HOME Articoli

Lo sai che? Mobbing per il dipendente costretto a subire il fumo passivo

Lo sai che? Pubblicato il 9 giugno 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 9 giugno 2015

Risarcimento per mobbing se il datore di lavoro non fa nulla per tutelare la salute del dipendente e se la mancata attuazione delle cautele contro il fumo passivo è un atto volontario, allo scopo di perseguitare il lavoratore.

 

Chi ha problemi alle vie respiratorie sa quanto sia difficile stare in una stanza dove tutti fumano. Lo ha sperimentato il dipendente che ha promosso giudizio contro il proprio datore di lavoro per mobbing e si è visto riconoscere il risarcimento del danno. La questione è stata decisa dalla Suprema Corte, secondo cui va sanzionata l’azienda che, nonostante sia tenuta, per legge, a garantire la salute a 360 gradi dei propri dipendenti all’interno del posto di lavoro, non fa invece nulla per evitare il fumo passivo e la sua inerzia sia volontaria, proprio per creare un danno al dipendente; specie quando l’aria diventi intollerabile per chi ha anche altri problemi fisici incompatibili con le esalazioni del tabacco. È quanto si legge in una recente sentenza della Cassazione [1].

Il mobbing, come noto, non scatta solo in presenza di una o più condotte illecite, ma deve essere individuato, a monte, un disegno preordinato e reiterato nel tempo, volto a vessare e perseguitare il dipendente. La giurisprudenza della Suprema Corte, di recente, ha individuato sette presupposti per denunciare il mobbing (leggi “Mobbing del datore di lavoro: i sette presupposti”).

Nel caso del fumo passivo, se ad esso non si accompagna lo scopo – da parte del datore di lavoro o di un superiore (mobbing verticale) o del collega (mobbing orizzontale) – di creare una sorta di “terrorismo psicologico” nel dipendente, allo scopo di rendergli intollerabile l’ambiente di lavoro, allora tutto ciò che si può fare è quello di chiedere un risarcimento del danno per mancata attuazione delle norme di sicurezza e di tutela della salute. Diversamente, se si tratta di un atto deliberatamente posto in essere per vessare il dipendente, allora potranno valutarsi le condizioni per chiedere il risarcimento per mobbing.

note

[1] Cass. sent. n. 11789/2015.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI