23 giugno: Italia sull’orlo del baratro. Cosa rischiamo

7 giugno 2015


23 giugno: Italia sull’orlo del baratro. Cosa rischiamo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 giugno 2015



Effetto Grecia per lo sblocco dei contratti dei pubblici dipendenti: 35 miliardi di debito; l’allarme dell’Avvocatura dello Stato in vista della sentenza della Corte Costituzionale.

Nel bilancio pubblico si rischia un buco di non meno di 35 miliardi di euro. Non solo, oltre a questo, ogni anno, a partire dal 2016, avremo la necessità di coprire una maggiore spesa di altri 13 miliardi. A cui, ovviamente, dovranno far fronte i contribuenti. Sarà probabilmente questo l’effetto della sentenza che la Corte Costituzionale potrebbe emettere il prossimo 23 giugno. Al centro del problema c’è la dichiarazione di incostituzionalità della legge sul blocco dei contratti e degli stipendi per i dipendenti pubblici deciso per il periodo compreso fra il 2010 e il 2015 e peraltro confermato nella legge di stabilità approvata dal Senato. Insomma: né più, né meno di quello che è capitato un paio di mesi fa con il blocco delle pensioni, ora la stessa questione (peraltro con gli stessi identici punti di diritto) pende per gli statali (avevamo già anticipato il problema in “Rimborsi su stipendi: dopo i pensionati è il turno degli statali”). In pratica, il legislatore aveva bloccato l’adeguamento all’ISTAT dei contratti dei pubblici dipendenti e ora questa norma potrebbe essere annullata con effetto retroattivo, con obbligo di restituzione ai lavoratori di quanto non percepito in tutti questi anni.

La stima di una perdita di 35 miliardi subito e, poi, a regime di altri 13 per ogni successivo anno, è stata formulata dall’avvocatura dello Stato ed è stata presentata alla Corte Costituzionale. “Si tratta di stime gonfiate fatte per fare pressione sulla Corte”, ribatte la dose la Flp, il sindacato che per primo ha posto la questione di legittimità costituzionale.

Che cosa succederà ora? Se il ricorso verrà accolto, gli italiani saranno chiamati – in un modo o nell’altro – a far fronte a un buco che potrebbe far saltare tutte le clausole di salvaguardia contenute nell’ultima legge finanziaria: è infatti quasi scontato l’aumento delle accise sulla benzina già a partire da questa estate. Ad esso si aggiunge l’aumento dell’IVA al 25,5% entro il 2018 (con un balzo al 24% già a partire dal prossimo anno).

Ora l’udienza all’Alta Corte è fissata per martedì 23 giugno.

A non far sperare nulla di buono, ai contribuenti, è il nome del giudice relatore della causa: Silvana Sciarra, lo stesso che ha già bocciato il blocco delle perequazioni delle pensioni per il biennio 2012-2013, con la sentenza del 30 aprile scorso. Una sentenza che ha fatto molto discutere e imposto al Governo (o meglio, ai contribuenti) di correre ai ripari con un decreto del valore di 2,18 miliardi per l’anno in corso e 500 milioni a decorrere dal 2016.

Nel frattempo la Corte ha due giudici in meno rispetto ai 15 previsti. Giovedì prossimo 11 giugno, il Parlamento, in seduta comune, dovrà cercare di eleggere i sostituti: chissà se ci saranno i tempi tecnici per la verifica titoli, il giuramento e l’ingresso nel collegio, la cui composizione sarebbe a quel punto diversa da quella che deciso sulle pensioni.

La stabilità del Governo
La pronuncia della Consulta sul blocco della contrattazione avrà sicuramente delle ricadute politiche anche sul cammino alla Camera della riforma Pubblica Amministrazione. Del resto uno dei capitoli più delicati del Ddl delega targato Madia è proprio quello che interviene sul Testo unico del pubblico impiego.

Ma non solo. C’è chi teme per la stessa stabilità del governo e intravede, in questo continuo rimpallo di norme tra Corte Costituzionale ed Esecutivo, una vera e propria guerra civile all’interno delle due istituzioni. Si ricorderà, infatti, che le ultime tre sentenze della Consulta hanno procurato un vero e proprio scossone nei conti pubblici: non c’è solo quella sulle pensioni (sopra citata), ma anche quella sull’incostituzionalità della super accisa sulle sigarette elettroniche e delle nomine (incostituzionali perché senza concorso) dei dirigenti all’Agenzia delle Entrate (i cui atti di accertamento fiscale sono in corso di annullamento da parte di numerosi tribunali).

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Autore immagine: 123rf com

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