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Stop accertamento fiscale con studi di settore se c’è crisi

27 maggio 2015


Stop accertamento fiscale con studi di settore se c’è crisi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 maggio 2015



Il contribuente deve dimostrare l’effettiva perdita di esercizio.

È vero: l’Agenzia delle Entrate può presumere la presenza di un’evasione fiscale nel caso in cui il reddito dichiarato dal professionista o dall’imprenditore sia inferiore rispetto a quanto prevedono gli studi di settore. Ma l’avviso di accertamento del fisco trova uno stop se il contribuente riesce a provare che, alla base della perdita del fatturato, c’è la crisi economica. Il risultato negativo dell’attività professionale o imprenditoriale, infatti, se adeguatamente dimostrato, fa sì che l’amministrazione finanziaria non possa procedere oltre e che l’eventuale pretesa impositiva possa essere annullata dal giudice tributario.

Lo ha chiarito la Cassazione in una recente sentenza [1].

La pronuncia, particolarmente interessante per la particolare congiuntura economica in cui vivono oggi tutte le attività commerciali e professionali, ridimensiona il peso che gli studi di settore hanno nell’ambito della lotta all’evasione. È in sede di contraddittorio amministrativo – che deve essere obbligatoriamente attivato dall’ufficio prima di procedere all’accertamento dei maggiori redditi – che il contribuente deve difendersi (è quindi fondamentale la sua presenza fisica) dimostrando che la perdita di esercizio è effettiva e supportata da valide ragione economiche.

D’altronde è ormai da tempo consolidato l’orientamento della Suprema Corte che impone una “personalizzazione” degli studi di settore. Sul punto, la Cassazione ricorda che la procedura di accertamento tributario standardizzato, mediante cioè l’applicazione dei parametri o degli studi di settore, costituisce solo un sistema di presunzioni semplici, contro le quali c’è sempre la possibilità di fornire la prova contraria.

Il semplice scostamento dagli studi non giustifica l’accertamento fiscale

Le “presunzioni” degli studi di settore funzionano, dunque, in questo modo: non è il semplice scostamento tra il reddito dichiarato dal contribuente e gli standard che giustifica l’accertamento fiscale, ma l’eventuale e successiva assenza di valida giustificazione fornita dal cittadino in sede di contraddittorio. Non il semplice scostamento dagli standard, infatti, può dar causa all’accertamento.

Non solo: l’eventuale rigetto, da parte del Fisco, delle difese esposte dal contribuente in sede amministrativa, va adeguatamente motivato, spiegando i motivi per cui non si è inteso dar peso alle giustificazioni addotte dal contribuente.

Fra l’altro, il contribuente potrebbe impugnare l’accertamento anche a prescindere dalle eccezioni da questi presentate in sede di contraddittorio amministrativo e anche se abbia deciso di non parteciparvi, rimanendo inerte.

I correttivi a Gerico

La sentenza arriva proprio nello stesso giorno in cui sono stati messi online i correttivi anticrisi agli studi di settore: correttivi che, secondo i primi pareri, avrebbero un impatto limitato e non terrebbero conto degli effetti peggioramenti del mercato. Da oggi è infatti pubblicata la versione definitiva del software Gerico 2015. E in base ai primi calcoli, per i 12 studi di settore che si basano sugli incarichi (come, tra gli altri, avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro) l’effetto dei correttivi è meno generoso rispetto all’anno passato. Peraltro, i ritardi nei pagamenti da parte dei clienti vengono “pesati” sempre allo stesso modo.

I correttivi di settore si applicano ai contribuenti non congrui e agiscono in diminuzione del compenso puntuale (e minimo) base stimato dal software Gerico con una percentuale che, per i 12 studi a funzione compenso basata sul numero degli incarichi (come si evidenzia nel grafico a lato), è fissa e si calcola per ogni singolo studio di settore.

In generale, l’effetto di questi correttivi, salvo rare eccezioni (geometra, periti industriali e architetti), si presenta in diminuzione (sfavorevole al contribuente) rispetto all’anno scorso.

note

[1] Cass. sent. n. 10920 del 27.05.15.

Autore immagine: 123rf com

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