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Che significa? Prescrizione di un diritto: cos’è e come funziona

Che significa? Pubblicato il 9 giugno 2015

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> Che significa? Pubblicato il 9 giugno 2015

Come funziona la prescrizione dei diritti soggettivi: i tempi, i perché, le modalità per interrompere il decorso del tempo, la diffida.

Non tutti i diritti soggettivi hanno durata illimitata nel tempo. Si pensi, ad esempio, al diritto ad ottenere il corrispettivo per una prestazione di lavoro. Molti diritti, specie quelli di natura patrimoniale (ossia che attengono al pagamento di somme di denaro), se non vengono esercitati per lungo tempo perdono ogni protezione o, come meglio si dice, cadono in prescrizione.

La prescrizione, prevista dal codice civile [1], è – per definizione – l’estinzione del diritto che si verifica quando il titolare omette di esercitarlo per tutto il tempo previsto dalla legge.

Quando un diritto è prescritto, pertanto, il titolare non può più avanzare alcuna pretesa e il debitore non è obbligato a pagare. Vien da sé, tuttavia, che il debitore potrebbe comunque pagare, in adempimento di un dovere morale, ma non giuridico, ma, una volta che abbia pagato, non potrebbe più chiedere indietro la prestazione erogata.

Esistono alcuni diritti che non si prescrivono anche se non esercitati per molto tempo (vedi il diritto di proprietà). Di ciò parleremo tra breve.

Perché i diritti cadono in prescrizione?

A prima vista potrebbe apparire ingiusto il fatto che la legge sanzioni il titolare di un diritto per il semplice fatto di non averlo esercitato per un tempo più o meno lungo. Si pensi a chi subisce un incidente stradale e poi non fa causa entro 2 anni: in tal caso, dopo la scadenza del termine non potrebbe più chiedere il risarcimento.

La ragione però di questo istituto sta in un’esigenza di certezza nei rapporti giuridici: in altre parole l’ordinamento vuole evitare che il mancato esercizio del diritto (per dimenticanza, pigrizia o altro impedimento) possa generare equivoci. Peraltro la prescrizione serve anche per non far vivere i debitori con spada di Damocle del timore che il creditore si svegli in qualsiasi momento e possa pretendere prestazioni ormai dimenticate e contro le quali sarebbe impossibile opporre eventuali controeccezioni (proprio per via del fatto che il tempo cancella la memoria di molti fatti).

Tutti i diritti cadono in prescrizione?

Non tutti i diritti sono soggetti a prescrizione. Non cadono in prescrizione, per esempio, i diritti indisponibili e gli altri diritti indicati dalla legge. Così non cade in prescrizione il diritto al voto: chi non si è mai recato all’urna, potrà farlo anche in tarda età, ecc.

Anche il diritto di proprietà non cade mai in prescrizione: per cui, se il proprietario non si reca mai in casa propria, non per questo la perde. Vien fatto però salvo, in questo caso, l’eventuale usucapione maturato da terzi.

Quanto tempo è necessario prima che un diritto cada in prescrizione?

Non esiste un unico termine di prescrizione: esso varia a seconda del tipo di diritto o, in alcuni casi, dalle situazioni concrete.

In generale la prescrizione si compie in 10 anni (è quella che viene definita “prescrizione ordinaria”). Solitamente, dunque, il creditore avrà 10 anni di tempo per esercitare il proprio diritto a riscuotere una somma, salvo che si tratto di un diritto per il quale è previsto un termine più lungo o più breve (v. dopo).

Accanto ad essa ci sono le prescrizioni brevi previste per alcuni tipi di diritti. Vediamo i principali:

  • – il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito compiuto da altri si prescrive in 5 anni dal giorno in cui il fatto si è verificato. Se però il danno è stato causato dalla circolazione di veicoli, il diritto si prescrive in due anni;
  • – il diritto a riscuotere le pigioni delle case si prescrive in 5 anni;
  • – i diritti derivanti dal contratto di trasporto si prescrivono in 1 anno;
  • – i diritti derivanti dal contratto di assicurazione si prescrivono in 1 anno.

Da quando inizia a decorrere la prescrizione?

La legge stabilisce che il termine di prescrizione si inizia a calcolare dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Per esempio, se fin da oggi hai il diritto di riscuotere un tuo credito perché hai finito un lavoro e hai emesso la parcella, da oggi cominceranno a decorrere i 10 anni per attivarti prima di perdere il diritto di credito.

Che succede se si paga un debito ormai prescritto?

Non si può rinunciare in anticipo alla prescrizione su un proprio diritto, ma è sicuramente possibile che il debitore adempia nonostante l’intervenuta prescrizione anche se il creditore non ha più diritto di pretenderla. Tuttavia, in tali casi, se il debitore si accorge solo in un momento successivo di aver pagato un debito prescritto, non potrebbe più riavere indietro il denaro pagato. E questo perché il codice civile [2] stabilisce in proposito che “non è ammessa la ripetizione (ossia la restituzione) di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto”.

Cosa sono le prescrizioni presuntive?

Esistono crediti che l’ordinamento presume si siano estinti, salvo prova contraria (che può essere solo il giuramento). Si parla a riguardo di prescrizioni presuntive che hanno termini più brevi di quelle ordinarie. Si pensi al credito del professionista che si prescrive (in via presuntiva) entro 3 anni, sebbene la prescrizione ordinaria resta sempre quella di 10 anni. Che significa in pratica questo? Qualora il debitore affermi di aver adempiuto la propria prestazione ma non è in possesso della relativa prova (ad es. quietanza di pagamento) può semplicemente limitarsi ad eccepire in giudizio al creditore l’avvenuta prescrizione presuntiva. La diretta conseguenza processuale è che l’obbligazione si presume estinta: si tratta di una presunzione non assoluta, ma che può essere vinta dal creditore con una prova contraria. Qui sta però la difficoltà per il creditore: tale prova è costituita solo dal giuramento decisorio. In pratica, il creditore chiede che il debitore giuri davanti al giudice che la prestazione dovuta è stata estinta; se il debitore giura, fatte salve le conseguenze penali del falso giuramento, il giudice, nel decidere la lite, non potrà che attenersi a quanto giurato dalla parte, senza poterne sindacare l’attendibilità e la veridicità.

In buona sostanza chi solleva l’eccezione di prescrizione presuntiva, di norma vince anche il giudizio perché difficilmente giurerà poi contro sé stesso.

Come si interrompe la prescrizione?

È molto facile interrompere il termine di prescrizione (e farlo decorrere di nuovo da capo):

  • – si può notificare una citazione in causa al debitore;
  • – più semplicemente gli si può inviare una lettera di diffida, intimandogli espressamente di adempiere al proprio obbligo. Tale intimazione scritta si chiama costituzione in mora. Essa non può avvenire oralmente, con sms o anche in presenza di testimoni: è necessaria la forma scritta e di essa va data prova (pertanto è preferibile la raccomandata a.r. o la posta elettronica certificata).

Con tali atti il titolare del diritto pone fine alla propria inerzia. Ma per effetto dell’interruzione, inizia a decorrere da capo un nuovo periodo di prescrizione. Ciò significa che si avrà altrettanti anni di tempo (per es. 10 o 5, a seconda dei casi) per far valere il diritto.

note

[1] Art. 2934 cod. civ.

[2] Art. 2940 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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