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Editoriali Nuovo Isee e conto corrente: gli italiani sono tornati ricchi

Editoriali Pubblicato il 7 giugno 2015

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> Editoriali Pubblicato il 7 giugno 2015

Il nuovo indicatore di ricchezza delle famiglie svela le truffe: i furbetti hanno finito di indicare dati falsi.

Che la precedente versione dell’Isee si prestasse a falsità di tutti i tipi era chiaro ormai da tempo: lasciare a un popolo come quello italiano la possibilità di autocertificare la propria ricchezza significava garantire a tutti, anche a coloro che non ne avevano le condizioni, la possibilità di accedere a benefici assistenziali, ai danni dell’Erario e, soprattutto, della collettività. Basti pensare che l’80% di chi presentava l’Isee dichiarava di non avere un conto corrente, quando invece – dati alla mano forniti dall’ABI – il 70% degli italiani possiede un rapporto bancario o postale (anche per via dei nuovi obblighi di tracciabilità per il pagamento di pensioni e stipendi).

Risultato: i contribuenti hanno pagato per anni prestazioni agevolate a chi, invece, non ne aveva diritto.

Oggi le cose sembrano capovolgersi: in poco più di un trimestre dall’entrata in vigore delle nuove regole sull’Isee (1° gennaio 2015), gli italiani sono diventati di colpo “ricchi”. Si scoprono conti correnti che prima non esistevano, immobili, redditi di ogni tipo. Insomma, un “sommerso” che – vuoi per paura dei nuovi controlli incrociati che ora le banche dati telematiche riescono ad eseguire, vuoi perché ormai l’Isee non consente più l’autocertificazione – è venuto a galla. Con buona pace di tutto quanto è stato elargito – anzi, regalato – fino ad oggi, contribuendo a uno dei più grandi disavanzi pubblici che l’Europa conosca.

I dati pubblicati l’altro ieri dal Ministero del Lavoro, dopo l’entrata in vigore del nuovo indicatore di ricchezza delle famiglie, mettono definitivamente al muro i furbetti dell’Isee: i “senza patrimonio” scendono dal 73% al 24%. Questo significa che oltre i due terzi degli Isee erano falsi e molti italiani – magari gli stessi che lamentavano le ruberie dei politici – hanno a loro stessa volta rubato ad altri italiani.

Il valore medio è quasi doppio (da meno di 5.000 a piu di 9.000 euro), mentre il valore del terzo quartile (quello che individua il quarto di popolazione con valori piu?alti) risulta di 13 volte superiore (da 500 a oltre 6.500 euro).

Dopo l’entrata in vigore del nuovo Isee – l’indicatore della situazione economia equivalente, che tiene conto di reddito, patrimonio e caratteristiche del nucleo familiare per misurarne l’effettiva condizione economica – molte truffe ai danni della collettività sono state schiacciate con una semplice modifica normativa: l’eliminazione dell’autocertificazione. Ora gran parte dei dati vengono reperiti automaticamente dalle banche dati delle amministrazioni che – finalmente – hanno deciso di colloquiare tra loro.

Si pensi proprio al caso dei  conti correnti: se prima era l’interessato a dover dichiarare se possedeva un deposito bancario o meno, e circa l’80% negava di averne, ora tale dato viene prelevato in automatico dall’Anagrafe dei conti correnti gestita da banche e amministrazione finanziaria. E d’un tratto la percentuale s’è capovolta: solo il 30% dei contribuenti non ne ha uno.

In pratica si è passati dal sistema della autocertificazione a quello della postcompilazione della dichiarazione da parte dell’Inps, che rileva automaticamente le informazioni attingendo dai propri archivi e da quelli dell’Agenzia delle entrate. L’istituzione di una anagrafe tributaria per la valutazione dei redditi ha inoltre aperto la via a un maggior controllo sui conti correnti e sul patrimonio mobiliare. Infatti la comunicazione dei dati di reddito e patrimonio raccolti dai Caf viene inviata non solo alla stessa Inps ma anche all’Agenzia delle Entrate per i controlli antievasione che ricomprenderanno pure gli Isee (sui vecchi Isee in circa un quarto dei casi c’era una sottodichiarazione rispetto ai dati di reddito dichiarati ai fini fiscali).
I nuclei familiari che, al loro interno hanno figli minorenni, sono risultati stabili o leggermente favoriti dalla riforma (53,5% dei casi). Stesso discorso vale per l’80% dei nuclei aventi persone con disabilità che hanno avuto maggiori benefici dal nuovo calcolo dell’indicatore nel 65% dei casi.

Le famiglie che hanno figli all’università sono risultate, nel 51% dei casi, più ricche. Questo significa che, in precedenza, molti nuclei, per poter ottenere i benefici dagli atenei ove studiava la prole, avevano dichiarato, nel proprio Isee, dati non corrispondenti al vero.

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Autore immagine: 123rf com


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