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Agenzia viaggi e hotel pessimo: risarcimento per il tempo sprecato

11 giugno 2015


Agenzia viaggi e hotel pessimo: risarcimento per il tempo sprecato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 giugno 2015



Vacanze rovinate dal pacchetto turistico di qualità diversa da quella prospettata dall’agenzia e dal catalogo: risarcito il danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta.

Metti di aver acquistato un soggiorno vacanza, in un hotel che poi scopri essere completamente diverso da quello che ti era stato rappresentato dal tour operator o per come si presentava nel dépliant pubblicitario dell’agenzia viaggi. Metti che, una volta sul luogo di villeggiatura, magari all’estero, ti accorgi che le stanze sono strette, che il ristorante è sporco e poco fornito, che il personale non è servizievole e che lo stesso hotel si dimostra insensibile alle tue contestazioni. Metti allora di telefonare al tuo consulente viaggi – lo stesso che ti aveva venduto il pacchetto turistico – e che questi non riesca neanche a farti rientrare prima a casa, con un volo di emergenza, e che pertanto sei costretto a rimanere in quell’odioso posto, sprecando le tue ferie e logorandoti il fegato. Tutto questo chi lo paga? Non ha dubbi in proposito la giurisprudenza: sono l’agenzia viaggi (in qualità di venditore del pacchetto) e il tour operator (in qualità di organizzatore del pacchetto) gli unici responsabili tenuti a indennizzare il malcapitato viaggiatore.

Così, in una recente sentenza [1], il dott. Italo Bruno, giudice di Pace di Napoli (ex Pozzuoli), fissa un principio tanto chiaro quanto pacifico: nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza, il turista può chiedere, oltre alla risoluzione del contratto (e quindi alla restituzione delle somme pagate per il pessimo viaggio), un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta. Insomma, si tratta del risarcimento del danno morale derivante dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione del viaggio “tutto compreso”.

È quello che la giurisprudenza da anni ha qualificato come danno da vacanza rovinata [2]: danno che, tuttavia, richiede una puntuale prova da parte del turista frustrato, il quale, a questo punto, dovrà utilizzare la macchina fotografica e la telecamera non più per immortalare i momenti più belli del suo soggiorno, bensì la situazione di fatiscenza dell’albergo, l’inadeguatezza dei servizi, l’inesistenza dell’aria condizionata o della “camera con vista” e, insomma, tutto ciò che è diverso da quanto invece era stato promesso dal tour operator.

Il gradevole svolgimento della vacanza si qualifica come un valore degno di tutela e, pertanto, il danno conseguente al suo mancato godimento assume una specificità tale da giustificarne l’indennizzo. È del resto la Direttiva UE [3] sui viaggi e la Corte di Giustizia di Lussemburgo [4] che lo impongono: il consumatore ha diritto al risarcimento del danno morale derivante dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione del viaggio “tutto compreso”.

note

[1] G.d.P. Napoli, sent. n. 4729/15 dell’8.06.2015.

[2] L.27/12/77 n.1084 e dell’art. 14 (mancato o inesatto adempimento) del D.Lgs. 17/3/95 n.111 (attuazione della Direttiva n.90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto compreso”).

[3] Art. 5 della Direttiva n.90/314/CEE.

[4] C. Giust. UE sent. n.168 del 12.03.2002.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

L’avv. Italo BRUNO, Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

Nella causa iscritta al n.6300/14 R.G. – Affari Contenziosi Civili – avente ad oggetto:

Risarcimento danni da vacanza rovinata,

T R A

TIZIO e CAIA,                                      ISTANTI

res.ti in (…) e elett.te dom.ti in (…) presso lo studio dell’avv. (…);

E

S.p.A. ZETA, in persona del legale rapp.te pro-tempore, con sede in (…);                                 CONVENUTA-CONTUMACE

NONCHE’

SOCIETA’ IPSILON, in persona del legale rapp.te pro-tempore, con sede in (…);                                          CONVENUTA-CONTUMACE

CONCLUSIONI

Per gli istanti: accogliere la domanda; dichiarare l’esclusiva responsabilità delle convenute Società, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, per l’inadempimento contrattuale e condannarle al pagamento della somma di € 2.500,00 quale risarcimento del danno patrimoniale e di una somma, da liquidarsi in via equitativa, quale risarcimento per danno non patrimoniale da vacanza rovinata, oltre interessi dalla domanda sino al soddisfo, nonché spese e competenze professionali con attribuzione al procuratore anticipatario.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

TIZIO e CAIA, con atto di citazione ritualmente notificato il 20/6-29/9/14 alla S.p.A. ZETA e alla SOCIETA’ IPSILON, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, le convenivano innanzi a questo Giudice affinché fosse riconosciuto l’inadempimento contrattuale da parte delle stesse e condannate al pagamento il loro favore della somma di 2.500,00 quale risarcimento del danno patrimoniale e di una somma, da liquidarsi in via equitativa, quale risarcimento per danno non patrimoniale da vacanza rovinata.

