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Pensioni: decreto ingiuntivo all’Inps oltre i rimborsi del Governo

31 maggio 2015


Pensioni: decreto ingiuntivo all’Inps oltre i rimborsi del Governo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 maggio 2015



Concessa dal Tribunale la prima ingiunzione di pagamento, nei confronti dell’Inps, per la restituzione dell’integrale rivalutazione della pensione, anche oltre i limiti stabiliti dal decreto legge.

Non ci voleva molto a capire che, se la Corte Costituzionale [1] ha stabilito il diritto dei cittadini a ottenere tutta la rivalutazione delle pensioni bloccate negli anni 2012 e 2013 per colpa della riforma Monti-Fornero (ora cancellata dalla nota sentenza), qualsiasi altra minore restituzione, anche quella disposta dalla legge appena varata dall’Esecutivo, è illegittima. Se n’è accorto il Tribunale di Napoli che, venerdì scorso 29 maggio, su ricorso di un pensionato, ha emesso un decreto ingiuntivo nei confronti dell’Inps per il pagamento di 3.074 euro. La somma è la conseguenza del ricalcolo della pensione con la cosiddetta perequazione, ossia l’adeguamento (indicizzazione) al costo della vita che il Governo Monti, qualche anno fa, aveva negato.

Si tratta del primo provvedimento ingiuntivo nei confronti dell’ente di previdenza, che non tiene conto della legge sui rimborsi parziali voluta da Renzi, ma che anch’essa è a rischio di incostituzionalità per tutto quello che avevamo spiegato in “Pensioni: incostituzionale anche la legge sui rimborsi”. Non ne tiene conto perché, nel caso di specie, la richiesta di decreto ingiuntivo era stata depositata in tribunale pochi giorni prima della pubblicazione del decreto legge. Ma il principio non cambia neanche oggi: qualora il pensionato voglia chiedere l’integrale, potrebbe promuovere un giudizio ordinario con domanda al giudice del lavoro di rinviare nuovamente alla Consulta la questione sulla legittimità del DL sui rimborsi parziali, provvedimento, quest’ultimo, che è entrato in vigore il 21 maggio, data della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

Di fronte alla pronuncia del Tribunale di Napoli, il Governo – intimorito – ha comunque opposto un muro: i cittadini che ritengano di vedere leso un proprio diritto hanno pieno titolo a fare ricorso, “ma – come ricorda il ministero del Lavoro – i ricorsi dovranno tenere conto del decreto Governo”. Una posizione che, invece, dovrà fare i conti con la magistratura e con le regole del diritto: difatti, una volta emesso il decreto ingiuntivo, se non opposto, il pagamento non può più essere negato. Non c’è legge che tenga. L’Inps, dunque, potrebbe studiare di presentare opposizione, basata anche sul decreto varato dal Governo: e in quella sede sarà il vero scontro.

Ricordiamo che il decreto recentemente approvato dal Governo, che prevede solo un parziale rimborso della perequazione, riconosce relativamente al biennio 2012-2013 una rivalutazione del 40% per gli assegni tra 3 e 4 volte il minimo, del 20% per quelli tra 4 e 5 volte il minimo e del 10% per le pensioni tra 5 e 6 volte il minimo. Il decreto stabilisce che in relazione al biennio 2014-2015 il rimborso sarà pari al 20% di quanto previsto per il biennio precedente. Il tutto con rimborsi medi di 500 euro (da un minimo di 278 euro a un massimo di circa 750 euro) da corrispondere dal 1° agosto.

Il pensionato che si è visto accogliere il ricorso percepirebbe una pensione di circa 2mila euro lordi mensili e pertanto rientrerebbe nella fascia di pensionati destinati a ricevere un bonus massimo di 750 euro.

Questo è probabilmente solo il primo di una serie di ricorsi. Ce ne saranno altri, c’è da scommetterci, e probabilmente la legge sui rimborsi parziali passerà sotto l’esame della Corte Costituzionale. A confermare questa facile previsione futura, è la class action che il Codacons sta per avviare.

note

[1] DL 6.12.2011 n. 201; cfr. C. Cost. sent. n. 70/2015.

Autore immagine: 123rf com

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