Indagini fiscali sui risparmi in conto corrente: la giacenza nel mirino


Indagini fiscali sui risparmi in conto corrente: la giacenza nel mirino

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 maggio 2015



Anagrafe dei conti correnti, lotta al nero e all’evasione: il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate serve anche per effettuare indagini ai fini dell’accertamento fiscale di tipo sintetico e del redditometro.

Se credi che non spendere i soldi che hai accumulato in diversi anni in banca, e che altrimenti non potresti giustificare al fisco, ti possa mettere al riparo da un eventuale accertamento fiscale, ti sbagli di grosso. Con un provvedimento appena emanato, l’Agenzia delle Entrate [1] ha infatti regolamentato la nuovissima Anagrafe dei conti correnti, la banca dati creata dalle informazioni che gli istituti di credito, in tempo reale, trasmettono all’amministrazione finanziaria, contenente “vita, morte e miracoli” dei propri clienti e che, da oggi, indicherà anche la cosiddetta “giacenza media”, ossia la quota di denaro sui conti che viene “risparmiata”. Ma vediamo meglio di cosa si tratta e come questa novità cambierà – non poco – le nostre vite e il rapporto col fisco.

Sappiamo che una delle modalità più tipiche con cui il fisco riesce a individuare l’evasione fiscale è il raffronto tra le spese sostenute dal contribuente (il tenore di vita) e i redditi indicati nella dichiarazione: se il primo dato si scosta del 20% rispetto al secondo, allora l’Agenzia delle Entrate si insospettisce (“Da dove avrà preso questi soldi?”, “Come fa a permettersi la seconda auto se guadagna mille euro al mese?”, ecc.); quindi procede all’accertamento. Il sistema è meglio noto come Redditometro e riesce a controllare la capacità di acquisto dei contribuenti e la possibilità degli stessi di sostenere mantenere determinati beni (per es. non basta dimostrare di aver i soldi per acquistare una casa, una barca, un’automobile, ma anche quelli per le successive spese di gestione: vedi oneri condominiali, tasse portuali, assicurazione e bollo, ecc.).

Qualcuno, allora, potrebbe ragionare al mo’ di Paperon de Paperoni: conservare tutto nei forzieri della banca e non spendere niente, o farlo in modo diluito e con parsimonia, in modo da non generare sospetti nell’amministrazione. Ed è qui che interviene il nuovo provvedimento: da oggi le banche non dovranno comunicare al Fisco solo i movimenti in entrata (versamenti) e in uscita (prelievi) dal conto corrente (che, di norma, sono le attività che più mettono in allerta gli organi di controllo); non dovranno comunicare solo i saldi a fine anno, ma l’obbligo di trasparenza si spingerà anche alla giacenza media di soldi presenti sul conto: in pratica, bisognerà comunicare quanto denaro – in media – è rimasto depositato nel rapporto finanziario. Il che ovviamente, significa che aumentano gli strumenti di analisi a disposizione del Fisco per la valutazione del rischio di evasione. Difatti la legge [2] stabilisce che, ai fini della determinazione sintetica del reddito complessivo dei contribuenti, l’Agenzia delle Entrate può utilizzare, anche elementi di capacità contributiva come la quota di risparmio formatasi nell’anno. Tale quota può essere determinata come differenza tra i saldi iniziali e quelli finali dei conti correnti comunicati dagli intermediari finanziari. Valori incongruenti rispetto a quanto dichiarato potrebbero infatti essere oggetto di analisi di rischio fiscale.

Non solo: la giacenza media non servirà solo a effettuare l’indagine fiscale in sé, ma anche a valutare il semplice “rischio evasione” se combinata con gli altri importi comunicati, e cioè i saldi contabili alla fine dell’anno precedente e quelli dell’anno corrente, gli accrediti e gli addebiti effettuati nel corso dell’anno.

Come si calcola la giacenza media?

La giacenza media non è altro che l’importo medio delle somme a credito del cliente in un dato periodo ragguagliato a un anno. Per calcolarla, basta sommare le giacenze giornaliere sul conto corrente, e cioè i saldi giornalieri per valuta, e poi dividere il risultato per 365, a prescindere dal numero effettivo di giorni in cui il deposito o il conto risultano attivi.

Ogni quanto avviene la comunicazione al fisco della giacenza?

La comunicazione con la giacenza media dei conti dovrà essere inviata, dall’Istituto di credito all’Anagrafe dei conti, almeno una volta ogni 365 giorni, e comunque entro il 15 febbraio di ogni anno (per i dati, invece, relativi al 2014, il termine per l’invio delle comunicazioni è stato posticipato al 30 giugno 2015).

Isee

Il nome “giacenza media” è già entrato nel vocabolario dei contribuenti con l’approvazione del nuovo Isee che, appunto, tra i dati richiesti ai contribuenti, impone anche l’indicazione della giacenza media, la cui indicazione ora dovrà essere fornita obbligatoriamente dalle banche.

note

[1] Ag. Entrate, provv. N. 73782 del 28.05.2015.

[2] D.M. 24.12.2012, art. 1 co. 6.

Autore immagine: 123rf com

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