari alla quota di eredità che gli spetta; se ciò possa avvenire anche senza il consenso degli altri coeredi; se la banca possa o debba opporsi a questa pretesa o debba necessariamente esaudirla.

Le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno chiarito che, in presenza di successione, i crediti, a differenza dei debiti, cadono direttamente in comunione. Con la conseguenza che – sempre secondo la Corte – il singolo partecipante alla comunione fra eredi ben potrebbe riscuotere la parte di credito giacente sul conto intestato al parente defunto proporzionale alla quota ereditaria. Resta ovviamente fermo che il pagamento effettuato dal debitore non produrrebbe effetti nei rapporti interni con gli altri coeredi.

In realtà, però, le banche continuano ad opporsi alla immediata liquidazione della singola quota se viene dimostrato il consenso degli altri coeredi per il compimento di tale operazione. E tale opposizione dell’istituto di credito trova la sua giustificazione in diverse pronunce dell’Arbitro bancario finanziario (Abf) [2] che, pur condividendo ciò che la giurisprudenza sopra richiamata ha precisato, ha d’altra parte sottolineato che il consenso degli altri coeredi è da ritenersi necessario (per permettere al singolo erede di prelevare l’importo pari alla sua quota): infatti, solo con il “sì” unanime dei coeredi si possono evitare pregiudizi per la massa ereditaria e per la futura possibile divisione della massa ereditaria medesima.

L’Arbitro bancario finanziario ha quindi ritenuto perfettamente legittimo il comportamento di quegli istituti di credito (e sono la totalità) che abbiano rifiutato di liquidare al singolo coerede la parte dell’importo, pari alla sua quota di eredità, giacente sul conto corrente intestato al soggetto deceduto.

È chiaro che la condotta della banche è giustificata dal timore di evitare possibili contestazioni da parte degli altri coeredi che non avessero dato il consenso al prelievo: ma è altrettanto chiaro che la sentenza della Corte di Cassazione sopra indicata legittima in pieno la richiesta del singolo coerede di prelevare senza il consenso degli altri suoi coeredi.

note

[1] Cass. S.U., sent. n. 24657/2007.

[2] Abf, Collegio Napoli pronuncia n. 421 del 2013, n. 310 del 2012.

Autore immagine: 123rf com


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