Donna e famiglia Infertilità di coppia: come adottare un embrione

Donna e famiglia Pubblicato il 28 maggio 2015

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L’embrioadozione e l’embriodonazione ridanno la speranza di avere un figlio a tante coppie sterili.

 

Incontro Sonia e Massimo nel loro appartamento a pochi passi dal Vaticano. Mi accolgono insieme ai loro due gemellini, nati 4 anni fa. In sottofondo una canzone per bambini e intorno a me giochi sparsi ovunque che fanno assomigliare il salotto ad una tavolozza di colori di un pittore. E mentre i bimbi disegnano, Sonia e Massimo si raccontano. La loro è una bellissima storia d’amore, nata sui banchi dell’Università, lacerata da un diagnosi di infertilità che ha riguardato entrambi. Poche o nulle le speranze per questa coppia che decide, dopo un po’ di tempo, di intraprendere il percorso di adozione. Ma i costi proibitivi che non potevano sostenere e le lunghissime liste di attesa li scoraggiano al punto tale che decidono di interrompere questa strada. Un giorno, quando il sogno di poter accogliere e amare un bambino sembrava ormai lontano, Sonia scopre su internet che in alcune cliniche spagnole è consentito adottare embrioni soprannumerari, lasciati da altre coppie o presenti, comunque, nelle banche delle stesse cliniche. Seguono due viaggi a Barcellona e, al primo tentativo, Sonia rimane incinta di Samuele e Gabriele. Samuele e Gabriele sono due “snowflake babies” ossia due “bambini fiocchi di neve” che sarebbero rimasti “congelati” per sempre se la loro mamma e il loro papà non avessero compiuto un gesto di amore così grande. Prima di congedarmi da loro, Samuele mi prende per mano, mi porta sul terrazzo e mi indica la luna che sembra accarezzare la Cupola di S. Pietro, e con gli occhi colmi di luce, mi sussurra: “Un giorno salirò fin lassù!”.

L’adozione di embrione è un programma ben conosciuto negli Usa ed è sostenuto da molte associazioni cattoliche e dall’ex Presidente George Bush. La prima snowflake baby a nascere è stata Hannah Strege nel 1998, mentre, nel 2010, è nato un bambino sano che era stato crioconservato per ben 20 anni. In Europa, nel 2004, è stato l’Istituto Marques di Barcellona ad avviare il “Programma di Adozione di Embrioni”. In Italia, non esiste una legislazione che dichiara adottabili gli embrioni, per cui molte coppie si recano all’estero.

Per capire come funzionano questi programmi fuori dal nostro Paese ho contattato la Crossbees, società “neutrale”, che si occupa di gestione della qualità e di coordinazione di trattamenti per diverse cliniche europee.

Il nostro ruolo è importante perché garantiamo obiettività e non siamo legati ad una clinica e quindi, non dobbiamo difendere nessuno, anzi possiamo essere critici.” mi spiega la Dr.ssa Anastasia Paraskou, Managing Director della società che risponde, in modo preciso, ad ogni mia domanda.

Quando si parla di adozione di un embrione a cosa ci si riferisce?

Dipende dal Paese e dalla clinica, ma nella maggior parte di casi, si tratta di embrioni crioconservati che sono senza destinazione.

Da dove derivano questi embrioni?

Alla base di tutto ci sono delle direttive europee che regolamentano il settore come la EUTCD (European Union Tissue and Cells Directive), che regola gli standard in Europa, la direttiva 2004/23/EC e la direttiva 2006/86/C che stabiliscono gli standard per la donazione, il procurement, gli esami, il processo, la preservazione, la conservazione e la distribuzione del materiale genetico. Ogni Paese ha dovuto integrare le direttive europee nella propria legislazione e agire, in base a ciò. Esistono, pertanto, Paesi in cui è possibile adottare sia embrioni congelati provenienti da altre coppie pazienti (che hanno fatto cicli di riproduzione assistita, che hanno avuto dei figli e che decidono di donare gli embrioni soprannumerari) e sia embrioni congelati provenienti da donatori. In altri Paesi, invece, è possibile adottare solo embrioni congelati di donatori. Si parla di embriodonazione quando si tratta di embrioni da donatori, mentre di embrioadozione per gli embrioni provenienti da altre coppie.

In alcuni Stati, per donare i propri embrioni, le coppie pazienti non devono superare una certa età. È pensabile, quindi, che il maggior numero embrioni da adottare provengano da embrioni di donatori. Da dove derivano a loro volta questi embrioni?

Il discorso dell’età è corretto, ma la legislazione in tanti Paesi presenta anche un “vuoto” che permette alle cliniche di usare anche embrioni “non utilizzati” da coppie pazienti. Anche in questo caso, tutto dipende dalla legislazione del Paese.

Gli embrioni di donatori derivano da donatori. Per esempio se una coppia fa un ciclo di embriodonazione (che è un’eterologa totale perché si riceve sia l’ovocita che lo sperma da donatori), riceverà 2 embrioni. Se la donna rimane incinta, probabilmente non vorrà usare il resto degli embrioni prodotti.

Non sarebbe il caso di favorire l’adozione degli embrioni di donatori perché in fondo non c’è nessuno che può scegliere per loro?

