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Impianto elettrico e salvavita: risarcimento per mancata manutenzione

31 Maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Maggio 2015



Proprietario e inquilino responsabili in solido: regole tecniche da seguire per la conformità dell’impianto alla normativa; dichiarazione di conformità e di corrispondenza.

 

Fate attenzione all’impianto elettrico dell’appartamento di proprietà o che avete in locazione: se qualcuno, infatti, si fa male e subisce un incidente, voi ne rispondete in prima persona, anche se l’incidente è stato “facilitato” dalla condotta della vittima. È questo il monito che viene dalla recentissima sentenza della Cassazione [1], secondo cui sia il proprietario che l’inquilino sono entrambi responsabili dell’incidente mortale derivante dalla mancata manutenzione all’impianto elettrico dell’immobile.

Nella fattispecie la Corte ha esaminato il caso di un idraulico deceduto mentre eseguiva lavori sullo scaldabagno di un appartamento in affitto; i giudici hanno così dichiarando la responsabilità “in solido” tanto del proprietario quanto del conduttore: l’evento mortale era, infatti, da addebitare alla mancanza dispositivi di sicurezza (cosiddetto salvavita). Con la conseguenza che la scarica elettrica, provocata da un difetto della resistenza dello scaldabagno, non era stata neutralizzata per l’assenza del predetto dispositivo.

Come precisato dalla Cassazione, la responsabilità per i danni prodotti da cose in custodia [2] (nella specie l’impianto elettrico), è oggettiva: ossia prescinde sia da un comportamento colpevole del custode, sia dalla pericolosità dell’intervento di chi sta maneggiando l’impianto elettrico (nella fattispecie l’idraulico). In pratica, per ottenere il risarcimento è sufficiente solo che vi sia un rapporto diretto tra l’intervento di manutenzione e il danno (è quello che, in gergo tecnico, viene detto “nesso di causalità”). Tale rapporto di causa/effetto è escluso solo se l’evento sia stato determinato da un caso fortuito, ossia da un fatto imprevedibile e inevitabile.

La Corte ha statuito che dell’incidente debbano rispondere, in via solidale, sia il proprietario che l’inquilino, essendo entrambi custodi dell’impianto elettrico e dello scaldabagno. L’eventuale comportamento imprudente della vittima – che per esempio abbia eseguito la riparazione senza particolari cautele – non costituisce un caso fortuito tale da escludere il diritto di quest’ultima al risarcimento.

In precedenza, con una sentenza emessa nel 2008 la stessa Corte di Cassazione [3] aveva invece escluso la solidarietà e aveva ritenuto che solo il proprietario dell’immobile concesso in locazione fosse responsabile, in via esclusiva, dei danni arrecati a terzi dagli impianti dell’immobile; ciò perché solo quest’ultimo conserva la disponibilità giuridica e la custodia degli impianti stessi su cui il conduttore non ha il potere-dovere di intervenire.

Quindi, se si vogliono evitare spiacevoli e anche costose conseguenze come quella sopra esaminata, è opportuno assicurarsi che l’impianto elettrico sia fatto a “regola d’arte” e in conformità alla normativa vigente.

A tal proposito, è bene ricordare che, oggi, l’installazione e la manutenzione degli impianti elettrici devono essere affidate ad imprese autorizzate al rilascio della Dichiarazione di Conformità, che di fatto garantisce la regola d’arte necessaria per la nostra sicurezza e che è un obbligo di legge già dal 13 marzo 1990 [4].

Volendo scendere nel dettaglio ed individuare per ogni singolo impianto gli adempimenti necessari a tutela della salute e della sicurezza, occorre verificare:

– se l’impianto è stato realizzato dopo il 27 marzo 2008 [5], è verosimile che possa vantare la documentazione richiesta; in ogni caso può esserne richiesta una copia all’installatore, passibile di sanzioni [6] oppure provvedere alla redazione della certificazione mediante una ditta autorizzata;

– se l’impianto è stato realizzato tra il 1990 [7] e il 27 marzo 2008, in caso di mancanza della Dichiarazione di conformità prevista dalla predetta legge, occorre dotarsi di una Dichiarazione di Rispondenza, redatta da un professionista iscritto all’albo professionale con cinque anni di esperienza nel settore impiantistico, il quale, assumendosene la responsabilità, deve certificare la regola dell’arte vigente all’epoca della realizzazione dell’impianto;

– se l’impianto è stato realizzato prima del 13 marzo 1990, la normativa vigente li considera adeguati se dotati di protezione contro le sovracorrenti e posti all’inizio dell’impianto (cosiddetto interruttore differenziale o salvavita). L’adeguamento di questi impianti avrebbe dovuto essere comprovato a suo tempo dall’atto notorio [8], ma sono molti gli adempimenti non evasi.

note

[1] Cass. sent. n.7699 del 16.4.2015.

[2] Art.2051 cod. civ.: “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.”

[3] Cass. sent. n. 17733 del 27.6.2008.

[4] L. 5.3.1990 n.46

[5] Data di entrata in vigore del DM 22 gennaio 2008, n. 37

[6] Art. 15 D.M. 22.1.2008 n. 37

[7] Dopo l’entrata in vigore della legge n.46 del 1990.

[8] Previsto dall’art. 6 del DPR 392/94.

Autore immagine: 123 rf com


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