Rimborsi su stipendi: dopo i pensionati è il turno degli statali

31 maggio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 maggio 2015



Pubblici dipendenti: la rivalutazione degli assegni rischia di compromettere nuovamente il patto di stabilità e far scattare le clausole di salvaguardia.

Dopo la sentenza sui rimborsi sulle pensioni per il mancato adeguamento al costo della vita, un’altra imminente decisione della Corte Costituzionale rischia di provocare uno scossone tanto nelle aule dei tribunali quanto sui conti pubblici: la Consulta, infatti, tra meno di un mese (in particolare a fine giugno), sarà chiamata a decidere sulla legittimità della norma, contenuta nell’ultima legge di Stabilità, che ha prorogato al 2015 il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi ormai da quattro anni. Insomma, anche per gli statali si pone lo stesso problema dei pensionati (e che aveva visto questi ultimi spuntarla contro lo Stato): la mancata indicizzazione degli assegni al costo della vita stabilito dall’Istat viene giudicata come una misura non in linea con la Costituzione, che potrebbe quindi cadere e dar luogo a indennizzi milionari.

Nel caso dei pensionati, la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittima la norma della riforma Monti-Fornero che aveva appunto bloccato la perequazione per gli anni 2012-2013, sulla base di una motivazione che oggi potrebbe essere utilizzata, con il “copia e incolla”, anche per i pubblici dipendenti: le misure emergenziali stabilite dal Governo per il risanamento della finanza statale – ha affermato la Consulta – sono legittime solo a condizione che siano temporanee e non diventino una regola. Invece, come nel caso dei pensionati, l’infinta serie di proroghe del blocco degli stipendi rischierebbe di essere costituzionalmente illegittimo.

Dunque una vera e propria bomba ad orologeria si trova ora nelle mani dei giudici. Una eventuale sentenza di accoglimento – così come parrebbe, dai rumors, di poter già prevedere – rischia di compromettere definitivamente la tenuta dei conti del Governo. In bilico non c’è solo il patto di stabilità con l’Europa (aggiustato in rialzo al 2,6% proprio per fronte ai rimborsi nei confronti dei pensionati), ma anche le cosiddette clausole di salvaguardia contenute nell’ultima legge di Stabilità: clausole che prevedono l’aumento delle accise sulla benzina e l’impennata dell’IVA al 24% già dal prossimo anno (per arrivare al 25,5% entro il 2018) qualora non ci sia quel risparmio di spesa che era stato auspicato. Ebbene, non solo non si è realizzata la spending review scritta nella legge finanziaria, ma anzi lo Stato deve far fronte a una serie di spese impreviste: i risarcimenti sulle pensioni (entro agosto), il mancato incasso dalle imposte sulle sigarette elettroniche (sempre per causa di una sentenza della Corte Costituzionale di questo mese), i rimborsi per gli accertamenti fiscali dei “falsi” dirigenti dell’Agenzia delle Entrate dichiarati nulli dalle Commissioni tributarie. Tutte situazioni a cui, ovviamente, in definitiva, saranno i contribuenti a pagarne le spese.

Riguardo ai blocchi degli stipendi degli statali, sembra che la Corte potrebbe accogliere il ricorso dei lavoratori, bocciando appunto il congelamento della rivalutazione all’Istat, almeno per le somme maturate quest’anno e, invece, dichiarando legittimo quello del passato. Una situazione di compromesso che, quanto meno, ridurrebbe i risarcimenti.

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Autore immagine: 123rf com

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