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Le Guide Divorzio breve: quando e come. La guida

Le Guide Pubblicato il 25 maggio 2015

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> Le Guide Pubblicato il 25 maggio 2015

Separazione e divorzio in Comune, davanti all’ufficiale di Stato civile, in tribunale o con la negoziazione assistita: tempi, costi e procedura.

Separarsi e divorziare con o senza avvocati, in tribunale, in Comune o allo studio dei rispettivi difensori: sono tante le modifiche apportate alla materia negli ultimi 6 mesi. Cerchiamo dunque di fare il punto della situazione rispondendo alle domande più frequenti.

Quali sono i tempi per potersi divorziare?

A seguito delle modifiche del 2015 [1], per divorziare è necessario attendere tempi più brevi rispetto al passato, ossia solo:

12 mesi se le parti si sono separate giudizialmente, ossia – non avendo trovato un accordo – a seguito di una normale causa in tribunale;

6 mesi se, invece, le parti si sono separate consensualmente: la separazione consensuale può essere stata, indifferentemente, sia quella avvenuta in tribunale, davanti al Presidente (cosiddetta separazione consensuale di tipo classico), sia quella davanti all’ufficiale di Stato Civile (separazione in Comune), sia quella fatta allo studio degli avvocati (cosiddetta negoziazione assistita).

Se ci sono figli le cose cambiano?

No, la presenza di figli non cambia i tempi che bisogna attendere, dopo la separazione, per potersi divorziare. Influisce però sul tipo di procedura da prescegliere per separarsi: non ci si potrà, infatti, divorziare in Comune (v. dopo).

Per divorziare resta necessario prima separarsi?

Si. La nuova legge non elimina quindi la fase di separazione, attraverso la quale bisogna sempre passare prima di poter sciogliere in via definitiva il matrimonio, ma la abbrevia drasticamente.

Se la causa di separazione dura più anni, posso nel frattempo divorziarmi?

Si. Qualora la coppia abbia optato per una separazione giudiziale e la durata di questa si stia protraendo oltre i 12 mesi necessari per potersi divorziare, si potrà nel frattempo attivare anche il giudizio di divorzio. I due giudizi cammineranno così su binari paralleli.

Quando si scioglie la comunione tra i coniugi?

Rispetto al passato viene anticipato lo scioglimento della comunione dei beni (per chi l’ha scelta): essa non avverrà più con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione personale, ma scatterà dal momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati (nella separazione giudiziale) o dalla sottoscrizione del processo verbale di separazione (nella separazione consensuale).
Quale procedura si può adottare per divorziare?
Attesi 12 mesi dalla separazione, ci sono tre diverse possibilità (tutte equivalenti e con gli stessi effetti) per sciogliere definitivamente il matrimonio:

– presentare ricorso in tribunale: è il procedimento tradizionale che, se trova l’accordo di entrambi i coniugi, si risolve in una sola udienza. Diversamente è necessario il giudizio per l’accertamento dei relativi obblighi e diritti;

– avviare una negoziazione assistita dai propri avvocati: in pratica, i rispettivi difensori redigono un atto con il quale regolano i rapporti delle parti successivi al divorzio.
 
È necessario l’accordo di entrambi i soggetti (quindi è possibile solo per il divorzio consensuale) e un avvocato per parte. È percorribile anche se ci sono figli minori o maggiori incapaci economicamente o portatori di handicap.

La procedura è veloce visto che l’intesa raggiunta con l’assistenza dei legali, dopo essere stata trasmessa al Pm (che, se non ci sono figli si limita a un controllo formale, mentre se i figli ci sono valuta la rispondenza dell’accordo ai loro interessi) viene inviata all’ufficiale di stato civile del Comune entro 10 giorni;
 
– recarsi davanti all’ufficiale dello stato civile del Comune, anche senza avvocati. Anche in questo caso, come nel precedente, è necessario l’accordo di entrambe le parti (quindi è possibile solo per il divorzio consensuale). Tale procedura non è praticabile se la coppia ha figli minori (non rilevano quelli derivanti da precedenti unioni) o che necessitano tutela (portatori di handicap, incapaci o economicamente non autosufficienti anche se maggiorenni).

L’intesa davanti al sindaco è esclusa anche nel caso in cui la coppia decida di effettuare dei trasferimenti patrimoniali (non si considera, però, in tale divieto l’assegno di mantenimento che ben può rientrare nell’accordo stretto dai coniugi in Comune).

Il vantaggio di quest’opzione sta soprattutto nella riduzione dei costi, visto che l’assistenza degli avvocati è facoltativa e i coniugi vi possono rinunciare.
 