Se parliamo di etica, nessuna clinica ha interesse a “produrre” embrioni senza motivo perché non sono caramelle. In più, tanti paesi non hanno una legislazione chiara sulla distruzione del materiale genetico e questo significa che la banca di una clinica diventa “piena” e la clinica non può fare nulla. L’embriodonazione è il trattamento con le massime percentuali di successo, ma non è facile per tante coppie arrivarci. Una grande parte delle coppie vogliono prima usare il loro materiale genetico e dopo tanti fallimenti accettano questa opzione. Esistono naturalmente anche altre categorie che sono interessate a tale programma, come per esempio le donne single. Quindi, la parte “etica” non è sempre quella voluta dalle coppie. Anche se sembra più etico o giusto “usare” embrioni dalla banca di una clinica, se una coppia non è pronta ad accettare l’idea e la legge del paese permette di avere altre scelte, una clinica non può fare tanto. Inoltre, il metodo della vitrificazione ha risolto tanti problemi dal punto di vista tecnico ed etico: invece di produrre tanti embrioni, una clinica moderna oggi può vitrificare solo gli ovociti della donatrice che farà fecondare con il seme di un donatore solo quando arriva una paziente. In questo modo si risparmia sulla “produzione” di tanti embrioni senza destinazione.

Con il pretesto dell’adozione dell’embrione non si potrebbe favorire la nascita di un vero e proprio business? Le cliniche potrebbero creare questi embrioni “ad hoc” con il pretesto di donarli in adozione?

Il fatto che la PMA sia un business non è una novità, ma aiuta tanta gente e contribuisce all’ aumento demografico della popolazione. Le cliniche possono produrre embrioni per “venderli” e guadagnare soldi però è doveroso sottolineare che una clinica seria non farà solo business, ma soprattutto ciò che permette la propria legislazione e ciò che è nell’ interesse del paziente.

Che percorso deve intraprendere una donna per adottare un embrione?

Generalmente ci si rivolge alla clinica o a una società come la nostra. Presenta gli esami richiesti per legge e dalla clinica, segue il piano terapeutico e fa il transfer. I piani terapeutici dipendono sia dal trattamento dalla clinica, dalla donna e dalla sua storia medica. Ci sono paesi (come, per esempio la Gran Bretagna), dove le coppie “regalano o scambiano” tra di loro gli embrioni, quindi, in tal caso, esistono altre procedure.

I centri valutano le famiglie riceventi?

Non esiste questa opzione. La legge richiede alla maggior parte delle cliniche esami specifici e un limite di età. In alcuni Paesi è consentito l’accesso alle donne single, in altri, alle coppie omosessuali.

 

I “bambini fiocchi di neve” hanno più possibilità di nascere non sani?

Non conosco nessuna evidenza scientifica su questo, al contrario, essendo embrioni di donatori giovani, è ovvio che le chance per malattie sono ridotte.

Negli Usa il processo di adozione dell’embrione viene vissuto come il processo di adozione di un bambino nato, sarà possibile una cosa del genere anche in Europa?

Secondo me, no! Anche negli USA, sono pochi gli Stati dove è possibile fare ciò. Per il resto, è un gran business. Penso e spero che l’Europa abbia capito l’importanza dell’anonimato, che protegge sia i donatori, sia i riceventi e soprattutto i bimbi. L’adozione di un embrione non è comparabile a una adozione di un bambino nato e “abbandonato”. Esiste una teoria in base alla quale questi bimbi hanno una personalità molto più forte visto che capiscono presto che nessuno li ha abbandonati, al contrario, sono stati fortemente “desiderati”.

Che fine fanno gli embrioni che non vengono adottati, che restano nella clinica dopo un certo tempo?

Dipende dal Paese e dalla legislazione. In tanti casi, possono essere distrutti o usati per motivi scientifici.

 

A questo punto mi viene in mente il piccolo Samuele mentre mi indica, con gli occhi pieni di stelle, la luna e penso a tutti quegli embrioni, ancora crioconservati, che attendono il dono più bello che una mamma e un papà possono fare: la vita!

E poi, chissà, magari, un giorno, potranno indicare anche loro la luna e sussurrare “Voglio arrivare fin lassù!”.


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4 Commenti

  1. Negli embrioni congelati l’Anima non c’è: non potete pensare di congelare la nostra Energia vitale superiore immortale in un frezeer, il bambino nasce uguale fisicamente, sarà anche carino ed intelligente come gli altri esseri umani, ma è solo Spirito animale umano, quindi niente genialità, non sarà mai un uomo od una donna che si esprime a livello artistico, solo fredda logica. Non ho figli ma scordatevelo che fari nascere dalle mie viscere un GOLEM tutto apparenza e vuoto dentro che non si innamorerà mai di una donna o di un uomo perdutamente, che non si emoziona davanti ad un tramonto e che non apprezzi la musica, la poetica, monco per sempre del nostro Spirito Superiore che ci eleva rispetto agli altri animali terrestri.

  2. penso che dovrebbero essere distrutti ! sia che si pensa che sono solo materiale biologico, ed a maggior ragione se si pensa che siano esseri umani ! è disumano tenere delle persone in uno stato di sospensione vita- morte, è un diabolico accanimento. se si crede in una vita superiore, rimandateli in circolo nell’universo ! se si crede nella reincarnazione, avrei il terrore di reincarnarmi in questa situazione ! per favore distruggeteli, LIBERATELI !

  3. Mamma mia quanta cattiveria e che sentenze !!! per dare questi giudizi immagino che conosciate l’argomento molto bene, avrete avuto modo di giocare, abbracciare, parlare con qualche bimbo/a nato grazie all’embriodonazione…
    Laura, mamma di una “snowflake baby”

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