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Licenziamenti e conciliazione tra azienda e dipendente: vantaggi

2 giugno 2015


Licenziamenti e conciliazione tra azienda e dipendente: vantaggi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 giugno 2015



Per evitare la causa, il datore può offrire al lavoratore un assegno circolare da 2 a 18 mensilità nel caso di contratto a tutele crescenti.

In caso di licenziamento, per evitare la contestazione e la causa del dipendente, il datore di lavoro può offrire a quest’ultimo un risarcimento in via conciliativa. Si tratta di un nuovo strumento previsto solo per i nuovi contratti a tutele crescenti e che ha natura “conciliativa”, ossia di evitare una lite con un bonario componimento preventivo.

In questa breve guida ci occuperemo di capire il funzionamento di questo nuovo strumento e i vantaggi, anche di natura fiscale, previsti dalla legge.

In cosa consiste l’indennità?

Il datore di lavoro che abbia licenziato il dipendente, per evitare che questi impugni il licenziamento stesso, può offrirgli un risarcimento a scopo transattivo (cosiddetta indennità), e ciò a prescindere dal tipo di licenziamento effettuato (se, per esempio, disciplinare, per crisi aziendale, ecc.).

L’offerta deve avvenire con assegno circolare.

Come si calcola l’importo?

L’importo va calcolato nel seguente modo: per ogni anno di servizio, va calcolato un importo pari a 1 mensilità di retribuzione. Così, per esempio, se un dipendente percepisce mille euro al mese e ha lavorato 3 anni, l’indennità sarà pari a 3mila euro.

Per il calcolo bisogna prendere in considerazione la retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr: vanno escluse le voci collegate a ragioni occasionali, come disciplinato dall’articolo 2120 del Codice civile, salvo che i contratti collettivi non dispongano condizioni di miglior favore.

Inoltre, la retribuzione cui fare riferimento è quella dell’ultimo anno (o frazione di anno) dovuta (indipendentemente se corrisposta) al lavoratore, rapportata al mese.

 

Esistono limiti minimi o massimi per tale indennità?

Si: l’indennità non può mai essere inferiore all’importo pari a 2 mensilità (nell’esempio di poc’anzi non può scendere sotto 2mila euro) e non può essere superiore a 18 mensilità.

Inoltre, per i datori con organico fino a 15 dipendenti, l’importo è dimezzato, con un minimo di una mensilità e un massimo di sei.

Per le frazioni di anno gli importi sono riproporzionati e le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni contano come un mese intero.

Questa nuova disciplina si applica a tutti?

No, solo ai nuovi contratti di lavoro a tutele crescenti, ossia gli assunti a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015 e i lavoratori a termine stabilizzati da questa data. Si applica inoltre agli apprendisti mantenuti in servizio al termine del periodo di formazione e i dipendenti di aziende che hanno superato la soglia dei 15 dipendenti, sempre dopo il 7 marzo.

Che succede se il lavoratore accetta o rifiuta l’indennità?

Se il dipendente accetta l’offerta dell’azienda, il rapporto di lavoro si estingue alla data del licenziamento, con rinuncia ad eventuali impugnazioni, anche se già proposte.

Se invece il lavoratore rifiuta l’offerta, potrà impugnare il provvedimento e procedere in giudizio.

Qual è la procedura da seguire?

È bene che il datore di lavoro invii un’offerta al dipendente con una raccomandata a.r. in cui chiarisce i termini dell’offerta conciliativa, fissando un incontro presso una delle cosiddette sedi protette (Direzione del Lavoro o sindacato): in quella sede l’accordo verrà ratificato e avverrà la consegna materiale dell’assegno circolare.

L’offerta deve essere inviata entro 60 giorni dal licenziamento, potendosi però concludere anche dopo.

Il datore ha l’obbligo di inviare una comunicazione online entro 65 giorni dalla cessazione del rapporto (ulteriore rispetto a quella obbligatoria di cessazione) nella quale deve essere indicata l’avvenuta o la non avvenuta conciliazione. La mancata trasmissione è punita con la sanzione amministrativa da 100 a 500 euro, ridotta a 166,66 euro (ammessa a diffida).

Come viene tassata l’indennità?

La nuova indennità è sicuramente conveniente da un punto di vista fiscale per entrambe le parti perché l’importo versato per conciliare è esente da tasse e da contributi.

note

Autore immagine: 123rf com

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