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Lo sai che? Foro competente: deroga con un clic del mouse. Attenti consumatori

Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2015

Clausola con la riserva di competenza: l’accettazione del consumatore può avvenire anche con una comunicazione telematica e, quindi, con il clic sul bottone di e-commerce.

Per tutte le controversie che dovessero insorgere dall’applicazione o interpretazione del presente contratto sarà esclusivamente competente il tribunale di…”: questa clausola, che spesso ricorre nei contratti, si chiama “Riserva di foro” e serve – poiché la legge lo consente se c’è l’accordo di entrambe le parti – a derogare le normali regole di competenza territoriale che individuano il giudice secondo criteri predefiniti dalla legge.

Insomma, i contraenti possono convenire di affidare la decisione di un’eventuale causa a un tribunale piuttosto che a un altro (per es. il tribunale di Aosta piuttosto che quello di Palermo). Ma la legge dice anche che questa clausola, posto il peso che essa assume e l’importanza per chi la sottoscrive, deve essere ben evidenziata nel contratto e, quindi, appositamente sottoscritta. Si parla, a riguardo, di clausola vessatoria, e pertanto, essa deve essere richiamata a fine contratto e, accanto al richiamo, deve essere apposta una seconda firma con penna.

Fin qui nulla di nuovo: è il codice civile che lo prescrive e nessuno si è mai sognato di metterlo in discussione. Fino all’altro giorno: era il 21 maggio quando la Corte di Giustizia UE [1] ha stabilito che la deroga al foro competente può essere approvata anche con un semplice clic di mouse, e quindi non necessariamente con la sottoscrizione di proprio pugno. Insomma, una decisione che stravolge i principi civilistici a cui siamo stati abituati, anche perché la sentenza si inserisce in un contratto tra un consumatore e un’azienda che, per legge, prevede l’inderogabilità del tribunale di residenza del consumatore (proprio per non danneggiare quest’ultimo nell’eventuale contestazione per il prodotto difettoso o qualsiasi altra questione insorta dal contratto).

Secondo i giudici di Lussemburgo basta un clic per dire sì all’attribuzione di competenza a un giudice negli acquisti via web, a condizione che la clausola attributiva sia accessibile e ci sia la possibilità di salvarla o stamparla. Il che deve far riflettere in quanto, a partire da oggi, i consumatori saranno chiamati a porre massima attenzione a ciò che accettano tramite contratti telematici e ai vari bottoni presenti sul sito di e-commerce.

Attenzione dunque nel caso di acquisti online proprio perché, quando si accede alle condizioni generali di vendita e si apre una finestra che include l’indicazione del giudice competente in caso di controversie, l’accettazione con il mouse comporta il sì dell’acquirente all’attribuzione della giurisdizione al giudice indicato nel testo.

Secondo la Corte la clausola attributiva di competenza deve essere conclusa per iscritto, oralmente con conferma scritta o secondo una forma conforme alla pratica stabilita tra i contraenti o propria del commercio internazionale. Inoltre, per favorire l’utilizzo della volontà delle parti nella scelta del giudice, è ammessa ogni comunicazione elettronica “che permetta una registrazione durevole della clausola”. E questo anche se il testo delle condizioni generali non è effettivamente “registrato durevolmente dal compratore prima o dopo che egli abbia contrassegnato la casella che indica l’accettazione delle suddette condizioni”. La validità dipende così dall’accessibilità attraverso lo schermo e dalla possibilità di salvare e stampare la clausola prima della conclusione del contratto. Non rileva, invece, il fatto che la pagina web non si apra automaticamente quando il cliente si registra sul sito web o in ogni operazione di acquisto.

note

[1] C. Giust. UE causa C-322/14.

Autore immagine: 123rf com


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