HOME Articoli

Lo sai che? Pagare il legale in percentuale sul valore dei beni oggetto della lite?

Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2015

È possibile corrispondere l’onorario al proprio avvocato accordandosi sulla base di una quota del valore delle cose che sono contese nella causa con l’avversario?

Il termine tecnico che definisce l’accordo tra cliente e avvocato relativo ai beni che formano oggetto della lite relativamente alla quale il legale ha ricevuto il mandato è patto di quota lite. Questo patto non è altro che l’accordo con il quale l’avvocato ed il cliente si accordano con lo scopo di determinare l’onorario del primo in percentuale sul valore dei beni che costituiscono l’oggetto della controversia.

 

La legge [1] vietava questo tipo di accordo e lo considerava nullo nel solco della più generale norma [2] che impedisce a tutti coloro che operano nel settore della giustizia di acquistare crediti relativamente ai quali sia in corso una lite giudiziaria.

È duplice la motivazione per la quale la legge risultava avere questo tipo di valutazione negativa nei confronti di un accordo di questo tipo.

Da un lato, infatti, si voleva tutelare l’interesse del cliente al quale deve restare estraneo il legale e dall’altro si voleva parimenti salvaguardare la stessa autonomia ed indipendenza della professione forense.

Successivamente, però, la legge [3] è intervenuta abolendo per tutte le professioni intellettuali (e, dunque, anche per gli avvocati) l’obbligo di tariffe minime e massime e abolendo anche il divieto di fissare il compenso del professionista in proporzione al risultato raggiunto.

Con specifico riferimento al patto di quota lite, poi, la legge ha abolito il vecchio divieto di concludere un accordo del genere e ha stabilito che il contratto tra avvocato e cliente avente ad oggetto il compenso professionale del primo debba necessariamente avere la forma scritta.

 

Infine, è intervenuta un’ulteriore riforma legislativa [4], cioè la riforma della legge professionale degli avvocati, con la quale è stata stabilita la totale libertà delle parti (avvocato e cliente) di concordare l’entità degli onorari, ma è stato anche introdotto nuovamente il divieto del patto di quota lite, considerato che la nuova legge professionale impedisce di concludere accordi sul compenso professionale calcolato sulla base di una quota del bene oggetto della prestazione o della controversia.

Su queste basi, pertanto, risulta oggi vietato dalla legge concludere un accordo con un avvocato con il quale si stabilisca che l’onorario del legale sia determinato in una quota percentuale del risultato conseguito.

Ad esempio, non si potrà stabilire che l’avvocato percepisca una percentuale della somma al cui pagamento il giudice, con la sentenza, avrà condannato l’avversario.

Eventuali accordi di questo tipo, oltre che nulli, costituiscono fonte di responsabilità disciplinare per il legale che li abbia sottoscritti.

L’Ordine degli avvocati al quale l’avvocato appartiene, quindi, una volta che sia venuto a conoscenza del fatto che un iscritto ha sottoscritto un patto di quota lite, non potrà che avviare nei suoi confronti un’azione disciplinare per infliggergli una sanzione. E per quello che riguarda il compenso spettante all’avvocato per le sue prestazioni, questo andrà nuovamente ricontrattato con il cliente.

note

[1] Art. 2233, 3° comma, cod. civ.

[2] Art. 1261 cod. civ.

[3] Legge n. 248 del 04/08/2006.

[4] Legge n. 247 del 31.12.2012.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. In realtà la questione è affatto spinosa, e sembra che una interpretazione autentica dell’art. 13 sia fornita dal CNF con la decisione 225/2013 in cui viene adottato un “temporale” per vietare o permettere tale tipo di pattuizione;
    è vietato concludere il patto “a valle” dell’incarico quando cioè il risultato è raggiunto o comunque conoscibile dall’avvocato;
    è consentito quanto il patto è concluso ” a monte” ossia quando il risultato è solo sperato e/o previsto ma non conosciuto nè conoscibile

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI