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Le Guide Vitalizio alimentare: invalidità, malattia, anzianità: assistenza a vita

Le Guide Pubblicato il 10 giugno 2015

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Vitalizio alimentare: attribuisce il diritto all’assistenza morale e materiale in cambio del trasferimento di un bene immobile o di un capitale.

 

Con l’avanzare dell’età o anche l’insorgere di una malattia cronica è facile avvertire il timore, specie quando non si dispone di adeguati redditi, di non riuscire in futuro a provvedere a se stessi in modo autonomo; uno strumento che può venire in soccorso a chi voglia vedersi garantita assistenza per tutta la vita è costituito dal vitalizio alimentare o assistenziale, altrimenti definito contratto di mantenimento.

Cos’è il vitalizio alimentare?

Il vitalizio alimentare è un contratto con il quale una parte (cosiddetto vitaliziante) si obbliga ad assicurare ad un’altra (vitaliziato) prestazioni alimentari o assistenziali per tutta la vita in cambio del trasferimento di un bene immobile o della cessione di un capitale.

Nello specifico, quindi, una persona incapace di provvedere in modo autonomo ai propri bisogni ed esigenze di vita ottiene, in cambio della cessione di beni, il soddisfacimento diretto sia di esigenze materiali di varia natura (come il vitto, l’alloggio, la pulizia, il trasporto, le cure mediche) che di assistenza morale [1] e non, quindi, la semplice attribuzione periodica di denaro o di altri beni fungibili.

Attenzione a non confonderlo con…

La garanzia di una prestazione continuativa in grado di assicurare al beneficiario assistenza morale e materiale per tutta la durata della sua vita e in misura variabile secondo i suoi bisogni rende il vitalizio ben diverso dagli alimenti che l’anziano o il familiare possono richiedere per legge a determinati soggetti solo quando versino in stato di bisogno economico e, in ogni caso, si sostanziano nel solo diritto a ricevere un assegno periodico (per un approfondimento leggi: “Stato di bisogno di familiari anziani: alimenti, come e da chi ottenerli” e “Alimenti: a quale parente vanno richiesti?”).

Allo stesso modo, il contratto di mantenimento non va confuso – seppure ad esso molto simile – con quello di rendita vitalizia [2] che si realizza quando, mediante la cessione di un bene mobile o immobile o di un capitale, un soggetto assicura a sé o ad altri esclusivamente una prestazione determinata e periodica di denaro o di altri beni.

Come scegliere il vitaliziante?

A differenza di ciò che avviene con gli alimenti (per i quali la legge individua i soggetti a cui vanno richiesti secondo un preciso ordine di successione) e con la rendita vitalizia (che trova applicazione anche in ambito assicurativo), nel contratto di vitalizio alimentare l’interesse dell’assistito è quello di ottenere delle prestazioni di fare e di dare dal carattere spiccatamente spirituale [3]: pertanto esse possono essere poste in essere esclusivamente dalla persona che il beneficiario abbia scelto sulla base delle specifiche qualità individuali: deve, dunque sussistere un personale rapporto di fiducia tra beneficiario e obbligato [4] (motivo per il quale i giuristi lo definiscono un contratto basato sull’ intuitus personae).

 

Non occorre, tuttavia, che le persone tra le quali sorge il rapporto siano unite tra loro da un legame di parentela o affinità; per quanto, infatti, questa possa essere l’ipotesi più ricorrente, è ben possibile che l’assistito scelga come vitaliziante un soggetto estraneo alla famiglia nel quale ripone la propria fiducia (come ad esempio una badante).

 

Come si costituisce il vitalizio alimentare?

Il contratto di vitalizio deve esse stipulato in forma scritta tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Esso può anche essere costituito per testamento in favore di un terzo soggetto: si pensi, ad esempio, al caso in cui una persona che in vita si sia sempre presa cura di un congiunto disabile, disponga per testamento di lasciare un immobile ad un familiare o altro soggetto purché offra a vita assistenza morale e materiale al familiare non autosufficiente.

Si può obbligare qualcuno a stipulare il vitalizio?

Trattandosi di una prestazione che, come dicevamo, non ha esclusivo contenuto patrimoniale in quanto prevede anche l’assistenza morale del beneficiario, si ritiene che, laddove il vitaliziante non adempia, non possa essergli richiesto un adempimento forzato.

Cosa fare se il vitaliziante non presta assistenza?

Poiché la mancata esecuzione, anche per un breve periodo, delle prestazioni morali e materiali di cura e assistenza priverebbe il vitaliziato del minimo indispensabile per la sopravvivenza, si ritiene ormai pacificamente [5] che il rimedio debba essere quello della risoluzione per inadempimento del contratto.

Tale soluzione è invece espressamente esclusa dalla legge nel caso di rendita vitalizia dove, per l’ipotesi di mancato pagamento delle rate scadute, il creditore può chiedere il sequestro o la vendita dei beni del debitore per assicurarsi il pagamento della rendita [6].

 

Quanto rilevano lo stato di salute e l’età del beneficiario?

Un requisito essenziale del contratto di vitalizio (e che deve sussistere al momento della sua stipula) è rappresentato dalla cosiddetta equivalenza del rischio o alea, ossia dalla esistenza per entrambi i contraenti di una incertezza in merito al vantaggio economico e dalla correlativa perdita legati:

– alla imprevedibile durata della sopravvivenza del beneficiario [7]

e all’incertezza delle prestazioni cui è obbligato il vitaliziante, che possono variare, giorno per giorno, a seconda dei bisogni del beneficiario (anche in ragione dell’età e della salute) e non possono essere predeterminate in misura certa nel loro ammontare (come invece avviene nella rendita).

La mancanza di tale alea determina la nullità del contratto.

Ad esempio, il contratto è nullo quando, già alla sua stipula, il beneficiario sia affetto da una malattia per la quale sia prevedibile che possa derivarne la morte prossima oppure abbia un’età così avanzata (si pensi ad un ultranovantenne) che, anche secondo le migliori previsioni [8], non potrà sopravvivere oltre un arco di tempo determinabile.

In tali ipotesi, la nullità del contratto ricorre anche in caso di buona fede delle parti che, al momento della sua sottoscrizione, abbiano erroneamente ritenuto la sussistenza dell’alea [9] (si pensi ad esempio alla circostanza che le parti ignorassero che il vitaliziato avesse pochi mesi di vita).

 

All’atto pratico, perciò, in tali casi gli eredi del beneficiario potrebbero legittimamente agire in giudizio per chiedere che sia dichiarata la nullità del contratto e recuperare la proprietà del bene ceduto dal familiare defunto allo scopo di ottenere assistenza.

 

Che succede alla morte dell’assistito?

La morte del vitaliziato, pertanto, anche se intervenga a breve distanza dalla stipula del contratto, non determina in automatico la sua nullità (in quanto non esclude di per sé l’elemento del rischio) se – come abbiamo visto – non sia strettamente legata ad uno stato di grave malattia preesistente o di avanzata età. L’effetto pertanto è di norma solo quello dell’estinzione della prestazione periodica al cui adempimento si è obbligato il vitaliziante [10] lasciando però quest’ultimo nella piena titolarità del bene ceduto.

note

[1] Cfr. Cass. sent. n. 8432/90; n. 1401/92; n.1280/96; n. 8825/96; n. 10859/10; n. 9764/12.

[2] Art. 1872 e ss. cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 10859/10.

[4] Cass. sent. n.. 8854/98.

[5] Cfr. Cass. sent. n. 1401/92; n. 8825/96; n. 1401/92; n. 1502/98;n. 1502/98; n. 8854/98; n. 7033/00; n. 6395/04. [6] Art. 1878 cod. civ.

[7] Cfr. Cass. sent. n. 3902/81 e 2419/84.

[8] Cfr. Cass. n. 15848/11; sent. n. 14796/09; n. 4025/95;n. 2419/84; n. 3902/81; n. 2283/80; n. 4547/77; n. 3980/76.

[9] Cfr. Cass. sent. n. 1516/97 e n. 4503/96.

[10] Cass. civ. Sez. II, 24 giugno 2009, n. 14796/09.

Autore immagine: 123rf com


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