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Debiti e “concordato” coi creditori: consumatore salvo

4 Giu 2015


Debiti e “concordato” coi creditori: consumatore salvo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Giu 2015



Accordo coi creditori: si chiama “fallimento del consumatore” e, in caso di crisi da sovraindebitamento, permette di liberarsi dai debiti anche vendendo l’unico immobile di famiglia.

Troppi debiti e poche entrate per farvi fronte? Anche se non hai un grosso patrimonio da liquidare per estinguere le morosità accumulate, c’è una soluzione che – fin troppo spesso trascurata dai professionisti – potrebbe essere la panacea di tutti i tuoi mali e, addirittura, consentirti una nuova vita. Sembra uno spot pubblicitario e, invece, è tutto scritto nella legge [1]: si tratta di una procedura chiamata, volgarmente, “fallimento del consumatore”. Anzi, del piccolo consumatore. E, come spiegato nella nostra guida (leggi “Fallimento del consumatore e sovraindebitamento”) consente, in alcuni casi con il consenso del 60% dei creditori (cosiddetto “accordo coi creditori”) e, in altri, con il semplice nulla osta del giudice, a prescindere dall’approvazione dei creditori (cosiddetto “piano del consumatore”), di purgarsi dai propri debiti offrendo una sorta di “saldo e stralcio”. Il tutto grazie all’intervento del tribunale e a un organismo di composizione della crisi.

Neanche sei mesi fa, il Tribunale di Busto Arsizio aveva offerto un’interpretazione assai vantaggiosa della legge in commento, consentendo al contribuente, in mora (solo) con Equitalia, di cancellare tutto il debito accumulato negli anni attraverso il piano del consumatore: insomma, volente o nolente, Equitalia – unico creditore – si era dovuta accontentare di quel poco che il soggetto le aveva potuto offrire, stante la sua disagiata condizione economica. Con l’ok definitivo del giudice, l’organismo di composizione della crisi aveva gestito il pagamento del saldo e stralcio e il contribuente si è trovato definitivamente libero da ogni cartella esattoriale.

Oggi la storia si ripete. Il Tribunale di Bergamo [2] ha decretato l’omologazione di un’altra proposta di fallimento del consumatore, questa volta con la procedura dell’accordo coi creditori (ossia dietro il consenso del 60% di questi ultimi). Con poco da ripartire tra di essi in percentuale: il ricavato della vendita alla propria moglie dell’unico immobile del debitore (del valore di circa 33 mila euro) e un piccolo sussidio esterno della madre.

Questi per sommi capi i contenuti di una proposta di composizione della crisi da sovraindebitamento che non è stata accompagnata da contestazioni da parte dei creditori concorsuali.

In questi casi, se il 60% dei creditori dice “sì”, allora l’intervento del giudice è limitato solo a verificare:

– la legittimità del procedimento: ossia l’esistenza delle condizioni di ammissibilità sostanziali e formali della procedura concorsuale, l’assenza di ostacoli all’omologazione e di violazioni a norme imperative

– la fattibilità del piano inserito nella proposta di accordo.

Nel presentare la domanda bisogna allegare la seguente documentazione: l’elenco dei creditori con tutte le somme dovute, la lista dei beni del debitore, gli atti di disposizione del patrimonio relativi agli ultimi cinque anni, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre e l’attestazione sulla fattibilità del piano.

Il piano per fronteggiare una situazione assai critica viene messo a punto da un organismo di composizione della crisi che può essere un professionista nominato dal presidente del tribunale.

A tale organismo spetta il compito di attestare, sotto la propria responsabilità, l’esistenza e la consistenza dei beni sui quali è imperniato il piano e, in secondo luogo, l’attuabilità degli accordi, tale da permettere il soddisfacimento dei creditori concorsuali.

note

[1] L. n. 3/2012 modificata dal Dl n. 179/2012.

[2] Trib. Bergamo, decr. di omologa n. 25/2015.

Autore immagine: 123rf.com


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