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Editoriali Prime pallide modifiche al diritto d’autore

Editoriali Pubblicato il 15 ottobre 2011

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> Editoriali Pubblicato il 15 ottobre 2011

Ecco alcune modifiche necessarie per riformare e aggiornare la regolamentazione del diritto d’autore.

Da tempo si sostiene la necessità di una riforma organica del diritto d’autore, che tenga conto delle esigenze del popolo della rete e, nello stesso tempo, degli strumenti che internet concede per superare i recinti di filo spinato.

Ma, per sovvertire un sistema consolidatosi da oltre 100 anni, bisogna innanzitutto cambiarne i fondamenti.

L’art. 1, sez. 8, clausola 8 della Costituzione degli Stati Uniti afferma infatti che “Il Congresso avrà il potere […] di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili, garantendo per periodi limitati agli autori ed inventori il diritto di esclusiva sulle loro opere (sui loro scritti) e sulle loro scoperte”: una norma che chiarisce come la tutela del diritto d’autore debba comunque essere sempre asservita al progresso della scienza.

Se leggiamo invece la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, l’impostazione si capovolge. L’art. 17, comma 2, infatti afferma: “La proprietà intellettuale è protetta”, un principio che trova in Locke il primo sostenitore e che conferma quale priorità venga accordata all’interesse individuale su quello collettivo (almeno in materia di diritto d’autore).

Ecco perché, in questo quadro normativo, prima di modificare una legge, bisognerebbe riformare l’intero assetto dei principi (e degli interessi!) predisposto dai nostri ordinamenti.

Muovendo da questo presupposto, la direttiva comunitaria del 22 maggio 2001 n. 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi alla società dell’informazione, ha ribadito la necessità di un giusto equilibrio tra le pretese dei titolari dei diritti e quelle degli utenti dei materiali protetti. Ha così previsto la possibilità per gli Stati membri di prevedere talune eccezioni o limitazioni in determinati campi (v. l’utilizzo a scopo didattico).

Inoltre, il 16 luglio 2008, la Commissione Europea ha adottato un libro verde dal titolo “Il diritto d’autore nell’economia della conoscenza”, per promuovere il dibattito sui mezzi per assicurare la diffusione online delle conoscenze per la ricerca, la scienza e l’istruzione.

Pallidi segnali di riforma si trovano negli atti dei mille osservatori, commissioni e sottocommissioni che, in Italia, periodicamente, vengono istituite e poi chiuse. Montagne di carta spesso ignorate dal Parlamento.

Roberto Cassinelli, l’onorevole già distintosi in passato per una serie di proposte a favore della rete, ha ripescato gli atti del 2007 che, una Commissione sul Diritto d’Autore e sulle Nuove Tecnologie (oggi sciolta), composta da giuristi esperti della materia, aveva elaborato.

Dopo aver lavorato sul testo, il parlamentare ha presentato, il 23 giugno 2009, la proposta di legge n. 2525. Il corpo normativo si fonda sui seguenti principi:

– Libertà di esecuzione, rappresentazione o recitazione dell’opera, se effettuata gratuitamente in una biblioteca per finalità di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale dello Stato.

– Libertà di riproduzione, con qualsiasi mezzo, di opere esistenti nelle biblioteche, negli istituti di istruzione, nei musei pubblici o negli archivi pubblici, nelle discoteche e cineteche dello Stato e degli enti pubblici, effettuata dai predetti organismi per i propri servizi, senza alcun vantaggio economico o commerciale diretto o indiretto.

– Libertà di riproduzione e comunicazione al pubblico, ivi compresa la messa a disposizione in rete, di opere e di altri materiali protetti, quando l’utilizzo abbia finalità didattiche o di ricerca scientifica, di critica e discussione, purché si indichi la fonte, compreso il nome dell’autore.

– Libertà di riproduzione e comunicazione al pubblico di opere di architettura o di scultura realizzate per essere collocate stabilmente in luoghi pubblici.

– Libertà di accesso, tramite internet, ad edizioni non più in commercio, effettuata da biblioteche, istituti di istruzione, musei e archivi, a scopo di ricerca o di attività privata di studio, decorso un termine non inferiore a cinque anni dalla data di pubblicazione.

– Obbligo di eliminazione delle misure tecnologiche di protezione sui fonogrammi o videogrammi, al fine di consentire le copie degli stessi senza scopo di lucro.

 


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