Donna e famiglia Divorzio: niente mantenimento se la donna può lavorare

Donna e famiglia Pubblicato il 10 giugno 2015

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Divorzio o separazione e obbligo di pagare l’assegno di mantenimento: la moglie non può fare la casalinga “mantenuta” a vita se è ancora in età in cui potrebbe andare a lavorare, specie se l’ex marito è rimasto disoccupato.

Obbligo di mantenimento: continua a far discutere i tribunali la misura dell’assegno che l’uomo deve versare all’ex moglie allo scioglimento del matrimonio, specie se entrambi guadagnano poco o, addirittura, non hanno di che vivere. L’ipotesi analizzata dalla Cassazione, in una recente sentenza [1], è purtroppo tipica di questi tempi: lei e lui sono disoccupati, solo che l’uomo ha perso il lavoro a seguito di licenziamento, mentre lei, che è stata casalinga durante il matrimonio, non ne vuol sapere di andare a lavorare e vorrebbe continuare a essere mantenuta. Chi la spunta?

La casalinga non ottiene l’assegno di mantenimento (o, in caso di divorzio, il cosiddetto assegno divorzile). E questo solo quando ha ancora la capacità lavorativa e magari svolge pure qualche attività saltuaria. Insomma, ciascuno dei due deve badare a sé stesso e non c’è modo di obbligare l’uomo a mantenere la donna se quest’ultima è ancora giovane e ha le risorse fisiche e mentali per guadagnare qualcosa.

Finisce l’era della donna sempre a carico?

In verità, in questi casi, a prevalere è sempre l’analisi del confronto tra i due tenori di vita condotti dai coniugi prima e dopo lo scioglimento del matrimonio. Perché, se a seguito della separazione o del divorzio, le condizioni si equivalgono e non c’è modo di stabilire se l’uno “stia meglio” dell’altro, allora si annullano anche gli obblighi di versamento dell’assegno di mantenimento. Insomma la partita finisce in “pareggio”.

Se prima della separazione la donna si occupava del ménage familiare, badando alla casa e alle faccende domestiche, mentre il marito lavorava, non può dopo lamentarsi di non poter procurarsi i mezzi per tenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio se ha ancora una capacità produttiva legata all’età o alla preparazione/specializzazione. E non può di certo gravare sulle spalle dell’uomo che è senza lavoro.

E allora sul piatto della bilancia le due posizioni si equivalgono: due disoccupati, ma lui involontariamente e lei per scelta, nonostante sia ancora in età di produrre reddito. Questo fatto non passa inosservato alla Cassazione che rigetta ogni richiesta di mantenimento avanzata dalla donna.

note

[1] Cass. sent. n. 11870/15 del 9.06.2015.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. era ora che qualcosa si muovesse in merito……il mio caso?…….nel 2008 mi sono risposato…..a seguito del decesso della mia 1^ moglie…….con una donna molto più giovane di mè…….oggi lei ha 35 anni ed io 58…..dopo 3 anni di matrimonio e dopo la nascita di una bellissima bimba……lei ha cambiato atteggiamento nei miei confronti……in poche parole mi sono sentito tradito non materialmente ma nei sentimenti che nutrivo nei suoi confronti….per due anni ho cercato di farla ragionare….ho cercato di salvare il matrimonio/famiglia ma con esito negativo…..nel dicembre del 2013 ci siamo separati legalmente in via giudiziale ed il Giudice ha stabilito….in via provvisoria….che io mensilmente versi la somma di € 850,00 di cui €350,00 alla mia ex che non lavorava….dopo quasi due anni di separazione non lavora ed a quanto sembra non credo abbia intenzione a farlo….nonchè la somma di € 500,00 per la bambina che oggi ha quasi 6 anni. Qualcuno è in grado di darmi delle delucidazioni?…..premetto che io sono in pensione e percepisco un’assegno mensile di € 2.200,00

  2. Ma scusate, io pensavo che il problema non fosse Uomo/Donna, ma coniuge piu´agiato, vs. coniuge disagiato. : per esempio se la moglie lavora ed ha una posizione di livello e il marito´e´disoccupato e si occupa della casa (come spesso succede, specie nel nord Europa), non e´la donna che paga gli alimenti?

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