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Lo sai che? Si può licenziare chi sta per andare in pensione?

Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 maggio 2015

Legittimo individuare i lavoratori da porre in mobilità scegliendo tra quelli prossimi al pensionamento: nessun sindacato del giudice sui motivi della riduzione del personale purché la scelta non sia discrezionale.

 

Nel corso di una procedura di riorganizzazione aziendale che preveda una riduzione del personale è legittimo stabilire dei criteri finalizzati ad individuare i lavoratori da licenziare optando per quello della vicinanza dei dipendenti alla pensione.

Ad affermarlo è la Cassazione in una recente pronuncia [1].

Nello specifico, la Corte fa un importante chiarimento e spiega che il criterio di scelta del datore può anche essere unico (ed eventualmente consistere nella vicinanza al pensionamento), ma è necessario che:

– esso consenta la formazione di una rigida graduatoria

– e possa essere controllato e applicato senza margini di discrezionalità da parte dell’azienda.

Obbligo di comunicazione preventiva

Il datore è tenuto per legge [2] a fornire a tutti i soggetti interessati una adeguata e puntuale comunicazione non solo dei criteri di scelta (o dell’unico criterio) adottati per individuare i destinatari del licenziamento, ma anche delle loro modalità applicative; ciò al fine di mettere i dipendenti in condizione di contestare la scelta datoriale, sostenendo che in base al criterio selettivo prescelto avrebbero dovuto essere licenziati o collocati in mobilità dipendenti diversi da loro.

Organi di controllo della riorganizzazione aziendale

Nel contesto della procedura di mobilità, il controllo a monte dell’iniziativa imprenditoriale  di ridimensionamento dell’azienda spetta alle organizzazioni sindacali, mentre in sede di giudizio (ove il lavoratore contesti la legittimità del licenziamento) il tribunale non può indagare sulla presenza o meno di effettive esigenze di riduzione del personale o di trasformazione dell’attività produttiva (diversamente da quanto avviene nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo).

Il licenziamento collettivo può, infatti, essere attuato anche tramite la sola riduzione della forza lavoro, e perciò in assenza di una crisi aziendale.

 

Quando, pertanto, non vi sia contestazione su specifiche violazioni di legge in merito alla regolarità del procedimento di messa in mobilità [3] o la prova di maliziose elusioni dei poteri di controllo delle organizzazioni sindacali e delle procedure di mobilità finalizzate a operare discriminazioni tra i lavoratori, il giudice potrà solo valutare, ai fini della legittimità del licenziamento collettivo, che l’operazione sia corretta da un punto di vista procedurale in quanto via sia stata:

– la completa indicazione dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare

– e la loro corretta applicazione nel caso specifico.

Tra l’altro – spiegano i Supremi giudici – ove il criterio di scelta adottato dall’azienda sia stato quello della vicinanza al pensionamento e di esso sia stata data idonea comunicazione al lavoratore [2], ai fini della legittimità del provvedimento datoriale è sufficiente il riscontro della sussistenza del requisito del diritto alla pensione sul soggetto interessato.

In parole semplici, il giudice non potrà sindacare sui motivi della riduzione, ma solo sulla corretta applicazione della graduatoria da parte del datore.

Sicché – osserva la Corte – una volta accertata la sussistenza di tale requisito non può certo apparire discriminatoria la volontà del datore di ridurre i costi e l’organico dell’azienda così da renderne più efficiente l’organizzazione, facendo ricadere gli effetti negativi di tale scelta su quel personale che, in quanto vicino al pensionamento, possiede di certo una capacità maggiore di ammortizzare tali effetti.

note

[1] Cass. sent. 4177/15 del 3.03.2015.

[2] Ai sensi dell’art 4 comma 9 L. n. 223 del 1991 ,“Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l’impresa ha facoltà di collocare in mobilità gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. Contestualmente, l’elenco dei lavoratori collocati in mobilità, con l’indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’art. 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto all’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale per l’impiego e alle associazioni di categoria di cui al comma “2.

[3] Ai sensi degli artt. 4 e 5 L. 223/’91.


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