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Lo sai che? Inadempimento del contratto: a chi spetta il risarcimento

Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2015

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Inadempimento reciproco, va risarcita la parte che ha rispettato di più il contratto.

Che succede se, nell’ambito di un contratto, entrambe le parti non rispettano gli impegni presi? Insomma, chi dei due ha diritto al risarcimento del danno se c’è stato un inadempimento reciproco? I chiarimenti arrivano da una recente sentenza del Tribunale di Palermo [1].

Innanzitutto va utilizzato il criterio cronologico: ossia bisogna verificare chi dei due sia stato il primo a venir meno agli accordi. Infatti, proprio l’inadempimento di questi potrebbe aver causato l’inadempimento dell’altro a titolo di “autodifesa”: ciò perché nei contratti cosiddetti “a prestazioni corrispettive” (ossia dove, all’obbligazione di un soggetto corrisponde, quale corrispettivo, l’obbligazione dell’altra parte), la legge consente a ciascuno dei due contraenti di non adempiere la propria obbligazione se l’altro si rifiuta di adempiere la sua [2].

Fatta questa prima valutazione, si passa al secondo gradino: per stabilire chi debba risarcire il danno, si deve verificare quale dei due sia l’inadempimento prevalente, ossia quello “maggiore”. Tanto per fare un esempio: se Tizio, invece di dare “10” a Caio, gliene dà “3” perché Caio, invece di dargli “10” gli aveva dato “8”, a dover risarcire il danno è Tizio (il suo inadempimento è di “7” unità, mentre quello di Caio è solo di “2”).

Cosa prevede la legge

Il contraente non inadempiente ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno. Per ottenerlo, egli deve solo provare l’esistenza del contratto, mentre invece spetta alla controparte dimostrare di avere adempiuto, salvo sostenere che il proprio inadempimento è dipeso dall’inadempimento della controparte [3]. Ed è questo il caso.

Ebbene, nei contratti con prestazioni corrispettive, quando le parti si contestino a vicenda inadempimenti reciproci (come nell’ipotesi in cui il convenuto si limiti a contrastare la richiesta di risarcimento avanzata dall’attore, giustificando la propria inadempienza con l’inadempienza dell’altro contraente), il giudice deve valutare i rispettivi inadempimenti e comportamenti dei contraenti: deve cioè stabilire su quale dei contraenti debba ricadere l’inadempimento colpevole che possa giustificare l’inadempimento dell’altro. E questa valutazione va fatta verificando se vi sia proporzione tra l’inadempimento, come arma di “autotutela”, e l’inadempimento altrui. Nell’esempio di prima, Tizio perde la causa perché il suo inadempimento, di ben “7” unità è decisamente sproporzionato rispetto a quello di controparte (di solo “2” unità).

note

[1] Trib. Palermo sent. n. 92 del 12.01.2015.

[2] Art. 1460 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 8615/2006.

Autore immagine: 123rf com


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