Riforma Pensioni 2015, ricalcolo contributivo o flessibilità stile Opzione Donna?

23 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 maggio 2015



Alla luce delle ultime dichiarazioni, cosa potrebbe cambiare con l’entrata della nuova normativa previdenziale.

 

Che il famoso Decreto Salva Italia [1], ovvero la vecchia Riforma delle pensioni Monti-Fornero, non sia giudicato positivamente da molti, poiché ha ritardato notevolmente l’accesso al collocamento a riposo, è un fatto palese. Altrettanto palese, ormai, è divenuta la violazione, da parte di tale norma, di numerosi principi costituzionali: dopo la dichiarazione d’illegittimità effettuata dalla Consulta lo scorso 30 aprile, difatti, l’intero apparato sta tremando, ed i nostri politici son consci che potrebbe crollare da un momento all’altro.

Ecco perché si sta cercando di correre ai ripari, prevedendo , se non una nuova Riforma Previdenziale, almeno un decreto che limiti, in parte, le conseguenze negative del Salva Italia.

Certo, introdurre dei nuovi sistemi di flessibilità non è un’impresa semplice, dato il profondo rosso in cui si trovano le casse dell’Inps. Tuttavia, una soluzione può, e deve, essere trovata, poichè sono ancora numerose, nonostante i vari decreti di salvaguardia, le persone che, a tutt’oggi, si trovano senza stipendio, né pensione.

Sono dunque arrivate, da parte del Governo, diverse proposte, molte delle quali accantonate per insostenibilità della spesa. Non dimentichiamo, infatti, specie dopo la sentenza della Corte Costituzionale, ed i conseguenti rimborsi pensionistici che dovranno arrivare (per tutti i soggetti che percepiscono un assegno inferiore a € 3.200), che l’occhio dell’Europa è puntato su ogni manovra del nostro Paese.

Dopo lunghe discussioni, però, pare che si sia approdati ad una linea operativa definitiva, condivisa anche dalla Consulta e dal presidente dell’Inps, Tito Boeri: ricalcolo dell’assegno con metodo contributivo.

Detto in altre parole, la nuova normativa, che molto probabilmente sarà inclusa nella prossima Legge di Stabilità, potrebbe prevedere, a seconda della decisione presa, o la liquidazione del trattamento con metodo interamente contributivo, per chi volesse uscire senza possedere i requisiti post-Fornero, oppure, addirittura, il ricalcolo della pensione per tutti, in maniera proporzionata alla contribuzione effettivamente versata, senza toccare, però, i vitalizi più bassi.

Quest’ultima sembrerebbe la soluzione più adatta per Boeri, che non ha mai nascosto di trovare ingiusto che vi siano soggetti che percepiscono importi spropositati, rispetto ai contributi pagati: tuttavia, una manovra del genere si scontrerebbe contro il principio dei cosiddetti “diritti quesiti”, ovvero acquisiti, e genererebbe una mole immensa di contenzioso avverso lo Stato, molto probabilmente con esito negativo per le casse pubbliche.

Secondo alcune linee interpretative, invece, “ricalcolo contributivo per tutti”, significherebbe “solo per coloro che non si sono ancora pensionati” , così, sempre secondo tale interpretazione, non si toccherebbero i diritti già entrati nella disponibilità dell’individuo: tuttavia, nemmeno questa interpretazione parrebbe condivisibile, in quanto il diritto alla quantificazione col retributivo, quand’anche fosse per un periodo limitato, è comunque da considerare come non liberamente modificabile da parte dello Stato, poiché è irrilevante, a tal fine, l’effettiva percezione del trattamento. Se così non fosse, si sarebbe già arrivati al “contributivo retroattivo”, prima con la Legge Dini [2], poi , ancor di più, col Decreto Salva Italia. Tanto più che un ricalcolo, solo per gli “sfortunati” ancora non pensionati, suonerebbe come la peggiore delle beffe, proprio nei confronti della categoria che si vorrebbe tutelare, ed avrebbe manifeste caratteristiche d’iniquità.

La più plausibile resterebbe, pertanto, la prima ipotesi, ossia una sorta di prolungamento ed estensione anche agli uomini, di fatto, dell’Opzione Donna (poiché non si tratterebbe della stessa normativa sperimentale, ma di una nuova legge), con il calcolo interamente contributivo per chi volesse fruire della pensione anticipata, senza avere i requisiti “ Post-Fornero”. Un’altra proposta, simile a quest’ultima, prevedrebbe, invece, una penalizzazione percentuale dell’assegno, per l’uscita anticipata, senza i requisiti della Riforma, sino ad un massimo del 20%.

Il cambio di rotta, rispetto alla volontà assoluta, da parte della Ragioneria dello Stato, del mancato prolungamento dell’Opzione Contributiva, risiederebbe nel fatto che ci si è resi conto che , anche se ad un primo impatto le uscite aumenterebbero, nel lungo periodo, grazie ai trattamenti bassi, le casse erariali otterrebbero notevoli vantaggi.

Quale sarà la soluzione definitiva? Ancora è presto per dirlo, poiché il terreno è minato, ed abbiamo, da un lato, le parti sociali, sempre più in sofferenza, e, dall’altro, la necessità di non sforare il rapporto Deficit-Pil, col pericolo dell’entrata in vigore delle clausole di salvaguardia, quindi di forti aumenti dell’Iva e delle accise.

Si spera, ad ogni modo, che la soluzione non vada a penalizzare i “soliti noti”, dunque né i soggetti già danneggiati dalla precedente riforma, né le fasce più deboli economicamente, ma che, invece, da un lato siano adeguati i trattamenti di coloro che percepiscono importi notevoli, pur avendo versato pochissimi contributi (al contrario appare ingiusto che venga penalizzato chi percepisce pensioni alte, avendo, però versato una contribuzione proporzionale al trattamento), dall’altro lato si reperiscano nuovi fondi pubblici dal taglio dei veri sprechi, come enti “fantasma” o inutili, ed altre spese superflue. Un’utopia, forse, ma di certo la soluzione più equa in assoluto.

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