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Tracciabilità: denaro contante tenuto a casa, poi versato in banca

31 Dicembre 2015
Tracciabilità: denaro contante tenuto a casa, poi versato in banca

Se deposito in banca, in un’unica o più volte, una consistente somma che conservo a casa, accumulata per una serie di vendite a privati, regali e scommesse, a cosa vado incontro?

Nel momento in cui trattiene una parte del denaro in casa, il cittadino non commette alcuna violazione delle disposizioni in materia di tracciabilità, anche se la somma dovesse raggiungere i 2.999,99 euro. La violazione potrebbe riguardare, tutt’al più, le singole operazioni in virtù delle quali ha acquistato detta disponibilità di liquidi. Se, per esempio, a seguito del pagamento di un’auto usata, il proprietario abbia ricevuto, da un altro privato, la somma di tremila euro in contanti, il trasferimento del denaro potrebbe avvenire solo e unicamente attraverso strumenti tracciabili come l’assegno non trasferibile o il bonifico bancario. Infatti, la legge [1] vieta il trasferimento di denaro a soggetti diversi, indipendentemente dal titolo, per importi pari o superiori a 1.000 euro.

Allo stesso modo, e inversamente, se il lettore utilizza il denaro trattenuto per effettuare un pagamento in contanti di 3.000 o più euro viola, ma solo in questo momento, il citato obbligo di legge (per esempio, nell’esempio di poc’anzi, se – invece di vendere l’auto e, quindi, incamerare la somma – dovesse acquistarla – e quindi corrispondere la somma).

Trattenere in casa un elevato ammontare di denaro contante non rappresenta di per sé una violazione delle disposizioni in materia di antiriciclaggio e/o tracciabilità.

Quanto al successivo deposito in banca, si può scegliere di depositare la somma tutta in un’unica soluzione o anche in più operazioni differenti. Anche però in presenza di un elevato numero di transazioni in contanti, con versamento sul proprio conto, la banca potrebbe essere portata a effettuare una segnalazione di operazione sospetta. Inoltre, l’ammontare di cassa così elevato potrebbe rappresentare una presunzione utilizzabile ai fini fiscali per sostenere avvenuti pagamenti in nero.


note

[1] Art. 49 del Dlgs 231/2007.

Autore immagine: 123rf com


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7 Commenti

  1. Salve, una curiosità.
    Poniamo il caso che Io negli anni abbia messo da parte 5 euro al giorno o quasi poichè, avendo smesso di fumare, abbia deciso di “spendere” per finta quei 5 euro quotidiani, mettendoli nel salvadanaio.
    Dopo cinque anni mi ritrovo una somma vicina ai 7000 euro aprendo il famoso salvadanaio…
    Non volendo tenere detta somma in casa, per paura dei furti, decido di depositarla sul mio conto corrente bancario…
    qualora un domani dovessi subire un accertamento fiscale, come posso giustificare al fisco la provenienza di questa somma senza che mi venga contestata un’attività reddituale NON dichiarata ???
    grazie
    cordialmente
    renato

  2. Se versi importi superiori a 4500 €uro annui la Banca effettua segnalazione, la G.d.F. formula un invito per un P.v.C. e poi passa la comunicazione in Agenzia Entrate. in contraddittorio tu devi dimostrare che hai fatto accantonamento di 5 € al giorno per nr. anni . . .. e qui nessuno ci crede. e ti prendono per il naso.
    Ho un caso dove una famiglia ha sempre operato in tale senso dal 1952 ( già il padre in conto Tasse future o imprevisti) ad oggi e viene castigata perché non si riesce giustificare la formazione di tale capitale. Inoltre si è ereditato dei terreni agricoli e dei fabbricati che si sono venduti e i capitali sono stati monetizzati in contanti e depositati presso cassetta di sicurezza. Non valgono dichiarazioni attestazioni dei genitori e le documentazioni prodotte.
    SIAMO TUTTI EVASORI chi effettua il risparmio casalingo sopratutto coloro i quali hanno una partecipazione in società di capitali o una partita IVA.
    Evviva Italia chi pensa male è perché ha agito MALE soppratutto chi legifera

  3. Perchè il processo alle intenzioni? Se in banca o in Posta il risparmio non rende, anzi, ci si rimette su cifre modeste, perchè il cittadino non può tenerseli in casa evitando anche rischi di default di Istituti? Uno ha in casa ipoteticamente 50000 euro; nel momento in cui la situazione migliorasse, gli interessi sul risparmio dovessero risalire, il risparmiatore sarebbe ovviamente portato a versare il contante, magari in varie tranches; a questo punto, perchè dovrebbe essere nel mirino del fisco se non esiste nessun illecito? I soldi sono i SUOI! Con questo sistema, si obbliga la gente o a spendere come forsennati, o lasciarli alle banche per rimetterci pure……Uno scandalo. Non tutti sono truffatori e delinquenti

  4. … gli italiani che non si occupano di politica no. Ma su quelli dei palazzi non avrei neppure un centino disponibile da scommedttere

  5. La soluzione c’è
    1 Prendete i vostri soldini. Non troppi, nei limiti di legge.
    2 Visitare Parigi, è una bella città, ve la godete e spendeteli con cura pagando tra l’altro un IVA minore che da noi.
    3 Tornate a casa, raccontatelo ai nipotini poi prendete altri vostri soldini. Non troppi, nei limiti di legge.
    4 Visitare Vienna, è una bella città, ve la godete e spendeteli con cura pagando tra l’altro un IVA minore che da noi.
    5 E cosi via cambiando città. Vi divertirete un sacco e si divertiranno anche i nostri governanti se a farlo saranno in molti.

  6. Per circa 2 anni ho prelevato dal mio conto 500€ ogni 30/60 gg, l’ho fatto per mantenere il saldo al di sotto dei fatidici 5000€ e di conseguenza non pagare l’imposta di bollo sui conti correnti. Premesso che questi prelievi sono tutti contabilizzati sugli estratti conto, oltre agli altri prelievi da importo minore, sui 100/200€, fatti ogni 2/3 settimane per la spesa di tutti i giorni, posso adesso riversare questo capitale, che ammonta a 10.000€ tondi tondi, avendo la volontà più che la necessità, di riportarli sul conto?

    1. Massimo ti consigliamo di leggere i seguenti articoli:
      -Quanti soldi contanti si possono versare in banca? I tre tipi di controlli sui nostri conti correnti: come il fisco, la Banca d’Italia e la Uif verificano i versamenti di denaro contante. https://www.laleggepertutti.it/289810_quanti-soldi-contanti-si-possono-versare-in-banca
      -Controllo conti correnti bancari: come funziona https://www.laleggepertutti.it/290371_controllo-conti-correnti-bancari-come-funziona
      -Versamento contanti su conto corrente bancario https://www.laleggepertutti.it/284423_versamento-contanti-su-conto-corrente-bancario
      -Come gestire i contanti in banca https://www.laleggepertutti.it/292783_come-gestire-i-contanti-in-banca
      -Versamento e bonifico: quali differenze?
      Conto corrente bancario e postale: che differenza c’è tra bonifico e versamento. https://www.laleggepertutti.it/335123_versamento-e-bonifico-quali-differenze Tutte le operazioni che si possono eseguire e i rischi di controlli. I controlli fiscali sui conti correnti dei contribuenti si esercitano sia sui bonifici che sui versamenti. Ciò vale tanto per i conti bancari che per quelli postali. Di qui, il frequente dubbio: quali sono le differenze tra versamento e bonifico? Sono la stessa cosa? In verità, si tratta di due operazioni completamente differenti anche se, agli occhi dell’Agenzia delle Entrate, rivelano la stessa cosa: un reddito potenzialmente imponibile. Ecco allora che diventa importante capire qual è l’esatto significato di tali termini, anche per difendersi al meglio e sapere cosa fare in caso di controllo sul conto corrente. Ma procediamo con ordine.

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