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Impianto di riscaldamento: da centralizzato ad autonomo

23 maggio 2015


Impianto di riscaldamento: da centralizzato ad autonomo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 maggio 2015



Quali sono le maggioranze che l’assemblea di condominio deve raggiungere per dismettere l’impianto di riscaldamento centralizzato? Da alcune fonti sembrerebbe che dopo la riforma del condominio andata in vigore dopo il 18 giugno 2013 sia possibile con 667 millesimi, altre fonti sostengono che occorrerebbero sempre 1000 millesimi.

Con una recente sentenza, la Cassazione [1] non solo ha confermato la nullità della delibera del condominio che, in assenza del consenso all’unanimità dei condomini, ha deciso per la dismissione dell’impianto di riscaldamento centralizzato e la trasformazione in impianti autonomi, ma ha anche riconosciuto ai condomini contrari il risarcimento del danno subìto per la cessazione del servizio comune di riscaldamento.

Non è quindi sufficiente la maggioranza dei due terzi dei millesimi e ciò anche per l’ulteriore motivo che la trasformazione dell’impianto centralizzato in impianti autonomi (attraverso la dismissione dell’impianto centralizzato) è pure espressamente esclusa dagli interventi di riqualificazione energetica [2].

Ma c’è di più.

La legge [3] dispone che la trasformazione in impianti individuali per singole unità abitative, in tutti gli stabili con un numero di unità superiore a 4 e, in ogni caso, nel caso in cui sia presente un impianto di riscaldamento centralizzato di potenza pari o superiore a 100 kW, sia possibile soltanto in presenza di cause tecniche o di forza maggiore, che devono essere puntualmente evidenziate nella relazione tecnica attestante la conformità alle prescrizioni per il contenimento del consumo energetico che va depositata in Comune [4].

Nel caso del lettore occorrerebbe, quindi, innanzitutto una relazione tecnica che stabilisca che la dismissione è necessaria ed indispensabile per cause tecniche, cioè che l’impianto centralizzato, ad esempio, non è più utilizzabile o riparabile.

Se ciò fosse accertato da una relazione tecnica si potrebbe procedere alla dismissione.

C’è, poi, un’altra possibilità e cioè quella di sfruttare la riforma del condominio che ha introdotto una nuova norma [5] in base alla quale il condomino può rinunciare all’uso dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento (che comunque continua ad esistere e funzionare), a condizione che dal suo distacco non derivino squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini.

In tal caso è previsto che il rinunziante concorra, dal distacco in poi, al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma.

Riassumendo: la dismissione sarebbe possibile solo se una relazione tecnica dimostrasse che è necessaria per cause tecniche o di forza maggiore; il distacco del singolo condomino, invece, è possibile solo se una relazione tecnica accertasse che dal distacco non derivino squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini.

In ogni caso, però, una delibera con l’approvazione dei due terzi dei millesimi non è sufficiente a rendere valida la dismissione dell’impianto centralizzato.

note

[1] Cass. sent. n. 862/2015.

[2] Art. 9 Decr. intern.19.2.2007.

[3] Art. 4, comma 9, del DPR 2.4.2009, n. 59.

[4] In base all’art. 28 della L. 10/91.

[5] Nuovo comma nell’art. 1118 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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