Nell’atto di citazione assumevano:

– che, in data 8/8/13 acquistavano dalla Spa Zeta, un pacchetto vacanze per due persone per il periodo 23-30 agosto 2013 da trascorrere a Sharm el Sheik in Egitto, poi annullato per i disordini che il quel periodo imperversavano in quel Territorio;

– che, in alternativa all’ipotesi di rimborso di quanto pagato, la Spa Zeta proponeva, in sostituzione, un soggiorno in Turchia presso la struttura “Mandalinci Hotel” in località Bodrum (Turchia) che, veniva accettata;

– che, all’arrivo in Hotel sono stati, loro malgrado, vittime di una serie di inconvenienti e disservizi:

a) camera da letto posta in un sottoscala, maleodorante e piena di muffa, tanto da chiederne il cambio;

b) seconda stanza con affaccio sulla strada principale e direttamente su una discoteca funzionante fino alle ore del mattino che, rendeva impossibile il riposo notturno;

c) terza stanza collocata in un ristrettissimo locale, privo di luce diurna e spazio, tale da somigliare ad una celletta;

d) personale alberghiero privo di divisa di riconoscimento, sala ristorante piccola e sporca, cibo di scadente qualità, giardini e vialetti incolti e invasi da insetti, spiaggia sporca e priva di ombrelloni e lettini, cani randagi liberamente circolanti sulla spiaggia, mancanza di accesso a internet wi-fi;

– che, a nulla è valsa la richiesta di cambio di resort o, in alternativa, il rientro immediato fatta alla Agenzia di Viaggio ed al Tour Operator, per via e-mail e a mezzo telefonate;

– che, neanche il reclamo inoltrato a mezzo racc.te a.r. n.14616312062-2 e n.RA552000512IT ricevute il 9/9/13, con espressa richiesta di risarcimento danni ha sortito alcun effetto.

Instauratosi il procedimento, risultate contumace entrambe le convenute, veniva articolata, ammessa ed espletata prova per testi.

Sulle rassegnate conclusioni, all’udienza del 3/6/15, la causa veniva assegnata a sentenza.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va dichiarata la contumacia delle convenute S.p.A. ZETA e SOCIETA’ IPSILON regolarmente citate e non costituitesi.

Nel merito, la domanda è parzialmente fondata e va accolta nei limiti di cui in motivazione.

Il rapporto contrattuale intercorso tra le parti non è contestato, come non è contestato il pagamento del corrispettivo pattuito che, sono provati “per tabulas”.

Ciò che viene contestato è il mancato godimento in pieno del soggiorno per i servizi forniti non corrispondenti a quelli promessi e pattuiti.

Dalla prova testimoniale espletata, questo Giudice desume argomenti di prova che portano all’accoglimento parziale della domanda.

Gli istanti hanno dimostrato, con la prova testimoniale e con la documentazione fotografica depositata che;

a) la prima camera da letto era posta in un sottoscala, maleodorante e piena di muffa, tanto da chiederne il cambio;

b) la seconda camera era con affaccio sulla strada principale e direttamente su una discoteca funzionante fino alle ore del mattino che, rendeva impossibile il riposo notturno;

c) la terza camera era collocata in un ristrettissimo locale, privo di luce diurna e spazio, tale da somigliare ad una celletta;

d) i giardini e vialetti erano incolti e invasi da insetti e, nella struttura mancava l’accesso a internet wi-fi.

Per quanto concerne gli altri disagi lamentati: personale alberghiero privo di divisa di riconoscimento; sala ristorante piccola e sporca; cibo scadente; spiaggia sporca e priva di ombrelloni e lettini con cani randagi; questo Giudice ritiene che gli stessi istanti non li hanno provati compiutamente e, pertanto, non possono essere valutati e liquidati.

Pertanto, la richiesta di risarcimento danni patrimoniali che, va oltre il prezzo complessivo corrisposto per l’acquisto del pacchetto “vacanza tutto compreso”, non può essere accolta non avendo, gli istanti, dimostrato di aver speso altra somma oltre a quella pagata per il soggiorno, comunque usufruito, anche se non come pattuito e come sperato.

Orbene, questo Giudice ritiene che gli istanti hanno dimostrato di aver subito un pregiudizio sostanziatosi nel disagio e nell’afflizione di non aver potuto godere pienamente della vacanza come occasione di piacere, di svago o di riposo, mentre sono stati costretti a soffrire disagi psicologici dalla mancata realizzazione, in tutto o in parte, della loro programmata vacanza.

Il gradevole svolgimento della vacanza si qualifica come un valore degno di tutela e, pertanto, il danno conseguente al suo mancato godimento assume una specificità tale da giustificarne l’indennizzo.

