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Permessi Legge 104 e congedo straordinario: compatibilità e domanda

4 giugno 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 giugno 2015



Come fruire sia dei riposi mensili che del congedo retribuito per assistenza ai familiari in periodi consecutivi.

 

Ho utilizzato per anni i permessi mensili Legge 104, interrotti dal congedo straordinario retribuito Legge 151: ora l’assistito ha perso il requisito dell’handicap grave, ma non posso richiedere la cessazione della Legge 104 perché per l’Inps non ne avevo più diritto dalla richiesta di congedo straordinario. Come regolarizzare la situazione?

La materia che regola le astensioni dal lavoro per chi assiste familiari disabili è notevolmente complessa e, a tutt’oggi, presenta dei punti non pienamente regolamentati.

Innanzitutto, bisogna considerare che non è possibile utilizzare il beneficio dei tre giorni di permessi mensili [1], anche quando sono frazionati in riposi orari, durante la fruizione del congedo straordinario retribuito, perché entrambe le agevolazioni hanno lo stesso scopo, cioè l’assistenza del disabile grave (come chiarito da un messaggio Inps del 2007 [2] e da una Circolare del 2010 [3]). È invece possibile, all’interno dello stesso mese, godere sia del congedo straordinario, che dei permessi, solo quando i periodi di astensione non risultano sovrapposti, poiché, come già detto, sono alternativi e non cumulabili tra loro (come ha sottolineato la Circolare Inps del 2008 che regolamenta la materia[4]).

Nel caso del lettore, poiché il congedo retribuito coincideva con la fruizione dei permessi ordinari, naturalmente l’Istituto ha applicato l’incumulabilità, pertanto è automaticamente prevalso il congedo.

Piuttosto, dobbiamo capire che cosa dispone l’Ente, in merito alla domanda relativa ai tre giorni di riposo mensile Legge 104: la disciplina è stata spiegata, in maniera completa, dalla già citata Circolare del 2008.

La disposizione ci dice che la richiesta non ha scadenza, quindi non deve essere rinnovata annualmente: chi sottoscrive la domanda, però, s’impegna a comunicare qualsiasi variazione entro 30 giorni dall’evento. In particolare, devono essere comunicati il ricovero del disabile a tempo pieno, i cambiamenti nella condizione di gravità dell’handicap, ad opera della commissione ASL, le modifiche ai periodi di permesso domandati, e la fruizione di astensioni dal lavoro, per lo stesso disabile grave, da parte di altri familiari. Secondo una recente modifica alla Legge 104 [5], peraltro, sia il datore di lavoro che l’Istituto possono accertare le condizioni per le quali venga meno il diritto, determinandone così l’automatica decadenza, anche in assenza di domanda di variazione.

Nell’ipotesi del lettore, avendo effettuato la richiesta di congedo straordinario, la sede Inps ha disposto la decadenza automatica dai permessi ordinari Legge 104, in quanto incumulabili: ci si domanda, però, se sia corretto il fatto che l’Istituto abbia disposto la decadenza, poiché, non essendo, nel caso di specie, sino a poco tempo fa, intervenute modifiche sostanziali alla situazione di disabilità, ben si sarebbe potuta applicare anche la sospensione, costituendo il congedo straordinario una situazione provvisoria e non definitiva.

Bisogna poi considerare che tra i congedi straordinari ed i permessi, sia giornalieri che orari, esista incumulabilità, ma non incompatibilità totale: infatti, come inizialmente esposto, possono ottenersi entrambi, nell’arco dello stesso mese, purché i periodi non coincidano. Tenendo conto anche del fatto che, per comunicazione della variazione dei periodi di permesso richiesti, ci si riferisce all’alternatività tra i riposi orari e quelli di tre giorni mensili [6], poiché l’Inps non si è mai riferita esplicitamente al congedo straordinario, la decadenza operata dall’Ente appare, ancor di più, discutibile.

Conseguentemente, anche se, in via prudenziale, date le lacune normative, avremmo senz’altro consigliato, al termine del congedo, di effettuare daccapo la domanda relativa ai permessi mensili, non possiamo considerare del tutto errata la mancanza di nuove comunicazioni da parte sua, sottolineando altresì che la domanda di congedo straordinario conteneva già la data del termine della fruizione.

Peraltro, sembrerebbe confermarne la correttezza l’assenza di segnalazioni sia da parte della amministrazione, che dell’Istituto, il quale, nell’arco degli anni intercorsi, avrebbe dovuto contestare i conguagli da parte dell’azienda.

A nostro avviso, in definitiva, sarebbe comunque legittimata ad effettuare, tramite il sito Inps o mediante un patronato, la comunicazione di sospensione/cessazione della Legge 104; se, in seguito, dovessero sorgere contestazioni in merito alla fruizione priva di nuova domanda, il lettore potrebbe addurre, a sua giustificazione, le argomentazioni esposte in questo testo, e, se la sede non dovesse accoglierle, esperire anche ricorso amministrativo contro eventuali provvedimenti di restituzione delle indennità.

L’esito, viste le lacune nelle disposizioni, è soggettivo e non scontato, ma resta l’unica difesa plausibile, nel caso concreto, poiché non è possibile presentare domanda retroattiva di fruizione dei permessi.

note

[1] Art. 33, Comma 3, Legge 104.

[2] Mess. Inps n. 22912/2007.

[3] Circ. 155/2010.

[4] Circ. Inps n. 53/2008.

[5] Art. 7 bis, L. 104/1992.

[6] MLPS – Interp. n. 31/2010.

Autore immagine: 123rf com

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