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La successione dello straniero in Italia

29 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 maggio 2015



La morte di un cittadino straniero in Italia determina l’apertura della sua successione ma la diversa nazionalità può a volte ingenerare dubbi su quale disciplina applicare per la devoluzione dei suoi beni tanto situati in Italia che all’Estero.

 

La successione di una persona straniera, ove la morte avvenga in Italia perché ad esempio ivi residente da diverso tempo per motivi di famiglia o di lavoro, porta con sé sempre il dilemma di quale disciplina si debba applicare per decidere chi sono gli eredi e in quali misura.

Se da un lato infatti la legge italiana è la prima che verrebbe in mente per stabilire gli eredi del defunto dall’altro lato il carattere tradizionalmente personale e intimo degli aspetti legati al decesso di una persona conducono a riportare la nazionalità dell’individuo al centro della scena.

In altre parole, ogni volta che viene a mancare un cittadino straniero su suolo italiano si determina un potenziale conflitto di leggi applicabili: da un lato quella del territorio su cui il medesimo ha vissuto e lavorato e, magari, ha messo da parte risparmi e comprato casa; dall’altro quella propria della nazionalità di origine che accompagna l’individuo vita natural durante.

Per risolvere questo apparente conflitto di norme esiste un’apposita legge italiana che disciplina tutti gli aspetti giuridici delle relazioni private tra cittadini italiani e stranieri come ad esempio contratti, società, matrimonio e rapporti tra coniugi, filiazione, processo e, appunto, anche le successioni ereditarie, stabilendo quale legge debba essere applicata. [1]

In particolare, la regola stabilita dal nostro ordinamento è che la successione del cittadino straniero sia regolata normalmente dalla legge nazionale del soggetto deceduto. [2]

Tuttavia sono previste alcune eccezioni:

1) la persona della cui eredità si tratta può sempre decidere di sottoporre la propria successione alla legge dello Stato in cui risiede. La dichiarazione deve essere resa in forma scritta e a mezzo di un testamento.

Si ricorda, a questi fini, che lo straniero che si trovi in Italia può validamente far ricorso alle forme testamentarie italiane [3];

2) La sottoposizione della propria successione alla legge di altro Paese vale solo se alla morte si risulta ancora residenti nella Nazione prescelta, altrimenti la dichiarazione perde valore.

3) Il cittadino italiano che scelga di applicare alla propria successione una legge straniera, non deve dimenticare – oltre a quanto sopra detto circa il legame tra la dichiarazione e la residenza al tempo della morte – anche che per lui continuano a valere le norme di tutela dei legittimari.

Pertanto, scegliendo di utilizzare una legge straniera per regolare la propria successione, quest’ultimo non può raggirare i diritti degli eredi più stretti come coniuge, figli e ascendenti che hanno comunque diritto a una quota del suo patrimonio come stabilita dalla legge italiana [4].

note

[1] L. n. 218/95

[2] Art. 46 comma 1° L. n. 218/95

[3] Art. 47 L. n. 218/95

[4] Art. 46 comma 2° L. n. 218/95 et artt. 536 e ss. cod. civ

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