Donna e famiglia Congedo parentale e per malattia figlio: durata e retribuzione

Donna e famiglia Pubblicato il 8 giugno 2015

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Più tempo e flessibilità per richiedere i permessi per malattia del bambino ed il congedo parentale, grazie a un nuovo decreto attuativo del Jobs Act.

 

Conciliare lavoro e vita privata non è semplice. Non poche dipendenti sono a tutt’oggi costrette ad abbandonare il proprio impiego per esigenze familiari, poiché l’Italia è carente di servizi e politiche attive che vadano loro incontro.

Il Jobs Act [1], tra i suoi obiettivi primari, contiene proprio la conciliazione tra famiglia ed impiego, per rimediare agli svantaggi delle lavoratrici con l’applicazione di regole più flessibili, al fine di impedirne l’esclusione dal mercato del lavoro: inoltre, i nuovi strumenti di flessibilità sono rivolti anche agli uomini, per assicurare loro un maggior coinvolgimento nella vita familiare ed abolire la disparità di genere.

Pertanto, per quanto riguarda, innanzitutto, il congedo parentale, noto anche come “maternità facoltativa”, seppur rivolto ad entrambi i genitori, la nuova normativa ne estende la durata sino al dodicesimo anno d’età del figlio.

In particolare, secondo il decreto attuativo del Jobs Act, il congedo retribuito potrà essere goduto sino al compimento di 6 anni del minore, mentre, per fruire delle assenze non retribuite, si avrà tempo sino ai 12 anni.

Ricordiamo che il congedo parentale è un istituto che prevede la possibilità di assentarsi dal lavoro, sia per il padre, che per la madre, per un massimo di 6 mesi ciascuno: tuttavia, le astensioni di entrambi, sommate, non possono essere superiori a 10 mesi (ad esempio, se la madre ha già fruito di 6 mesi, il padre potrà assentarsi per non più di 4 mensilità).

Di questi 10 mesi complessivi, soltanto 6 possono essere indennizzati, con un corrispettivo pari al 30% della retribuzione: ciò vuol dire che se un genitore ha già goduto di 4 mesi retribuiti, all’altro ne resteranno soltanto 2; le 4 mensilità di congedo parentale delle quali potrebbe ancora usufruire risulteranno, dunque, non indennizzabili.

Con le nuove regole, ciò che cambia è dunque il limite di indennizzabilità legato all’età del bambino: mentre, in precedenza, le assenze erano retribuibili sino ai 3 anni d’età, ora lo sono sino al sesto anno; i congedi non retribuiti, utilizzabili , invece, sino agli 8 anni d’età, possono , come abbiamo detto, essere invece richiesti sino ai 12 anni.

Inoltre, le astensioni dal lavoro saranno frazionabili in permessi orari, con un preavviso di sole 48 ore e il lavoratore non sarà più costretto ad assentarsi per intere giornate, settimane o mesi. Tale disposizione era già contenuta in una legge del Governo Monti, ma poiché l’operatività era stata demandata ai Contratti Collettivi, e, negli anni, in nessun settore, nulla è stato previsto, era rimasta inattuata. Ora, essendo direttamente il Jobs Act a disciplinare il frazionamento ad ore del congedo parentale, non vi sarà più bisogno di attendere le previsioni del CCNL.

Vi sono novità interessanti anche per quanto concerne le assenze per malattia del bambino: difatti, grazie al decreto attuativo in approvazione, potranno essere estese anch’esse sino ai 12 anni d’età del minore.

Attualmente, sia per la madre che per il padre, è possibile assentarsi, per infermità del figlio, senza limiti sino al compimento del terzo anno d’età, seppure alternativamente:

– se dipendenti del settore privato, non spetterà alcuna retribuzione, ma solo il versamento dei contributi figurativi al 100%;

– qualora, invece, si tratti di dipendenti pubblici, spetterà il 100% dello stipendio, sino ad un massimo di 30 giorni l’anno.

Dal terzo all’ottavo anno d’età, invece, i genitori possono fruire, alternativamente, di un massimo di 5 giornate l’anno, non indennizzate: la normativa in approvazione estenderà il limite di fruibilità ai 12 anni del bambino.

Per richiedere il permesso per malattia del figlio, sarà necessario presentare, al proprio datore di lavoro o all’amministrazione, il certificato medico con l’indicazione della durata dell’evento morboso, assieme alla dichiarazione sostitutiva attestante che l’altro genitore non stia godendo del medesimo beneficio in contemporanea.

Durante l’assenza per malattia del figlio non si è soggetti alla visita fiscale, poiché l’infermità non riguarda il dipendente, e non possono essere fruite ferie o altri permessi spettanti [2].

note

[1] L. 183/2014.

[2] Art.48, Co.2, Dlgs.151/2001.

Autore immagine: 123rf com


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8 Commenti

  1. lei scrive: qualora, invece, si tratti di dipendenti pubblici, spetterà il 100% dello stipendio, sino ad un massimo di 30 giorni l’anno. -.
    ho letto il decreto ma questo paragrafo non lo trovo da nessuna parte.

  2. Buongiorno,
    mentre sul congedo parentale trovo nel testo del decreto attuativo tutto quanto descritto, riguardo la malattia bambino elevata ai 12 anni non trovo nulla. Mi può cortesemente aiutare con il riferimento normativo?
    Grazie!

  3. Gentilmente potete dirmi come posso recuperare 1/2 giornata di congedo parentale ad ore, competenza mese di marzo di cui non ho usufruito causa malattia?
    Grazie mille

  4. Salve, tutto chiaro ma mi chiedo: qualora mio figlio di 3 anni si ammalasse per diciamo 12 giorni in un anno (basta una malattia esantematica e un paio di febbri…) quindi superando i 10 gg ( 5 +5) coperti dal congedo per malattia bimbo, avrei un problema dal decimo al dodicesimo giorno. Per accudire mio figlio in tale periodo cosa dovrei fare? utilizzare congedo parentale o ferie?
    grazie

  5. Non riesco a capire in caso di visite mediche dei figli come viene considerata l’assenza. Io ho due figli uno di 4 anni e uno di 9 anni. Se devo assentarmi dal lavoro per mezza giornata per far fare delle visite mediche ai bambini, l’assenza è da considerarsi come ferie o, con l’adeguata documentazione da parte dei medici, può rientrare come congedo per malattia… o altro? Graie, Laura P.

  6. Io ho un bimbo in affido dal 1 06 2016
    Ho fatto malattia bimbo non superando i 30 giorni in un anno preciso che il bimbo al momento del ingresso in famiglia aveva tre anni e mezzo .
    Per i genitori affidatari come ci si deve comportare?

  7. sono impiegata nel pubblico impiego. Dopo la maternità obbligatoria ho usufruito di tutta l’aspettativa facoltativa di 6 mesi. Sono rientrata che il bimbo ha 11 mesi, si è ammalato e volevo usufruire del congedo parentale per malattie figli fino a 3 anni, mi è stato detto dall’ufficio personale dell’ente che avendo usufruito dei 6 mesi di aspettativa non posso usufruire del congedo fino a che il bambino compie un anno cioè tra un mese. Potete darmi aggiornamenti in merito. Grazie

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