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Parcella avvocato: può superare quella liquidata dal giudice?

8 Giugno 2015
Parcella avvocato: può superare quella liquidata dal giudice?

Ho vinto una causa: il giudice ha riconosciuto al mio avvocato un compenso a titolo di spese processuali che pagherà controparte, ma lui mi ha chiesto una residua parte di soldi perché sostiene che la sentenza gli avrebbe liquidato solo una minore somma. Può farlo?

Il tribunale, di norma, condanna chi perde la causa (che, perciò, viene chiamata “parte soccombente”) a rimborsare, alla parte vittoriosa, le spese di lite (ossia le spese legali per l’avvocato e quelle per il processo, quali il contributo unificato, le notifiche, i diritti, ecc.). L’ammontare di tali spese viene determinato dal giudice secondo dei criteri fissati dalla legge.

Tuttavia, poiché il rapporto tra cliente e avvocato è autonomo e ormai, peraltro, libero da tariffari prestabiliti, quest’ultimo è libero di richiedere una parcella svincolata dalla liquidazione del giudice. La parte, dunque, è tenuta al pagamento degli onorari del proprio difensore per come da questi richiesti. Proprio per tale ragione, le recenti riforme hanno tentato di inserire l’obbligo di preventivo scritto in qualsiasi caso e non solo, come attualmente, su richiesta del cliente.

Dunque, la pattuizione del compenso è libera e di regola è convenuta per iscritto al momento del conferimento dell’incarico [1].

In sintesi, il difensore della parte vittoriosa può legittimamente richiedere un compenso diverso da quello liquidato giudizialmente; in mancanza di accordo, sia l’avvocato che il cliente possono chiedere al Consiglio dell’ordine di appartenenza di tentare la conciliazione della controversia e l’iscritto ha facoltà di ottenere il parere di congruità sulla propria parcella.


note

[1] Art. 13 n. 1 legge 31 dicembre 2012 n. 247

Autore immagine: 123rf com


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