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Prelievi dal conto di professionisti e autonomi: accertamento fiscale illegittimo

10 giugno 2015


Prelievi dal conto di professionisti e autonomi: accertamento fiscale illegittimo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 giugno 2015



Il prelievo in banca del professionista o del lavoratore autonomo non produce reddito da investimento e, quindi, non costituisce ricchezza sottratta al fisco: illegittime le sanzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Trattamento differenziato per lavoratori autonomi e imprenditori. Solo i primi sono ormai liberi di prelevare dal proprio conto corrente senza dover giustificare al fisco la destinazione delle somme asportate. E questo grazie alla sentenza della Corte Costituzionale [1] dell’anno scorso che ha cancellato – solo nei loro confronti – la presunzione di “nero” per i prelievi in banca non giustificati. Restano invece tutti i sospetti nei confronti degli imprenditori e aziende.

Fino ad ottobre dell’anno scorso esisteva una presunzione favorevole al fisco secondo cui ogni movimento bancario non giustificato voleva dire “entrate non dichiarate”. Un’equazione assolutamente sfavorevole per il contribuente: “Prelievo = investimento = reddito”. Ebbene, dal fine 2014 le cose non stanno più così, almeno per il popolo delle partite IVA: lavoratori autonomi e professionisti possono dormire sonni tranquilli dopo aver prelevato somme consistenti dal proprio conto, anche superiori alla fatidica soglia dei mille euro, in quanto, nei loro confronti (e solo nei loro), la presunzione di “nero” non scatta più.

Ecco allora che anche la Cassazione, con una sentenza appena pubblicata [2], si allinea al nuovo indirizzo, salvando un lavoratore autonomo dalle sanzioni inflittegli dall’Agenzia delle Entrate per aver prelevato del denaro dal proprio conto e non essere riuscito a ricordare per quale scopo ciò fosse avvenuto. Insomma l’automatica presunzione di evasione fiscale per chi preleva e non giustifica la spesa resta solo per le imprese e gli imprenditori, ma non può essere estesa al commercialista, all’avvocato, al medico o anche all’idraulico che hanno organizzazioni del lavoro molto diverse. Il punto è che la presunzione introdotta dalla Finanziaria 2005 (e oggi dichiarata parzialmente incostituzionale) risulta irragionevole perché è arbitrario ipotizzare che il prelievo rimasto senza apparente spiegazione, effettuato dal professionista dal suo conto corrente, si trasformi in reddito in quanto investito nella sua attività professionale.

Questo non significa però una totale libertà di usare il proprio conto per fini illeciti, specie se per farvi transitare denaro non dichiarato. Difatti, ciò che è stata cancellata è solo l’inversione dell’onere della prova, che addossava sul contribuente l’obbligo di dimostrare che le somme erano “pulite”. Oggi, quest’onere incombe al fisco, che comunque, se ha le prove di ciò che afferma, potrà sempre contestare al contribuente di aver fatto transitare del “nero” dal conto (sia in entrata che in uscita).

note

[1] C. Cost. sent. n. 228/14.

[2] Cass. sent. n. 12021/15 del 10.06.15.

Autore immagine: 123rf com

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