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Eutanasia: ora c’è l’autorizzazione CEDU

7 giugno 2015


Eutanasia: ora c’è l’autorizzazione CEDU

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 giugno 2015



Corte Europea dei diritti dell’Uomo ecco le linee guida della Grand Chamber sul suicidio assistito dopo il caso Gross c. Svizzera.

Storica decisione della Grande Camera della CEDU in materia di eutanasia. E, con l’occasione, i giudici dei Diritti dell’Uomo, provano a stilare le linee guida nella delicata materia del suicidio assistito. In pratica, la Corte Europea stabilisce un principio cardine, che da oggi sarà utilizzato a parametro di riferimento di tutti i futuri casi di richiesta di “dolce morte”: le autorità interne, nella loro discrezionalità, sono libere di autorizzare l’eutanasia senza che ciò possa essere considerato una violazione dei loro doveri di tutela della vita [1]. Se, però, non vi sono leggi interne a regolare la materia, si deve tenere conto della pregressa volontà del paziente.

Il caso deciso dalla CEDU è quello di Lambert ed altri c. Francia del 5 giugno 2015.

Dopo un sinistro stradale, la vittima era rimasta in stato vegetativo per diversi anni. Dopo una lotta tra parenti che ne chiedevano la dolce morte, la Corte aveva consentito l’eutanasia o il trasferimento all’estero per tale fine. La moglie ha testimoniato ai giudici che l’uomo, svolgendo la professione dell’infermiere e trovandosi ad accudire, spesso, pazienti nello stato di coma, aveva – quando ancora era in vita e pienamente cosciente – espresso il proprio consenso, se mai ve ne fosse stata l’esigenza, all’eutanasia. La decisione della Corte francese, però, era stata portata all’attenzione della CEDU che per la prima volta si è espressa sul delicato caso della dolce morte.

Secondo la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, tutto è rimesso alla volontà dei giudici e del legislatore di ogni singolo Stato: se autorizzata, non vi è modo di ritenere l’eutanasia una violazione del diritto alla vita. Se però lo Stato non ha previsto alcuna norma interna in materia, bisogna verificare il testamento biologico della vittima e scoprire se questi, in vita, aveva acconsentito al suicidio in caso di necessità e coma vegetativo.

Le norme

Ricordiamo che la Convenzione di Oviedo del 1997 sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina sancisce che ogni intervento medico richiede il consenso informato del paziente e, se questi è impossibilitato per la malattia, come nella fattispecie, può essere richiesto nel suo interesse da un suo rappresentante, un’autorità o persona o organismo previsti dalla legge. Si deve tenere conto della sua volontà precedentemente espressa (cosiddetto testamento biologico).

note

[1] Art. 2 Cedu.

Autore immagine: 123rf com

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