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News Pensione anticipata: 5 nuove vie per l’uscita flessibile

News Pubblicato il 8 giugno 2015

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> News Pubblicato il 8 giugno 2015

Prepensionamento con tagli, con ricalcolo con il metodo contributivo, con il ritorno delle quote, con estensione dell’opzione donna o con la staffetta generazionale.

Pensioni: con la legge di Stabilità per il 2016, il Governo intende dare maggiore flessibilità “in uscita” ai lavoratori, garantendo una pensione anticipata che superi le rigidità delle attuali regole. L’intenzione è quella di trovare il giusto equilibrio tra condizioni troppo onerose per gli interessati – che potrebbero disincentivare il rapido approdo alla pensione – e quelle, invece, eccessivamente generose – che, al contrario, potrebbero essere utilizzate in massa, aumentando il buco dell’Inps. Il caso più noto, probabilmente, è quello dell’opzione donna, che consente di anticipare il pensionamento se le lavoratrici accettano il ricalcolo dell’assegno con il metodo contributivo. Un’opzione che scadrebbe quest’anno ma che si chiede venga prorogata. E poi ci sono i lavori considerati usuranti, che potrebbero essere estesi a tipologie di impiego finora escluse.

La partita più delicata si giocherà con il nodo “coperture” ed è per questo che la riforma verrà varata proprio con la legge di Stabilità.

LE ATTUALI REGOLE

In base alla normativa attuale, per accedere alla pensione di vecchiaia sono necessari almeno 20 anni di contributi e:

– per gli uomini, un’età di 66 anni e 3 mesi,

– per le donne del pubblico impiego un’età tra i 66 anni e 3 mesi e per quelle del comparto privato un’età di 63 anni e nove mesi.

Ai dipendenti pubblici non è consentito di rimanere al lavoro raggiunti i requisiti.

Invece, per ottenere la pensione anticipata, è necessario, indipendentemente dall’età, avere:

– per gli uomini: 42 anni e 6 mesi di contributi

– per le donne: 41 anni e 6 mesi di contributi.

Inoltre, fino al 2014, chi vi accedeva prima dei 62 anni subiva una penalizzazione economica sulla quota di trattamento relativa all’anzianità contributiva ante 2012 pari all’1% per ognuno dei primi due anni di anticipo e del 2% per ogni ulteriore anno.

LE PROPOSTE DI RIFORMA

Ecco in sintesi le opzioni su cui sta lavorando il Governo.

1. Pensione light a 62 anni

Questa opzione consentirà di andare in pensione con almeno 35 anni di contributi e un’età compresa tra i 62 e i 70 anni, con conseguente taglio o maggiorazione dell’assegno previdenziale. In pratica è prevista una penalizzazione economica correlata agli anni di anticipo.

La soluzione è rivolta ai lavoratori di tutti i comparti (pubblico, privato, autonomo), uomini e donne. Rispettando i 35 anni di contributi, è possibile variare l’età del pensionamento a patto che l’importo dell’assegno sia pari almeno a 1,5 volte l’importo di quello sociale.

Invece, con questa nuova proposta, chi si ritirerà dal lavoro prima dei 66 anni, subirà un taglio dell’importo della pensione pari a due punti percentuali per ogni anno di anticipo, fino a un massimo dell’8%. Il taglio si riduce se si possono vantare oltre 35 anni di contributi. Per esempio chi ha 38 anni di contributi e va in pensione a 62 anni subisce una decurtazione del 6,9%, mentre con 40 anni, il taglio scende al 3%.

Viceversa, se si resta al lavoro oltre l’età di riferimento, si matura un assegno più consistente del 2% per ogni anno di età, fino a un +8% a 70 anni. In questo caso avere più di 35 anni di contributi non incide sul “premio”.

In alternativa, chi ha almeno 41 anni di contributi può andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica.

2. Staffetta generazionale

Si prevede la possibilità di sostituire (o ridurre l’orario lavorativo) a chi matura i requisiti pensionistici. Ciò al fine di favorire l’ingresso di giovani.

Naturalmente, una volta che il lavoratore-pensionato deciderà di cessare definitivamente il rapporto di lavoro subirebbe un ricalcolo della pensione, considerando anche le ulteriori retribuzioni percepite. Finora la norma è applicabile a condizione che il lavoratore abbia già raggiunto un diritto a pensione.

3. Ripristino delle quote

Si ritornerebbe alle vecchie quote cancellate dalla riforma Monti-Fornero con il raggiungimento di un valore minimo sommando gli anni di contribuzione e l’età. In particolare si potrà accedere alla pensione – per i lavoratori dipendenti pubblici e privati – con quota 100 con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi limitatamente al periodo 2016/2021. Per i lavoratori autonomi la somma è elevata a 101 con una età anagrafica non inferiore a 63 anni. A tale possibilità dovrebbe corrispondere una penalità applicata sull’importo del trattamento pensionistico che subirebbe una decurtazione del 2-3% per ogni di anticipo rispetto all’età ordinariamente prevista.

4. Ricalcolo contributivo

Si prevede l’applicazione del metodo contributivo in luogo di quello misto (post-Fornero o post-Dini) per chi sceglie di andare in pensione prima dei requisiti standard.

5. Estensione dell’opzione donna

Attualmente l’opzione donna è la scelta preferita per le lavoratrici: consente di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età (58 per le autonome – requisiti innalzati di 3 mesi per l’adeguamento alla speranza di vita), però a fronte del calcolo del trattamento interamente con il metodo contributivo. Ciò comporta una riduzione dell’assegno di almeno il 25-30 per cento.

L’opzione è valida per tutto il 2015, anno entro cui devono essere maturati i requisiti di accesso alla pensione (che poi, per effetto delle finestre mobili, scatta effettivamente fino a 19 mesi dopo). L’Inps, con la circolare 35 del 2012, ha detto invece che entro il 2015 deve essere maturata la decorrenza della pensione.

La riforma vorrebbe fissare invece a 63 anni l’età minima per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con una penalizzazione dell’assegno pari al numero di anni di anticipo rispetto ai requisiti standard, diviso la speranza di vita alla data di cessazione dal lavoro.

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Autore immagine: 123rf com


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12 Commenti

  1. E’ una stupidaggine dividere i lavoratori dipendenti dagli autonomi.
    Ad esempio io ho 41 anni di contributi di cui 35 da dipendente e 6 durante il corso della vita da autonomo, perchè devo andare con la normativa degli autonomi? ovvero nell’ipotesi di cui sopra a quota 101 con minimo 63 anni di età, quando con la Fornero giustamente (forse l’unica cosa) aveva parificato i dipendenti con gli autonomi.
    Pertanto paradossalmente allora sarebbe meglio lasciare la legge Fornero.

  2. io ho smesso di lavorare e di conseguenza contribuire ad uno schema Ponzi bello e buono. Ve lo dicono anche i TTGGGGGGGGG che state pagando quelli che sono ora in pensione e quando toccherà a noi chi ci sarà a pagarci la pensione? Gli extracommm? Mi vien da ridere per non piangere.

    Auguri

  3. Per me è tutta propaganda, stanno come al solito prendendo tempo e cercando di riconquistare un po di consenso, che ora mai sono sempre meno coloro che li votano. Bisognerebbe, a parer mio, separare gli assegni per l’assistenza dalla previdenza, che lo stato versi all’inps i contributi dei dipendenti pubblici appartenenti all’ex inpdap e vedrete come l’inps tornerebbe in attivo, e non di poco. Dulcis in fundo retro marcia su tutte le riforme pensioni, partendo da quella del grande dini, in minuscolo appositamente, come dire piccolo uomo ma grande farabutto, con tutti gli altri ovviamente. Le riforme dovrebbero avere validità da quando le approvi senza valore retroattivo, allora si… ne vedremo posti di lavoro per i giovani. In bocca al Lupo a tutti, che ne abbiamo davvero bisogno……..con una classe di pseudo-politici come questa!

  4. SOLUZIONE UNICA – Pagare le pensioni a chi ha lavorato veramente, contribuendo alla spesa sociale. Importante trovare soluzioni concrete su vitalizi e pensioni, non è possibile che gente inutile possa fruire di 2 o 3 vitalizi e a questi aggiungere anche eventuale pensione! Se Renzi & Co. risolvono questo problema siamo tutti a posto. Diversamente: “CU TRAVAGHA NA’ SADDINA E CU DOMMI NA’ JANNINA”

  5. il sistema pensionistico e diventato una giungla x i furbi che sono gia andati tutti diritti acquisiti x quelli che potrebbero andare non se ne’ parla e x quelli che andranno ? se andranno.

  6. Vorrei solo riavere cio’ che mi spetta, che e’ mio, cio’ che ho versato allo stato, e non vedere gente “nostri” politici di 30 anni andare in pensione con cio’ che io ho versato.
    Vergogna.

  7. PENSO CHE SE UNA ARRIVA A FARE 41 ANNI DI LAVORO E 63 ANNI DI ETA’ NON DOVREBBE AVERE NESSUNA PENALIZZAZIONE.

  8. E chi va in pensione anticipata per risoluzione unilaterale da parte dell’Ente pubblico (provincia) per esubero e passaggio a città metropolitana? requisiti legge Maroni più 1 anno e tre mesi, ( 62 anni e 3 mesi e 37 anni di contrib.) , quanto perde?

  9. E’ ORA DI ANDARE IN PENSIONE E NON TI TIRARE A CAMPARE NEL PUBBLICO IMPIEGO, CARTELLINI, ASSENZE, MALATTIE PERMESSI ECC. CHE SCHIFEZZA PENSIONE VOLONTARIA NEL PUBBLICO IMPIEGO DOPO I 60 ANNI BASTA COATTI AL LAVORO.

  10. Ma io chiedo questi benedetti lavoratori precoci che, come il sottoscritto, hanno iniziato a 15 anni a lavorare dove li mettiamo???
    Vorrei anche che la si smettesse di titolarci come “lavoratore precoce”ma sarebbe meglio chiamarci, cosi magari Renzi si accorge e ci pensa, col vero nome di “LAVORATORI ITALIANI CHE HANNO INIZIATO MOLTO PRESTO A LAVORARE”.

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