Diritto e Fisco | Articoli

Alimenti: a quale parente vanno richiesti?

3 Giugno 2015
Alimenti: a quale parente vanno richiesti?

Famiglia: quali parenti sono obbligati a versare gli alimenti e in quale misura debbono essere corrisposti.

Quante volte capita che, a fronte di una situazione di assoluta indigenza di una persona, i parenti della stessa vivano, invece, in una condizione più agiata. In questi casi, la legge prevede delle forme di aiuto che i familiari sono tenuti a dare proprio in virtù del legale di sangue esistente. Infatti, prima ancora dello Stato, a soccorrere le persone in stato di bisogno deve essere la famiglia. Questo almeno prevede il codice civile, sebbene si tratti di norme non sempre osservate.

Il legame familiare comporta un generale e comprensibile dovere di solidarietà tra i componenti della famiglia. In virtù di tale dovere, ciascuno è tenuto a fornire i mezzi di sussistenza, detti alimenti, ai parenti che non siano in grado di provvedere al proprio mantenimento.

A quale parente, allora, ci si deve rivolgere per chiedere gli alimenti?

Gli alimenti devono essere erogati innanzitutto dal coniuge.

In mancanza del coniuge andranno chiesti ai parenti più prossimi secondo questo elenco, dove la presenza di una delle seguenti categorie esclude dall’obbligo quelle successive:

– figli e, in loro mancanza, discendenti prossimi, cioè i nipoti;

– genitori e, in loro mancanza, nonni;

– generi e nuore;

– suoceri;

– fratelli e sorelle.

Il secondo punto cruciale è la misura degli alimenti: in quale misura si debbono corrispondere gli alimenti?

Secondo il codice civile, gli alimenti non devono superare quanto è necessario per la vita del richiedente (inteso come beni di stretta necessità, quali vitto, alloggio, vestiario, cure sanitarie, ecc.), avuto riguardo alla sua posizione sociale, e devono essere rapportati anche alle condizioni economiche di chi è tenuto a somministrarli. Di conseguenza, l’assegno degli alimenti sarà più alto nel caso in cui il soggetto obbligato sia benestante.

Attenzione: non si può rinunciare al diritto agli alimenti. Infatti, si tratta di un diritto “personalissimo”, ossia considerato dalla legge irrinunciabile, incedibile, imprescrittibile (tranne che per le annualità scadute che si prescrivono in 5 anni).

Il diritto, infine, si estingue con la morte dell’obbligato. In quel caso, si potranno rivendicare gli alimenti da un soggetto posto nella categoria successiva.


note

Autore immagine: 123rf com


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