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Mediazione oltre il termine: giudizio improcedibile

9 giugno 2015


Mediazione oltre il termine: giudizio improcedibile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 giugno 2015



Nel caso di mediazione delegata, ossia disposta dal giudice, il mancato rispetto del termine entro cui attivare il procedimento rende improcedibile la domanda giudiziale.

Non c’è verso di recuperare la causa se la parte, invitata dal giudice in corso di giudizio ad esperire la mediazione (cosiddetta mediazione delegata) non rispetti il termine assegnato dal magistrato. Basta, quindi, un giorno di ritardo per rendere improcedibile il giudizio, con conseguente sentenza di rigetto. Lo ha chiarito il Tribunale di Firenze in una recente sentenza [1].

Ricordiamo che fa parte dei poteri del giudice invitare le parti ad attivare, in corso di causa, un procedimento di mediazione: si tratta, in particolare, di un potere discrezionale che può essere esercitato “valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione ed il comportamento delle parti” sempreché non sia stata tenuta l’udienza di precisazione delle conclusioni.

La mediazione delegata può, peraltro, applicarsi anche alle cause pendenti alla data del 21.9.2013, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni in materia di mediazione.

Ove la mediazione venga disposta, essa diventa condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Pertanto, il suo mancato esperimento vizia irrimediabilmente il processo, impedendo l’emanazione di sentenza di merito: in altre parole, la causa sarebbe improcedibile.

A questa ipotesi viene equiparata la diversa (ma simile) situazione di attivazione della mediazione con ritardo (basterebbe anche un solo giorno). Se infatti scade il termine concesso dal giudice alle parti per avviare la mediazione delegata, l’inadempimento porterebbe a una sola soluzione: l’improcedibilità del giudizio.

Il termine concesso dal tribunale per l’attivazione della mediazione è perentorio, nonostante non sia stato espressamente indicato dalla legge: circostanza che ben può essere desunta in via interpretativa dalla normativa nel suo complesso, proprio per non frustrare le finalità connesse a tale istituto [2].

La implicita natura perentoria di tale termine si evince dalla stessa gravità della sanzione prevista, l’improcedibilità della domanda giudiziale, che comporta la necessità di emettere sentenza di puro rito, così impedendo al processo di pervenire al suo esito normale (la sentenza sul merito).

Apparirebbe assai strano che il legislatore, da un lato, abbia previsto la sanzione dell’improcedibilità per mancato esperimento della mediazione, prevedendo altresì che la stessa debba essere attivata entro il termine di 15 gg, dall’altro, abbia voluto negare ogni rilevanza al mancato rispetto del suddetto termine.

Anche il Tribunale di Napoli [3], con una recente sentenza, si è inserito sulla stessa scia, stabilendo che ove all’invio in mediazione delegata non segua l’istanza di mediazione, la parte sollecitata ad esperire il tentativo di conciliazione va condannata alle spese, ferma restando l’improcedibilità della domanda.

Infine segnaliamo il provvedimento del Tribunale di Pavia [4] secondo cui, quando il giudice dispone lo svolgimento della mediazione nel corso del giudizio, può porre l’onere dell’avvio del procedimento a carico di una delle parti le quali dovranno partecipare senza limitarsi a un semplice incontro preliminare tra avvocati. Il tribunale, aderendo all’orientamento nato presso il Tribunale di Firenze, riafferma l’esigenza che la mediazione debba svolgersi effettivamente e non essere limitata alla fase dell’informativa. L’ordinanza può inoltre contenere l’invito al mediatore a verbalizzare le assenze ingiustificate e quale, tra le parti presenti, dichiari di volersi fermare all’incontro preliminare. Invita altresì il mediatore e le parti a valutare, già in sede di mediazione, l’opportunità di svolgere una consulenza tecnica contabile.

note

[1] Trib. Firenze sent. dell’8.06.2015.

[2] In questo senso Cass. sent. n. 14624/00, n. 4530/04.

[3] Trib. Napoli, sent. 3.06.2015.

[4] Trib. Pavia, ord. del 18.05.2015.

Autore immagine: 123rf com

Tribunale di Napoli, sez. IX Civile, sentenza 3 giugno 2015
Giudice Martano

Motivi della decisione

La presente decisione viene adottata ai sensi dell’art. 429 cod. proc. civ.
1. Questioni preliminari.
In via del tutto preliminare va dichiarata l’improcedibilità, ex art. 5, D.Lgs. 28/2010, come novellato dal DL 69/2013, convertito in legge 98/2013) della proposta domanda attorea non avendo parte attrice ottemperato all’ordine, contenuto nell’ordinanza del 18.06.2014, ex art. 5, comma 4, lett. b), D.Lgs. cit..
Ed infatti, avendo il procedimento avuto origine da un atto di citazione ex art. 658 cod. proc. civ., trova applicazione il dettato di cui al richiamato art. 5, commi 1 e 4, lett. b), D.Lgs. 28/2010, per cui “chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa ad una controversia in materia di…locazione…è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.
L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si e’ conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione (comma 1)…
I commi 1 e 2 non si applicano: b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile (comma 2)”.
Orbene, con la detta ordinanza questo Giudice, mutato il rito da ordinario in speciale, aveva assegnato alle parti termine di quindici giorni dalla lettura in udienza della ordinanza medesima per iniziare il tentativo di mediazione.
Parte resistente ha eccepito il mancato assolvimento della procedura di mediazione obbligatoria domandando dichiararsi l’improcedibilità della domanda attorea.
L’eccezione è fondata atteso che non risulta espletata la predetta procedura il cui onere grava sulla parte che ha interesse alla prosecuzione del giudizio (nella specie l’intimante non avendo parte resistente azionato alcuna domanda riconvenzionale).
Alla luce di quanto precede, pertanto, la domanda va dichiarata improcedibile.
2. Sulle spese di lite.
In considerazione della soccombenza di parte ricorrente, le spese di lite vengono poste a suo carico.

P.Q.M.

Il Tribunale di Napoli, sez. IX, in persona del G.M., Dott.ssa Laura Martano, definitivamente pronunciando, ai sensi dell’art. 429 cod. proc. civ., nella causa iscritta al n. RG 17476/2014 ogni contraria istanza disattesa così provvede:
1. dichiara, per le causali di cui in motivazione, la domanda improcedibile;
2. condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali nei confronti di parte resistente che si liquidano in euro 1500,00 per compensi ed euro 150,00 per esborsi, oltre spese generali Iva e Cpa come per legge.

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