Qual è la procedura della negoziazione assistita?
L’iter è identico sia per la separazione (consensuale) che per il divorzio (consensuale).

Dopo che gli avvocati (uno per parte) hanno redatto l’accordo e lo hanno fatto firmare agli ex coniugi, il documento va trasmesso al pubblico ministero competente.

Se non ci sono figli, il Pm si limita a un controllo formale; se ci sono figli, invece, prima di dare il via libera, il PM si spinge anche a una valutazione sul merito dell’accordo, verificando che l’intesa non pregiudichi gli interessi della prole.

Se il parere è negativo l’accordo viene inviato entro cinque giorni al presidente del Tribunale.

Se invece il parere è positivo, gli avvocati devono trasmettere l’atto all’ufficiale di stato civile del Comune entro 10 giorni.

Qual è la procedura davanti al Sindaco?

L’iter è identico sia per la separazione (consensuale) che per il divorzio (consensuale).

Le parti si presentano dal Sindaco per chiedere il divorzio. Questi riceve le loro dichiarazioni e poi fissa un secondo incontro a non meno di trenta giorni dal primo; in tale successiva data, il sindaco invita i coniugi a confermare di nuovo l’accordo (che non deve aver subìto modifiche e viene meno se uno dei due non si presenta).

Qual è la procedura davanti al tribunale?

L’iter è quasi identico sia per la separazione che per il divorzio.

Se c’è l’accordo dei coniugi (divorzio consensuale) il relativo ricorso va depositato in tribunale e deve contenere le condizioni su cui marito e moglie si sono accordati. I coniugi possono utilizzare anche lo stesso avvocato.

Nel caso di separazione, il giorno dell’udienza il presidente del tribunale tenta la conciliazione tra le parti (un esperimento più formale che altro, e si riduce a un mero invito a confermare la volontà di dirsi addio); quindi legge e omologare l’accordo, autorizzando le parti a vivere separati. Da questo momento scatta lo scioglimento della comunione dei beni e i sei mesi di attesa per divorziare.

Nel caso di divorzio, la domanda congiunta di divorzio deve essere depositata in tribunale e deve contenere nel dettaglio le condizioni relative a figli e rapporti economici su cui marito e moglie si sono accordati. Può essere utilizzato lo stesso avvocato. Il giudice, sentiti i coniugi e verificati i presupposti di legge, emette la sentenza di divorzio che viene annotata nel registro dello Stato civile.

Da quando scatta l’obbligo di pagare il mantenimento stabilito dal giudice per mio figlio?
L’obbligo scatta dalla data della domanda e non dalla sentenza, ma il genitore che abbia agito per il mantenimento potrà chiedere, in appello, un adeguamento dell’importo [2].

Sono stato licenziato. Posso ridurre il mantenimento alla mia ex?
Lo si può fare solo dopo aver ottenuto un provvedimento dal giudice di revisione degli obblighi di mantenimento. In caso di mancato versamento del mantenimento a moglie e figli può scattare il procedimento penale: solo l’oggettiva impossibilità sopravvenuta e assoluta evita il reato.

Sono divorziata e convivo con un altro uomo. Anche se non lo sposo, rischio comunque di perdere l’assegno?
Sì. Proprio di recente la Cassazione [3] ha chiarito che formare una nuova famiglia di fatto comporta la perdita definitiva dell’assegno divorzile, di cui non si fruirà più neanche in caso di rottura della convivenza.

Non vado più d’accordo con mio marito. Può essere questo un motivo di addebito?

No. La perdita dell’intesa della coppia e dell’innamoramento è causa della separazione, ma non motivo di addebito.

Litigo spesso con mia moglie. Che succede se me ne vado di casa?

Se non c’è l’accordo di entrambe le parti (meglio se formalizzato per iscritto) è facile essere condannati per abbandono del tetto coniugale, che comporta l’addebito nella separazione. Oltre a ciò si può aggiungere, se si fa mancare al coniuge i mezzi di cui vivere, la condanna per violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Meglio, dunque, lasciare il tetto coniugale a separazione avviata.

note

[1] L. 55/2015.

[2] Cass. sent. n. 3348/2015.

[3] Cas. sent. n. 6855/2015.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Sono separato da 6 mesi abbiamo fatto la giudiziaria quindi quando deve passare per richiedere il divorzio????? Se in caso la ex non lo firmasse la prima volta quando deve passare per richiedere la seconda volta????? Grazie……. Vincenzo…..

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