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News Se la banca fallisce il correntista ci rimette i soldi

News Pubblicato il 9 giugno 2015

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> News Pubblicato il 9 giugno 2015

Fallimento, per il default della banca i clienti ci perdono ugualmente: una nuova direttiva della Comunità Europea spalma il rischio sulla collettività dei consumatori.

Risparmi non più al sicuro in banca: né dal fisco (che, come abbiamo visto in un precedente articolo, li può misurare per effettuare accertamenti fiscali), né dalla stessa banca che, in caso di fallimento, potrà riversare parte degli effetti pregiudizievoli del default sui propri correntisti.

A prevederlo è una recente direttiva comunitaria [1] che, soprattutto in questo periodo, dopo le recenti indagini effettuate dalla Banca Europea sui nostri Istituti di Credito, ritorna ancor di più attuale.

Secondo la nuova disciplina comunitaria europea, dal 2016 il dissesto di una banca dovrà essere affrontato anche con il bail-in, cioè il coinvolgimento di obbligazionisti e correntisti (questi ultimi per la parte eccedente 100.000 euro) nel ripianare le perdite. “Obbligazionisti” che, in gran parte, sono sempre gli stessi clienti dell’istituto di credito, non poche volte incoraggiati a un “investimento sicuro” dal funzionario di sportello, nell’acquisto di obbligazioni della propria “banca-amica”.

In pratica, nell’ipotesi di fallimento dell’intermediario finanziario, azionisti e creditori (questi ultimi sono, ovviamente, anche i clienti che hanno depositato somme nei conti correnti o hanno acquistato obbligazioni) saranno indirettamente chiamati a coprire le perdite.

Finisce l’epoca del bail-out che prevedeva, nel caso di irrimediabili buchi delle banche, il coinvolgimento dei governi con denaro pubblico, pratica ritenuta impopolare e ingestibile. Ora a pagare sarà in prima battuta chi ha creduto in quella banca e poi, eventualmente, i terzi.

La legge, però, ha la pecca di mettere sullo stesso piano azionisti (che in quanto proprietari di una piccola fetta della società ne sopportano i rischi) e obbligazionisti/correntisti (che sono semplici creditori).

In secondo luogo, l’errore della normativa è quella di escludere dal bail-in alcune categorie, come i

derivati: l’ennesimo regalo alle banche.

Poco tranquillizzante è anche la capienza del Fondo di risoluzione delle crisi: lo 0,8% dei depositi delle banche in ogni Paese.

Cosa mi conviene fare? Per chi ha investito, o intende investire in istituti di credito, è meglio tenere alta la guarda anche se i 120 gruppi bancari europei sottoposti alla vigilanza diretta hanno migliorato la patrimonializzazione con altri 100 miliardi. La strategia più consigliata resta sempre quella della diversificazione del rischio, provvedendo a frammentare i depositi in più istituti di credito (ovviamente parliamo solo di grosse consistente monetarie, superiori a 100mila euro).

note

[1] Direttiva UE n. 2014/59/UE.

Autore immagine: 123rf com


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