Pertanto, a norma della L.27/12/77 n.1084 e dell’art. 14 (mancato o inesatto adempimento) del D.Lgs. 17/3/95 n.111 (attuazione della Direttiva n.90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto compreso”), le convenute, in persona del rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, nelle qualità di organizzatrice e venditrice del pacchetto turistico, non essendosi costituite e non avendo provato che l’inesatto adempimento della “vacanza” dei coniugi Tizio e Caia è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da cause ad essa non imputabili, vanno condannate, in solido, al risarcimento del danno subito dagli istanti, per il mancato integrale godimento della vacanza programmata e lo stato di disagio di una “vacanza rovinata”, dovuto al mancato rispetto di precisi obblighi contrattuali e di legge da parte delle convenute che, non hanno fornito, ad essi istanti, le strutture ed i servizi di livello e qualità pubblicizzati, promessi e contrattati.

Danno, che va inteso quale danno morale, giusta interpretazione dell’art. 5 della Direttiva n.90/314/CEE, data dalla Corte di Giustizia con sentenza n.168 del 12 marzo 2002: “il consumatore ha diritto al risarcimento del danno morale derivante dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione del viaggio “tutto compreso”.

Il pregiudizio patito dagli istanti, data la sua natura morale, non può essere provato nel suo preciso ammontare e, pertanto, va liquidato, equitativamente, a norma dell’art. 1226 c.c., nella misura di € 300,00 ciascuno, per un totale di € 600,00.

Detto importo è liquidato all’attualità, comprensivo, cioè, dell’intervenuta svalutazione monetaria e degli interessi sino al deposito della presente sentenza (Cass.8517/94; 24/3/03 n.4242).

Dalla data della sentenza e fino al soddisfo saranno dovuti gli interessi legali.

A conforto della decisione di questo Giudice soccorrono sia la legge che la giurisprudenza:

— Codice del turismo D.lgs. 79/11:

— art. 43 (Mancato o inesatto adempimento) a) “Fermo restando gli obblighi previsti dall’articolo 42 in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, l’organizzatore e l’intermediario sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità. Si considerano inesatto adempimento le difformità degli standard qualitativi del servizio promessi o pubblicizzati; b) L’organizzatore o l’intermediario che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto a risarcire il danno sofferto dal turista, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti”;

– art. 47 (Danno da vacanza rovinata) “Nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza ai sensi dell’articolo 1455 del codice civile, il turista può chiedere, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta”.

La giurisprudenza della cassazione è conforme nello statuire che:

– “La prova del danno non patrimoniale da “vacanza rovinata”, inteso come disagio psico-fisico conseguente alla mancata realizzazione, in tutto o in parte, della vacanza programmata, è validamente fornita dal viaggiatore mediante dimostrazione dell’inadempimento del contratto di pacchetto turistico, non potendo formare oggetto di prova diretta gli stati psichici dell’attore, desumibili, peraltro, dalla mancata realizzazione della “finalità turistica” e dalla concreta realizzazione della “finalità turistica” e dalla concreta regolamentazione contrattuale delle attività e dei servizi prestati, essenziali alla realizzazione dello scopo vacanziero” (Cass. Sez. 3, Sentenza n.7256 dell’11/5/12).

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate, d’Ufficio, come in dispositivo, tenendo conto della somma liquidata, del Regolamento di cui al D.M. 55/14, entrato in vigore il 2/4/14, ed in particolare delle prescrizioni di cui agli artt. 1, 4 e 5, dell’attività processuale svolta, della difesa multipla e della prescrizione di cui all’ultimo comma dell’art. 91 c.p.c.

La sentenza è esecutiva ex lege.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da TIZIO e CAIA nei confronti della S.p.A. ZETA e della SOCIETA’ IPSILON, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:

1) accoglie parzialmente la domanda e, per l’effetto condanna la S.p.A. ZETA e la SOCIETA’ IPSILON, in persona dei rispettivi legali rapp.ti pro-tempore, in solido, al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dagli istanti TIZIO e CAIA, quantificati in € 600,00, oltre interessi dalla domanda fino al soddisfo;

2) condanna, altresì, le suddette convenute-contumace, in solido, al pagamento delle spese processuali che liquida nella complessiva somma di € 750,00, di cui € 150,00 per spese, € 600,00 per compensi professionali, oltre il 15% ex art. 2 D.M. n.55/14 – IVA e CPA se ed in quanto ricorrano i presupposti di legge per tale ripetibilità;

3) distrae la somma così liquidata per spese processuali a favore del procuratore anticipatario;

4) sentenza esecutiva ex lege.

Così decisa in Napoli e depositata in originale il giorno 8 giugno 2015.

IL GIUDICE DI PACE

                                                                           (Avv. Italo BRUNO)

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