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Lo sai che? Licenziato chi usa i permessi L. 104 per soddisfare esigenze personali

Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2015

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Legge 104, tre giorni di permesso al mese o due ore al giorno: vietato assentarsi da casa per finalità estranee rispetto a quelle di assistenza del parente portatore di handicap.

Il datore di lavoro può ben licenziare (per comportamento infedele) il dipendente che utilizzi i permessi della famosa legge “104” per soddisfare esigenze personali. Infatti, la norma che consente di ottenere i permessi retribuiti per l’assistenza di familiari con handicap (permessi della durata di due ore al giorno o di tre giorni al mese) non consente che degli stessi si faccia un uso differente rispetto a quello previsto dal legislatore: uso che, appunto, implica che il lavoratore assista il parente non autosufficiente per tutta la durata del permesso stesso. Questo divieto vale anche nel momento in cui il disabile dorme: quindi, per esempio, non è dato al lavoratore assentarsi durante la notte per uscire con gli amici.

In caso di uso distorto (per fini personali) dei permessi della legge 104, il comportamento del dipendente si macchia di un disvalore sociale che può arrivare a giustificare il licenziamento. E ciò perché, così facendo, egli scarica sulla collettività e sull’azienda i costi della propria pigrizia e infedeltà: i permessi, infatti, vengono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi rimborsato dall’Inps del relativo onere anche ai fini contributivi. Senza contare che il venir meno del dipendente sul posto di lavoro per motivi futili costringe il datore ad organizzare la distribuzione delle mansioni “alla meglio”, addossando sui colleghi del dipendente infedele, chiamati a sostituirlo, i compiti che, invece, questi dovrebbe svolgere.

note

[1] Cass. sent. n. 12776 del 30.04.2015.

Autore immagine: 123rf com


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